Nuova lista prodotti kasher ARI – giugno 2020

Nuova lista prodotti kasher ARI – giugno 2020 L’ARI, Assemblea Rabbinica Italiana, ha predisposto e tiene continuamente aggiornata una lista di prodotti kasher. Una importante caratteristica di questa lista è che non elenca solo prodotti certificati e con indicazione di kasherut sulla confezione, ma anche molti altri prodotti la cui kasherut risulta comunque accertata. Da certificazioni note, anche se non presenti sulla confezione, da altre liste analoghe o da specifiche comunicazioni dei vari rabbini. In tal modo la gamma dei prodotti sicuramente kasher che il consumatore può acquistare in negozi e supermercati viene notevolmente ampliata. Qui di seguito la lista aggiornata Kashrut ARI – Lista giugno 2020

Un’etica della responsabilità ambientale

Negli ultimi anni, il mese di gennaio è divenuto sempre di più un mese dedicato al rapporto della comunità con la città e il mondo circostante, per via delle numerose iniziative collegate alle due giornate istituzionalizzate del 17 e del 27 gennaio, la giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo fra Cattolici ed Ebrei e il Giorno della memoria.

La visita del Vescovo del 15 gennaio ha fatto registrare una buona presenza di pubblico, principalmente esterno alla Comunità, segno di un interesse costante, se non crescente, rivolto al mondo ebraico. Altrettanto posso dire della mia visita del 16 a Cuneo, nella quale una sala gremita ha seguito con partecipazione una mia lezione introduttiva al Cantico dei Cantici.

Desidero ringraziare poi coloro che si sono adoperati rappresentando la comunità nei vari appuntamenti che si sono svolti in questi giorni praticamente in tutta la regione.

Un appuntamento interno degno di nota nel mese di febbraio è il tradizionale seder di Tu BiShvat, che si terrà domenica 9 febbraio 2020 nel pomeriggio. La collocazione oraria inusuale è dettata dal desiderio di coinvolgere al massimo i bambini della comunità.

Fra le ricorrenze del nostro calendario, Tu BiShvat è quella che tocca più direttamente un tema di strettissima attualità, quello della salvaguardia ambientale. Apparentemente la Torà sembra disinteressarsi dalla questione, affrontandola esplicitamente solo in tempo di guerra, quando proibisce la distruzione, durante l’assedio di una città, degli alberi da frutto. Come è noto tuttavia i chakhamim hanno esteso notevolmente il principio (bal taschit) riferendolo a numerose altre realtà ed applicandolo anche in tempo di pace, ponendo in tal modo la base per un’etica che preveda una responsabilità ambientale. Circa il motivo di questo ampliamento Rav Sacks ritiene che vi sia la ricerca di una corrispondenza con altri aspetti della halakhah e del pensiero ebraico. La Torà mostra interesse rispetto a quell’ambito che chiameremmo al giorno d’oggi sostenibilità. Il riposo dello Shabbat, dell’anno sabbatico e del giubileo intendono porre dei limiti al perseguimento sfrenato della crescita economica. Queste limitazioni ci rendono consapevoli di essere delle creature, oltre che dei creatori, e ci fanno comprendere che la terra non appartiene a noi. La Torà pone varie limitazioni nel nostro uso del mondo animale e vegetale. Fornendo una visione di insieme Hirsch sostiene che esiste una sorta di giustizia sociale che si estende dalle relazioni umane a queste realtà, come se facessero parte di un’unica grande famiglia. Adam è stato posto nel giardino dell’Eden per lavorarlo e custodirlo. I verbi usati sono significativi: l’uomo deve mettersi al servizio della natura, e non solo sfruttarla, e deve proteggerla, divenendo consapevole di non essere il padrone della terra, vigilando responsabilmente.

La valutazione dell’impatto che l’uomo può esercitare sul mondo circostante è una scoperta tutto sommato recente. L’approccio dei chakhamim dovrebbe guidarci nell’elaborazione delle strategie necessarie per affrontare questa pericolosissima situazione.

