Un gradito ritorno (FEBBRAIO 2021 – I pagina)

La crisi determinata dal Coronavirus ci accompagna ormai da quasi un anno. 

A Purim dello scorso anno le nostre vite sono cambiate sensibilmente. Da allora ci siamo abituati a tanti cambiamenti, grandi e piccoli. 

Anche la preghiera al Bet ha-keneset ha visto avvicendarsi nei mesi, dalla sua ripresa alla fine di maggio, varie diverse impostazioni, che in base alle circostanze erano considerate quelle più adatte per garantire la massima sicurezza. Per le tefillot sono stati utilizzati vari ambienti, il Tempio Grande, che ci ha consentito, per via delle sue dimensioni, di svolgere in sicurezza le tefillot nei mo’adim autunnali, la tensostruttura che è stata allestita per Kippur per garantire a tutti la possibilità di pregare in quella solenne circostanza, il cortile della scuola durante l’estate, e quando il clima non lo ha più consentito il centro sociale. 

L’unica costante che ci ha accompagnato in questi difficili mesi è stata il mancato utilizzo del Tempio piccolo, perché le sue caratteristiche non lo consentivano. La mancanza di una adeguata aerazione difatti rappresentava un ostacolo eccessivo per riunire un certo numero di persone per un periodo di tempo prolungato come quello delle tefillot. 

Per questo, già da alcuni mesi, la Comunità si è mobilitata per cercare una soluzione per ovviare a queste difficoltà. Dopo aver considerato varie ipotesi operative si è optato per l’installazione di un macchinario, una UTA (Unità di Trattamento dell’Aria), che garantisce un adeguato ricambio dell’aria all’interno dell’ambiente del Tempio piccolo, senza tuttavia introdurre aria fredda dall’esterno, cosa che nei mesi invernali avrebbe rappresentato un problema non da poco. 

Questa soluzione, che ci consente di tornare a utilizzare il Tempio piccolo, è quanto mai provvidenziale, per via del clima rigido delle ultime settimane. Il macchinario installato risponde sostanzialmente a due esigenze, una contingente, determinata dalla pandemia in corso, e una strutturale (l’umidità), che è stata acutizzata dal mancato utilizzo degli ambienti per un periodo prolungato. I tecnici ci hanno illustrato questo ultimo problema, che ha colpito gli ambienti del Tempio piccolo e che rientrerà gradualmente nel corso di alcuni mesi. Il macchinario installato, dal costo notevole, ha il vantaggio di non produrre un rumore eccessivo durante il suo funzionamento e di integrarsi piacevolmente all’interno degli ambienti. 

Tutti saranno senz’altro felici di poter tornare a pregare nel Tempio piccolo, e ciò rappresenterà anche un segnale che accompagnerà il graduale ritorno alla normalità, che tutti ci auguriamo possa completarsi quanto prima. Vari membri della Comunità sono stati già vaccinati, e molti altri lo saranno nei prossimi mesi, con l’auspicio che ciò possa essere un ausilio risolutivo, che ci consentirà di tornare quanto prima a fare ciò che amiamo. 

Rav Ariel Di Porto

Scuola di vita (GENNAIO 2021 – I pagina)

