3 Giugno 2026

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Anticorpi democratici non è un titolo a caso: è il primo di due eventi pubblici promossi dall'UCEI sul disegno di legge per il contrasto all'antisemitismo, che si è tenuto a Torino, al Centro sociale, la sera del 25 maggio. Torino è diventata in questi mesi uno dei luoghi più esposti dal punto di vista dell’antisemitismo. Di Sara Levi Sacerdotti.

Anticorpi democratici non è un titolo a caso: è il primo di due eventi pubblici promossi dall’UCEI sul disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo, che si è tenuto a Torino, al Centro sociale, la sera del 25 maggio. Torino è diventata in questi mesi uno dei luoghi più esposti dal punto di vista dell’antisemitismo.
Il secondo appuntamento del ciclo si terrà a Roma. In entrambe le occasioni, l’obiettivo non è soltanto illustrare il contenuto del provvedimento con i suoi principali estensori, ma costruire rete: mettere in dialogo realtà associative, accademiche e civili che già esistono e che condividono con l’UCEI la convinzione che l’antisemitismo abbia una specificità storica e fenomenologica che non può essere ricondotta a categorie generali, e che proprio per questo richieda strumenti dedicati, chiari e condivisi.
Il motivo per cui è stata scelta Torino è simbolico perché il 15 maggio 2025, al Campus Luigi Einaudi dell’Università di Torino, un gruppo di sedicenti pro-Pal ha fatto irruzione nell’aula dove era in programma l’evento “Per le Università come luogo di democrazia e di contrasto all’antisemitismo”, promosso dalle associazioni firmatarie del Manifesto Nazionale per il Diritto allo Studio — tra cui l’Unione Giovani Ebrei d’Italia — con insulti, minacce, sputi e aggressioni fisiche ai relatori e agli organizzatori. La conferenza non è mai iniziata. Il presidente dell’UGEI Luca Spizzichino ha raccontato di essersi visto strappare la spilletta per gli ostaggi e di aver subito tentativi di farlo cadere, descrivendo quanto accaduto come “il momento più basso nelle università italiane”, in cui si è “superata una linea rossa” e sdoganata la violenza fisica. Non sono mancati sputi in faccia e altre aggressioni. Prima ancora, gli studenti dei collettivi Cambiare Rotta e Progetto Palestina avevano fatto irruzione durante la seduta del Senato accademico dell’Università di Torino. Poi, nel novembre 2025, decine di manifestanti pro-Pal hanno fatto irruzione nella redazione torinese de La Stampa, quasi vuota per via dello sciopero dei giornalisti, imbrattando i muri con scritte, rovesciando letame e devastando postazioni.
È in questo contesto che il disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo, approvato dal Senato e ora all’esame della Camera, acquista tutto il suo peso e soprattutto rappresenta una risposta concreta rispetto alla prevenzione di atti di antisemitismo, rafforzando gli strumenti e presidi esistenti con un maggior coordinamento: una legge organica che interviene in maniera coordinata su tutti i settori dove l’antisemitismo si manifesta ad oggi (tra cui scuola, università, forze di polizia ecc..).
Come ha sottolineato la senatrice Malpezzi durante la serata del 25 maggio, “il ddl è una messa a sistema di leggi esistenti, con un accento in più sulla prevenzione e sul monitoraggio”; per prevenzione si intende quindi il coinvolgimento di scuole, università, gruppi associativi di varia natura.
Inoltre i parlamentari presenti, ossia l’On. Piero Fassino (PD), l’On. Andrea Orsini (FI), l’On. Alessandro Giglio Vigna (Lega) e la Senatrice Simona Flavia Malpezzi (PD), oltre a rappresentare i due rami del Parlamento e dunque illustrare la legge come un passaggio tra le due camere, hanno spiegato che è un ddl importante anche per il proficuo dialogo istituzionale che ne è emerso. Il testo è stato infatti modificato significativamente, rimuovendo ogni contenuto penale e sanzionatorio proprio per consentire di giungere ad una approvazione con una maggioranza più ampia possibile, come da invito della Senatrice Liliana Segre.
L’UCEI ha accompagnato questo percorso in Senato ed ora alla Camera con un contributo scritto depositato dinanzi alla Ia Commissione Affari Costituzionali, che riprende integralmente le posizioni espresse dalla Presidente Noemi Di Segni nell’audizione al Senato del 15 gennaio 2026. Al centro del provvedimento — e del dibattito — vi è l’adozione della definizione operativa di antisemitismo elaborata dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) ai soli fini delle disposizioni della legge stessa. Una scelta non simbolica né arbitraria, essendo la definizione già stata recepita e alla base di tutte le politiche sull’antisemitismo degli ultimi sei anni in Italia: dal 2020 quella definizione è l’architrave delle politiche pubbliche italiane in materia, recepita dal Consiglio dei Ministri Conte II, utilizzata nelle Linee guida del Ministero dell’Istruzione del 2021 del Governo Draghi e unica definizione usata nelle Global Guidelines for Countering Antisemitism sottoscritte nel luglio 2024 dal coordinatore per la lotta all’antisemitismo Angelosanto. La definizione IHRA è necessaria perché l’antisemitismo non è una forma generica di razzismo: ha una fenomenologia propria — la teoria del complotto, la negazione della Shoah, l’antisionismo che si converte in odio verso gli ebrei in quanto tali — che richiede strumenti definitòri dedicati. Il testo circoscrive l’applicazione della definizione alle sole disposizioni di legge, salvaguardando esplicitamente la libertà di critica politica.
L’urgenza è confermata dai numeri: nel solo 2025 il CDEC ha registrato oltre novecento episodi di antisemitismo tra insulti, minacce, vandalismi, aggressioni e contenuti online. Un fenomeno che non scompare ma riemerge — come dimostra, in questi giorni, quanto accaduto a Roma: il coordinamento del Roma Pride ha negato a Keshet Italia, l’unica associazione LGBTQIA+ ebraica italiana, prima l’accesso al coordinamento e poi persino la possibilità di sfilare con un proprio carro. L’UCEI ha espresso forte preoccupazione, sottolineando come la scelta subordinasse la partecipazione di associazioni ebraiche all’adesione preventiva a specifiche posizioni politiche, in contrasto con i principi di pluralismo e inclusione che sono il fondamento stesso delle manifestazioni Pride.
È esattamente questo meccanismo — l’antisemitismo che si maschera da posizionamento politico — che il DDL intende nominare, riconoscere e contrastare.
L’UCEI, nelle dichiarazioni della sua Presidente Livia Ottolenghi auspica una rapida conclusione dell’iter parlamentare da parte della Camera dei deputati.

Sara Levi Sacerdotti

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