Rav Ariel Di Porto

Un nuovo ristorante per Torino 

 

Dopo alcuni anni Torino torna ad avere un punto di ristorazione Kasher, Enò (via Galliari 12 – 011 6596031 – enotorino@gmail.com) . Ernesto Catalano, che negli ultimi mesi ha organizzato vari catering per festività familiari in comunità, ha fortemente voluto affrontare questa sfida, offrendo questa nuova interessante opportunità, per vivere dei momenti conviviali in un’atmosfera familiare. Una premessa importante: i numeri di Torino non consentono di costruire un servizio esclusivo che sia in grado di sostenersi da solo; il ristorante dispone pertanto di due cucine attrezzate, di cui solo una è kasher (di latte, chalav stam) e sotto il controllo costante della comunità. E’ indispensabile fare presente al personale di volersi avvalere del servizio kasher. Il servizio non viene offerto nei giorni di Shabbat e Mo’ed, e il lunedì, giorno di riposo settimanale. Ci sono due menù differenti che variano periodicamente, uno per il pranzo, che comprende anche delle pizze, e uno per la cena. E’ possibile prenotare pizze da asporto (anche di sera) e pasti sabbatici (entro il venerdì alle 10). L’augurio è che questa nuova iniziativa possa essere apprezzata dal pubblico ed avere il successo che si merita.

Note liete

Mazal tov a Tullio Levi per tanti anni Consigliere e Presidente della nostra Comunità in occasione del suo ottantesimo compleanno.

Nuova lista prodotti kasher ARI – novembre 2019

Nuova lista prodotti kasher ARI – novembre 2019

L’ARI, Assemblea Rabbinica Italiana, ha predisposto e tiene continuamente aggiornata una lista di prodotti kasher.

Una importante caratteristica di questa lista è che non elenca solo prodotti certificati e con indicazione di kasherut sulla confezione, ma anche molti altri prodotti la cui kasherut risulta comunque accertata. Da certificazioni note, anche se non presenti sulla confezione, da altre liste analoghe o da specifiche comunicazioni dei vari rabbini.

In tal modo la gamma dei prodotti sicuramente kasher che il consumatore può acquistare in negozi e supermercati viene notevolmente ampliata.

Qui di seguito la lista aggiornata

Kashrut ARI – Lista 2019 – 11

Novità su prodotti Bauli e Motta

L’ARI ora comunica che i prodotti BAULI e MOTTA elencati a pag. 83 della lista sono da considerare kasher – chalavi (chalav Akum – latte non controllato), anche se privi di marchio di kasherut, purché prodotti nello stabilimento di Castel d’Azzano (con ultima lettera V del codice sulla confezione).

Note liete – DICEMBRE 2019

Un affettuoso mazal tov a Beniamino Parenzo e Miriam Sofia per il loro matrimonio celebrato a Padova il 31 ottobre 2019 (2 cheshvan 5780). Un sentito ringraziamento a loro per aver richiesto, al posto dei regali, offerte per supporti alla didattica nella nostra scuola. Una scelta importante e significativa.

 

L’amore più alto

L’amore più alto La storia di Chanukkà pone delle domande che trascendono il tempo in cui eventi si sono svolti. Rav Kook, commentando il secondo capitolo del trattato di Shabbat, che contiene le norme di Chanukkà, si concentra su una famosa discussione fra la scuola di Shammay e la scuola di Hillel sul modo migliore di accendere i lumi di Chanukkà. Esistono infatti vari livelli nella pratica di questa mitzwà. Il livello più alto, che è quello che pratichiamo abitualmente, prevede che si accenda un numero di lumi variabile in basi ai giorni della festa, per la scuola di Shammay in ordine decrescente, mentre per la scuola di Hillel in ordine crescente. La scuola di Shammay paragona i lumi di Chanukkà ai settanta tori che venivano offerti nel santuario durante Sukkot (13 il primo giorno, 12 il secondo e così via); per la scuola di Hillel “si sale in santità e non si scende”. Qual è la base filosofica di questo disaccordo? La lotta fra i Maccabei e gli ellenisti non era solo una lotta per l’indipendenza politica. Si trattava principalmente del confronto fra due culture, una che si interessava principalmente dei piaceri della vita e si esprimeva la propria immaginazione in modo disinibito nell’arte e nella letteratura, l’altra che si concentrava sulla purezza e sulla santità. I lumi di Chanukkà hanno un aspetto particolare rispetto ad altre mitzwot. Si tratta di una mitzwà che riguarda la casa (ner ish uvetò). Solo nella casa, all’interno della vita familiare, si può percepire la santità speciale di Israele. C’è un livello più alto in cui gli individui sono in grado di esprimere questi valori da soli, accendendo ciascuno la propria luce, perché la Torà accompagna tutte le loro azioni. C’è tuttavia un livello ancora superiore, quello di coloro che indirizzano i propri sforzi alla realizzazione della volontà divina nel mondo. Qual è però la volontà divina? Su questo sono in disaccordo le due scuole. Perché D. ha creato tante nazioni? Di sicuro affinché venissero elevate. Secondo questo punto di vista scopo del popolo ebraico è ispirare queste nazioni. E’ necessario seguire la Torà e le mitzwot principalmente per apportare beneficio a tutta l’umanità. L’altro approccio ritiene invece che si debba amare ciò che è buono perché è buono. E’ fondamentale sviluppare la predisposizione naturale di Israele alla santità. Non conta la quantità, ma la qualità. Il legame con la discussione fra le scuole è il seguente: con il tempo, per mezzo dell’influenza di Israele sulle altre nazioni, la diversificazione fra le nazioni diminuirà, man mano che queste acquisiranno la predisposizione alla santità. La storia di Chanukkà serve a descrivere un lunghissimo processo storico: il confronto con la grecità ha accresciuto l’influenza di Israele sulle altre nazioni. Rese gli altri edotti sui valori della Torà. La diminuzione dei lumi risponde al processo di elevazione e unificazione del mondo. Secondo la scuola di Hillel c’è di più. Israele non è solo uno strumento di elevazione del mondo. Ciò che è fondamentale è raggiungere il livello più alto possibile, e in questa corsa, pur partendo in vantaggio, Israele deve concentrare i propri sforzi. Le durissime prove alle quali Israele è stato sottoposto nella storia non hanno fatto altro che forgiarlo. Questa crescita è, in base a questa visione, lo scopo finale del mondo. Il punto non è l’unificazione dell’umanità in una certa idea, ma l’accrescimento e la moltiplicazione delle luci, che raggiungono le varie nazioni in base alle proprie caratteristiche speciali. Yehudah ha-Levì parlava di Israele come del cuore fra le nazioni. Per esemplificare la discussione fra la scuola di Shammay e Hillel è possibile renderla così: il cuore dipende dalle altre parti del corpo perché dà loro vita o il cuore è il centro del corpo, perché è protetto e sostenuto dal resto del corpo? Come dice il Talmud, “queste e queste sono parole del D. vivente”. Chanukkà Sameach a tutti! Ariel Di Porto