Gli ultimi mesi hanno sottoposto la nostra comunità a una durissima prova. Vari personaggi storici della vita comunitaria ci hanno lasciato, creando vuoti difficilmente colmabili. Questa situazione si sovrappone a quella difficilissima determinata dal COVID, che non sta risparmiando, ciascuno a modo proprio, nessuno. Nell’ultimo mese abbiamo salutato due donne che, a diverso titolo, hanno scritto delle pagine fondamentali per la nostra comunità e per la nostra scuola, mi riferisco evidentemente a Lucetta Jarach Guastalla e Nedelia Lolli Tedeschi, che tutti ricordiamo con affetto e che, proprio per via della situazione attuale, non abbiamo potuto ricordare come avremmo voluto e dovuto. In queste poche righe non ho il modo di descrivere quanto e come queste donne abbiano contribuito a crescere varie generazioni di ebrei torinesi. Sicuramente quanti stanno leggendo potranno raccontare degli aneddoti e illustrare delle iniziative che non ho avuto modo di conoscere, ma sono in grado di percepire distintamente una cosa: queste donne hanno dedicato una considerevole parte della propria vita, volontariamente e professionalmente, a un settore che giustamente e meritoriamente consideravano vitale per una comunità ebraica. Non credo che serva spiegare quale sia la funzione di una scuola per una comunità come la nostra. Negli ultimi decenni la ferma e condivisibile decisione di mantenere una scuola ebraica, a dispetto di numeri che avrebbero suggerito di adottare una politica differente, è il segno chiaro e innegabile della convinzione dell’utilità di un certo modello educativo, al quale Lucetta e Nedelia hanno senz’altro contribuito significativamente, per i nostri bambini. Un modello basato sull’inclusione, su una dialettica squisitamente ebraica, su valori solidi, che ha senza dubbio esercitato un’influenza importante non solo sulla nostra comunità, ma sull’intera città. Questi ultimi mesi sono stati molto difficili anche per i nostri bambini, perché per ovvi motivi sono stati privati in buona misura della dimensione comunitaria. La scuola ha garantito, fra mille difficoltà, una notevole continuità nella didattica. Non vediamo l’ora però di riabbracciare i nostri bambini nel bet ha-keneset. Una funzione importante della scuola è anche quella di fungere da ponte in questo senso. In questi mesi di apparente fermo si sono sviluppate varie iniziative di studio, che spero possano continuare ed anzi essere intensificate quando torneremo, mi auguro quanto prima, alla vita come la conoscevamo in precedenza. Sarà necessario l’impegno di tutti, perché, a dispetto delle dichiarazioni di intenti, non sarà semplice rimettere tutti i pezzi al proprio posto, e in questo senso l’esempio di Lucetta e Nedelia e del loro incrollabile impegno, potrà guidarci in questa nuova sfida. Sia il loro ricordo di benedizione.

Rav Ariel Di Porto

In memoria di Rav Sacks z”l (DICEMBRE 2020 – I pagina)

Dire che il 2020 sia stato un annus horribilis è un’affermazione di una banalità disarmante, ma se pensiamo ai personaggi di primissimo piano che il mondo ebraico ha perso a vari livelli, mondiale, nazionale e locale, non potremo che giungere, nostro malgrado, a questa scontata considerazione.  

Dopo la scomparsa di Rav Steinsaltz appena tre mesi fa, un altro gigante del mondo rabbinico, Rav Jonathan Sacks z”l, ci ha prematuramente lasciato, creando un vuoto che sarà difficile colmare.  

Cerco di spiegarmi meglio: Rav Sacks era capace di esprimere un approccio alle cose, almeno rapportandosi al mondo religioso contemporaneo, unico nel proprio genere, che arricchiva innegabilmente quanti entrassero a contatto con il suo pensiero, componendo in un quadro ammaliante universale e particolare.  

Rav Sacks aveva la capacità di elaborare dei messaggi pienamente ebraici avvalendosi delle categorie proprie dei più svariati ambiti dello scibile umano: letteratura, storia, filosofia, psicologia, tecnologia, neuroscienze. Ogni avvenimento di questo mondo aveva una propria lettura ebraica, e ogni episodio biblico trovava il suo corrispettivo nelle ultime novità della letteratura scientifica. Con la sua opera ha mostrato al pubblico ortodosso la compatibilità della vita moderna con la religiosità ebraica, e al mondo intero la dignità della tradizione ebraica, esprimendo delle idee chiare, con un linguaggio alto, ma comprensibile a tutti.  

Per molti anni è stato la voce ebraica più ascoltata al mondo, prendendo posizione, a volte anche in modo scomodo, su temi cruciali e a noi tutti cari come l’antisionismo, l’antisemitismo, l’identità ebraica, la centralità della famiglia, la crisi della società occidentale. Le sue riflessioni sui temi della responsabilità e della speranza sono illuminanti e ispirative. 

Per comprendere la portata e la vastità della sua influenza, basti pensare che a un festschrift in suo onore hanno preso parte, oltre a numerosi rabbanim e personalità di spicco del mondo ebraico, due dei principali filosofi degli ultimi decenni, Alasdaire MacIntyre e Charles Taylor.  

In Italia sono stati pubblicati due suoi volumi, che si interessano delle strategie da attuare per scongiurare lo scontro di culture e religioni, La dignità della differenza e Non nel nome di D. Il secondo libro in particolare fornisce una lettura molto affascinante di uno dei testi, a dispetto delle apparenze, più difficili all’interno della nostra tradizione, il libro di Bereshit, che gli era molto caro perché attraverso il proprio stile esprimeva l’idea fondamentale dell’ebraismo, che portiamo D. nel mondo per mezzo di atti e interazioni quotidiane. Spero che nei prossimi anni questo lavoro possa continuare, rendendo disponibili i numerosi volumi che Rav Sacks, con la sua sapiente eloquenza, ha scritto.  

Rav Sacks ha espresso molte idee degne di essere approfondite. Sicuramente per una generazione di insegnanti ha rappresentato un riferimento imprescindibile, e mi auguro che molti sappiano mettere a frutto quanto hanno appreso da lui. Come amava dire “i buoni leader creano seguaci, i grandi leader creano leader a propria volta”. 

Abbiamo perso uno dei personaggi più capaci e stimolanti nell’orizzonte intellettuale ebraico degli ultimi decenni, ma forti degli stimoli che abbiamo ricevuto dobbiamo raccogliere le forze per andare avanti e crescere sempre di più. Yehì zikhrò barukh, sia il suo ricordo di benedizione.  

 

Rav Ariel Di Porto

Nuova lista prodotti kasher ARI – giugno 2020

Nuova lista prodotti kasher ARI – giugno 2020 L’ARI, Assemblea Rabbinica Italiana, ha predisposto e tiene continuamente aggiornata una lista di prodotti kasher. Una importante caratteristica di questa lista è che non elenca solo prodotti certificati e con indicazione di kasherut sulla confezione, ma anche molti altri prodotti la cui kasherut risulta comunque accertata. Da certificazioni note, anche se non presenti sulla confezione, da altre liste analoghe o da specifiche comunicazioni dei vari rabbini. In tal modo la gamma dei prodotti sicuramente kasher che il consumatore può acquistare in negozi e supermercati viene notevolmente ampliata. Qui di seguito la lista aggiornata Kashrut ARI – Lista giugno 2020

Un’etica della responsabilità ambientale

Negli ultimi anni, il mese di gennaio è divenuto sempre di più un mese dedicato al rapporto della comunità con la città e il mondo circostante, per via delle numerose iniziative collegate alle due giornate istituzionalizzate del 17 e del 27 gennaio, la giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo fra Cattolici ed Ebrei e il Giorno della memoria.

La visita del Vescovo del 15 gennaio ha fatto registrare una buona presenza di pubblico, principalmente esterno alla Comunità, segno di un interesse costante, se non crescente, rivolto al mondo ebraico. Altrettanto posso dire della mia visita del 16 a Cuneo, nella quale una sala gremita ha seguito con partecipazione una mia lezione introduttiva al Cantico dei Cantici.

Desidero ringraziare poi coloro che si sono adoperati rappresentando la comunità nei vari appuntamenti che si sono svolti in questi giorni praticamente in tutta la regione.

Un appuntamento interno degno di nota nel mese di febbraio è il tradizionale seder di Tu BiShvat, che si terrà domenica 9 febbraio 2020 nel pomeriggio. La collocazione oraria inusuale è dettata dal desiderio di coinvolgere al massimo i bambini della comunità.