“Le Mitzwòt… grazie all’idea etica da cui sono pervase, possono servire a forgiare il carattere morale dell’Ebreo, purché esse non siano considerate fine a se stesse, ma mezzo di educazione e di elevazione di un vivere sociale illuminato dall’idea etica di D…”. In queste parole, tratte dal primo capitolo del suo “Il valore etico delle Mitzwòt”, Rav Sergio Yosef Sierra riassume l’insegnamento di una vita. Ebbi il privilegio di conoscere il Maestro nell’estate del ’79, allorché fui chiamato a leggere alcune Parashot nel nostro Bet ha-Kenesset. All’epoca frequentavo il Liceo a Milano e si doveva raggiungere Torino per intraprendere gli studi rabbinici. Fu così che per alcuni anni venivo qui due o tre giorni alla settimana per studiare sotto la guida sapiente di Rav Sierra. Ricordo in particolare gli esami, che si svolgevano la domenica mattina presto nella sua casa di Via Pietro Giuria insieme a Rav Curt Arndt e a Adi Schlichter z.l. Partivo da Milano con il buio e venivo puntualmente accolto dalla Sig.ra Ornella con una tazza di caffelatte bollente.

Rav Sierra era nato a Roma il 21 dicembre 1923. Laureato in lettere alla Sapienza e al Collegio Rabbinico di Roma, fu Rabbino a Bologna dal 1948 fino al dicembre 1959. E’ tuttora vivo negli Ebrei bolognesi il ricordo dell’impegno che Rav Sierra aveva profuso in quegli anni per la ricostruzione della Comunità. Sono gli anni della formazione di allievi come Alfredo Mordekhay Rabello, futuro docente di diritto all’Università Ebraica di  Gerusalemme, che molto tempo dopo avrebbe scritto: “Il fatto che non pochi allievi di quegli anni ci siamo ritrovati a vivere in Eretz Israel… è certamente uno dei segni migliori che l’insegnamento del nostro Morè è stato recepito nei nostri cuori”.

Dal 1960 al 1985 è stato Rabbino Capo della nostra Comunità, docente e poi direttore della Scuola Rabbinica Margulies-Disegni. Anche in questi incarichi, come nella docenza universitaria in letteratura ebraica presso gli atenei di Torino e Genova, “fece molti discepoli”. Insieme a Rav Giuseppe Momigliano di Genova io sono stato forse l’ultimo di una lunga schiera. Testimonianza eloquente di ciò si ha nella corposa miscellanea di studi ebraici che Gli dedicammo per il suo 75° compleanno il Prof. Rabello, il Prof. Felice Israel suo allievo e successore all’Università di Genova ed il sottoscritto nel 1998. Oltre alla trasmissione orale molto si dedicò alla parola scritta, contribuendo a prestigiose riviste in ogni campo del sapere ebraico. Nel 1979 era stato fra i co-fondatori dell’Associazione Italiana per lo Studio del Giudaismo. Ritiratosi dalla cattedra rabbinica fu Presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia dal 1987 al 1992, prima di compiere la Sua ‘aliyah in Israel dove vivono due dei tre figli e diversi nipoti. Zekher tzaddiq li-brakhah: “il ricordo del Giusto sia in benedizione”.