Fra le ricorrenze del nostro calendario, Tu BiShvat è quella che tocca più direttamente un tema di strettissima attualità, quello della salvaguardia ambientale. Apparentemente la Torà sembra disinteressarsi dalla questione, affrontandola esplicitamente solo in tempo di guerra, quando proibisce la distruzione, durante l’assedio di una città, degli alberi da frutto. Come è noto tuttavia i chakhamim hanno esteso notevolmente il principio (bal taschit) riferendolo a numerose altre realtà ed applicandolo anche in tempo di pace, ponendo in tal modo la base per un’etica che preveda una responsabilità ambientale. Circa il motivo di questo ampliamento Rav Sacks ritiene che vi sia la ricerca di una corrispondenza con altri aspetti della halakhah e del pensiero ebraico. La Torà mostra interesse rispetto a quell’ambito che chiameremmo al giorno d’oggi sostenibilità. Il riposo dello Shabbat, dell’anno sabbatico e del giubileo intendono porre dei limiti al perseguimento sfrenato della crescita economica. Queste limitazioni ci rendono consapevoli di essere delle creature, oltre che dei creatori, e ci fanno comprendere che la terra non appartiene a noi. La Torà pone varie limitazioni nel nostro uso del mondo animale e vegetale. Fornendo una visione di insieme Hirsch sostiene che esiste una sorta di giustizia sociale che si estende dalle relazioni umane a queste realtà, come se facessero parte di un’unica grande famiglia. Adam è stato posto nel giardino dell’Eden per lavorarlo e custodirlo. I verbi usati sono significativi: l’uomo deve mettersi al servizio della natura, e non solo sfruttarla, e deve proteggerla, divenendo consapevole di non essere il padrone della terra, vigilando responsabilmente.

La valutazione dell’impatto che l’uomo può esercitare sul mondo circostante è una scoperta tutto sommato recente. L’approccio dei chakhamim dovrebbe guidarci nell’elaborazione delle strategie necessarie per affrontare questa pericolosissima situazione.

Rav Ariel Di Porto

Un nuovo ristorante per Torino 

 

Dopo alcuni anni Torino torna ad avere un punto di ristorazione Kasher, Enò (via Galliari 12 – 011 6596031 – enotorino@gmail.com) . Ernesto Catalano, che negli ultimi mesi ha organizzato vari catering per festività familiari in comunità, ha fortemente voluto affrontare questa sfida, offrendo questa nuova interessante opportunità, per vivere dei momenti conviviali in un’atmosfera familiare. Una premessa importante: i numeri di Torino non consentono di costruire un servizio esclusivo che sia in grado di sostenersi da solo; il ristorante dispone pertanto di due cucine attrezzate, di cui solo una è kasher (di latte, chalav stam) e sotto il controllo costante della comunità. E’ indispensabile fare presente al personale di volersi avvalere del servizio kasher. Il servizio non viene offerto nei giorni di Shabbat e Mo’ed, e il lunedì, giorno di riposo settimanale. Ci sono due menù differenti che variano periodicamente, uno per il pranzo, che comprende anche delle pizze, e uno per la cena. E’ possibile prenotare pizze da asporto (anche di sera) e pasti sabbatici (entro il venerdì alle 10). L’augurio è che questa nuova iniziativa possa essere apprezzata dal pubblico ed avere il successo che si merita.

Note liete

Mazal tov a Tullio Levi per tanti anni Consigliere e Presidente della nostra Comunità in occasione del suo ottantesimo compleanno.

Nuova lista prodotti kasher ARI – novembre 2019

Nuova lista prodotti kasher ARI – novembre 2019

L’ARI, Assemblea Rabbinica Italiana, ha predisposto e tiene continuamente aggiornata una lista di prodotti kasher.

Una importante caratteristica di questa lista è che non elenca solo prodotti certificati e con indicazione di kasherut sulla confezione, ma anche molti altri prodotti la cui kasherut risulta comunque accertata. Da certificazioni note, anche se non presenti sulla confezione, da altre liste analoghe o da specifiche comunicazioni dei vari rabbini.

In tal modo la gamma dei prodotti sicuramente kasher che il consumatore può acquistare in negozi e supermercati viene notevolmente ampliata.

Qui di seguito la lista aggiornata

Kashrut ARI – Lista 2019 – 11

Novità su prodotti Bauli e Motta

L’ARI ora comunica che i prodotti BAULI e MOTTA elencati a pag. 83 della lista sono da considerare kasher – chalavi (chalav Akum – latte non controllato), anche se privi di marchio di kasherut, purché prodotti nello stabilimento di Castel d’Azzano (con ultima lettera V del codice sulla confezione).

“Le Mitzwòt… grazie all’idea etica da cui sono pervase, possono servire a forgiare il carattere morale dell’Ebreo, purché esse non siano considerate fine a se stesse, ma mezzo di educazione e di elevazione di un vivere sociale illuminato dall’idea etica di D…”. In queste parole, tratte dal primo capitolo del suo “Il valore etico delle Mitzwòt”, Rav Sergio Yosef Sierra riassume l’insegnamento di una vita. Ebbi il privilegio di conoscere il Maestro nell’estate del ’79, allorché fui chiamato a leggere alcune Parashot nel nostro Bet ha-Kenesset. All’epoca frequentavo il Liceo a Milano e si doveva raggiungere Torino per intraprendere gli studi rabbinici. Fu così che per alcuni anni venivo qui due o tre giorni alla settimana per studiare sotto la guida sapiente di Rav Sierra. Ricordo in particolare gli esami, che si svolgevano la domenica mattina presto nella sua casa di Via Pietro Giuria insieme a Rav Curt Arndt e a Adi Schlichter z.l. Partivo da Milano con il buio e venivo puntualmente accolto dalla Sig.ra Ornella con una tazza di caffelatte bollente.

Rav Sierra era nato a Roma il 21 dicembre 1923. Laureato in lettere alla Sapienza e al Collegio Rabbinico di Roma, fu Rabbino a Bologna dal 1948 fino al dicembre 1959. E’ tuttora vivo negli Ebrei bolognesi il ricordo dell’impegno che Rav Sierra aveva profuso in quegli anni per la ricostruzione della Comunità. Sono gli anni della formazione di allievi come Alfredo Mordekhay Rabello, futuro docente di diritto all’Università Ebraica di  Gerusalemme, che molto tempo dopo avrebbe scritto: “Il fatto che non pochi allievi di quegli anni ci siamo ritrovati a vivere in Eretz Israel… è certamente uno dei segni migliori che l’insegnamento del nostro Morè è stato recepito nei nostri cuori”.

Dal 1960 al 1985 è stato Rabbino Capo della nostra Comunità, docente e poi direttore della Scuola Rabbinica Margulies-Disegni. Anche in questi incarichi, come nella docenza universitaria in letteratura ebraica presso gli atenei di Torino e Genova, “fece molti discepoli”. Insieme a Rav Giuseppe Momigliano di Genova io sono stato forse l’ultimo di una lunga schiera. Testimonianza eloquente di ciò si ha nella corposa miscellanea di studi ebraici che Gli dedicammo per il suo 75° compleanno il Prof. Rabello, il Prof. Felice Israel suo allievo e successore all’Università di Genova ed il sottoscritto nel 1998. Oltre alla trasmissione orale molto si dedicò alla parola scritta, contribuendo a prestigiose riviste in ogni campo del sapere ebraico. Nel 1979 era stato fra i co-fondatori dell’Associazione Italiana per lo Studio del Giudaismo. Ritiratosi dalla cattedra rabbinica fu Presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia dal 1987 al 1992, prima di compiere la Sua ‘aliyah in Israel dove vivono due dei tre figli e diversi nipoti. Zekher tzaddiq li-brakhah: “il ricordo del Giusto sia in benedizione”.

Alberto Moshe Somekh

(Dal ricordo pronunciato nel Bet ha-Kenesset di Torino il 1° dicembre 2009 – 14 kislew 5770, giorno della scomparsa e della sepoltura di Rav Sergio Yossef Sierra, menuchatò be-gan ‘Eden).

Chatanim 5780

Auguri affettuosi da parte del Consiglio e da tutta la Comunità al Chatan Torah Simone Disegni e al Chatan Bereshit Sandro Rimini. Li ringraziamo in particolare per avere promosso una sottoscrizione per il progetto i-TaLAM, nuova piattaforma digitale dalle grandi potenzialità per l’apprendimento di base e l’approfondimento della lingua ebraica e dell’ebraismo presso la nostra Scuola. Per contribuire è possibile effettuare una donazione alla Comunità Ebraica di Torino IBAN: IT29S 03069 09606 10000000 2570  indicando la causale “Sottoscrizione Chatanim 5780”