Alberto Moshe Somekh

(Dal ricordo pronunciato nel Bet ha-Kenesset di Torino il 1° dicembre 2009 – 14 kislew 5770, giorno della scomparsa e della sepoltura di Rav Sergio Yossef Sierra, menuchatò be-gan ‘Eden).

Chatanim 5780

Auguri affettuosi da parte del Consiglio e da tutta la Comunità al Chatan Torah Simone Disegni e al Chatan Bereshit Sandro Rimini. Li ringraziamo in particolare per avere promosso una sottoscrizione per il progetto i-TaLAM, nuova piattaforma digitale dalle grandi potenzialità per l’apprendimento di base e l’approfondimento della lingua ebraica e dell’ebraismo presso la nostra Scuola. Per contribuire è possibile effettuare una donazione alla Comunità Ebraica di Torino IBAN: IT29S 03069 09606 10000000 2570  indicando la causale “Sottoscrizione Chatanim 5780”

Con la mente e con il cuore!

In vista dei mo’adim volevo condividere con voi un pensiero di Rav Kook, apparso nel volume Moadè ha-Re’iah di Rav Moshè Zevì Neriah.

Come è noto, la mitzwà principale di Rosh ha-shanà, chiamato nella Torà Yom teru’à, il giorno del suono, è quella dello Shofar. Nella pratica si alternano tre suoni differenti, teqi’à, un suono piano, teru’à e shevarim. Questi ultimi due suoni sono frutto della riflessione dei chakhamìm.

La natura della teru’à nel Talmud (Rosh hashanà 34a) è infatti oggetto di discussione. Il dubbio è se sia costituita da suoni prolungati, il suono che chiamiamo shevarìm, o spezzettati, quello che chiamiamo teru’à.

Tali suoni corrispondono a stati d’animo differenti, il primo al lamento di un animo preso dal rimorso e dal rimpianto, il secondo al lamento incontrollato di una persona angosciata.

Perché questa discussione è significativa? Se consideriamo i processi trasformativi nella persona, troviamo due modelli fondamentali. Alcuni cambiano in seguito a una decisione razionale. Capiscono che c’è qualcosa di sbagliato nelle loro vite e decidono di correggerlo. Per altri il cambiamento proviene dal cuore. La loro vita non è stata in grado di soddisfare le aspirazioni del cuore, e per questo vogliono cambiare.

Possiamo chiederci: qual è lo stimolo fondamentale per avviare il processo di teshuvà? La crescita spirituale viene dal cuore o dal cervello?

Questo è il dubbio circa la natura della teru’à. Il suono dello Shofar secondo Maimonide (Hilkhot Teshuvà 3,4) è un richiamo al cambiamento nelle nostre vite. Noi dormienti dobbiamo svegliarci dal nostro sonno, esaminare la nostra condotta e ricordarci del nostro Creatore. Come rispondere a questa chiamata? Con il cuore o con il cervello? Risposta difficile.

Vi è tuttavia una terza possibilità, che combina i due suoni, il lamento e il pianto incontrollato. Questa è la forma più completa di teshuvà. La riflessione razionale da cui tutto parte è guidata poi dalle emozioni. Le emozioni lasciano un segno più profondo sull’anima, ma le emozioni, da sole, non sono in grado di fornire un’influenza duratura. Serve la guida del cervello.

Il Salmista (89,16) afferma “Felicità al popolo che sa sonare lo Sciofar in Tuo onore, o Signore, e che procede alla luce che emana dalla Tua faccia”. Cosa c’è di tanto grandioso nel saper suonare lo Shofar? Il senso del verso secondo Rav Kook è un altro: quando comprendiamo il vero senso della Teru’à, quando siamo in grado di utilizzare correttamente il pensiero razionale e le emozioni, possiamo basare la nostra teshuvà su entrambi gli aspetti, e potremo seguire un percorso di vita illuminato dalla luce divina.

Prepariamoci pertanto con la mente e con il cuore ad affrontare questi giorni; auguro che possano indirizzare correttamente le nostre vite. Shanà Tovà umetuqà a tutti voi e alle vostre famiglie!  

Rav Ariel Di Porto

“I sapienti sono destinati a diffondere la pace nel mondo. (Talmud berahot 64 a)

Ricorda la scuola ebraica di Torino nella tua salita a Sefer.