21 Luglio 2026

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Si sono svolti a Roma, il 12 luglio, gli Stati Generali dell’Ebraismo, volti a definire le priorità dell’ebraismo italiano nei prossimi anni. Di Sara Levi Sacerdotti.

Si sono svolti a Roma, il 12 luglio, gli Stati Generali dell’Ebraismo, volti a definire le priorità dell’ebraismo italiano nei prossimi anni.
Già dal programma si evince che una scelta è stata fatta: la priorità sono i nostri giovani, i nostri ragazzi. Ragazzi che, al momento, sono fortemente in difficoltà nelle università e nei licei; ragazzi che hanno bisogno di una rete per sentirsi più forti; ragazzi che hanno bisogno di formazione e di scambi, difficili in tempi normali e ancora più difficili in tempi di antisemitismo crescente.
La presidente dell’UCEI, in un’intervista a Pagine Ebraiche, spiega che i giovani sono stati messi al centro perché «il 7 ottobre ha rappresentato uno spartiacque che ha sconvolto le certezze della comunità ebraica, rendendo necessario ripartire dalle proprie radici e rafforzare la consapevolezza dell’identità ebraica, soprattutto tra i giovani, affinché siano protagonisti del proprio racconto. In un contesto segnato dal ritorno dell’antisemitismo e da una crescente delegittimazione dell’ebraismo e di Israele, il dibattito pubblico è spesso dominato da pregiudizi, semplificazioni e test ideologici che limitano il confronto».
Identità, persone, voce, impatto e futuro: sono i cinque temi lungo i quali si è sviluppata la seconda parte degli Stati Generali di domenica a Roma. Cinque tavoli, anche in questo caso con rappresentanti dell’UCEI e dell’associazionismo ebraico, chiamati separatamente a discutere ed elaborare proposte, poi presentate e discusse, nel secondo pomeriggio, dagli Stati Generali al completo.
Per quanto concerne il tavolo Identità, al quale ho partecipato e che è stato coordinato da Rav Ariel Di Porto, si è cercato di dare una declinazione concreta al recupero di un’identità collettiva. Lingua, attività sociali, formazione e occasioni di incontro possono costituire un progetto comune capace di rafforzare identità e relazioni. Le Comunità, soprattutto le più piccole, non devono sentirsi isolate. L’UCEI può fungere da ponte e da coordinamento, offrendo linee guida, strumenti condivisi e un contenitore nazionale, senza imporre modelli, ma favorendo lo scambio di esperienze e buone pratiche. Lo scambio tra Comunità è essenziale per rafforzare la rete: l’Unione può facilitare il dialogo, collegare i territori e sostenere chi ha meno risorse, diffondendo progetti già sperimentati.
Accanto alle attività locali, si possono organizzare uno o due incontri nazionali annuali per ragazzi e genitori, con funzione educativa e aggregativa, per garantire continuità ai percorsi.
La proposta si basa sulla complementarità tra livelli: l’UCEI offre una cornice e strumenti, mentre le Comunità mettono a disposizione la conoscenza dei territori e dei bisogni. Questa è, sostanzialmente, la proposta emersa dal tavolo e presentata in plenaria, e mi sembra un’idea alla quale anche la Comunità di Torino possa aderire.
Gli altri tavoli hanno discusso di formazione rabbinica, formazione della leadership per le Comunità ebraiche, grandi difficoltà nell’ambito dell’informazione e, quindi, della necessità di agire attraverso incontri mirati per categorie professionali; dell’impatto del post 7 ottobre sugli iscritti alle Comunità e dei fenomeni di neomarranesimo, ossia della tendenza a nascondersi e a non rivelare la propria identità per paura.
Insomma, gli spunti sono moltissimi e credo che, in un gioco di squadra fra micro e macro, si possa riuscire, non certo a risolvere il clima tetro, ma almeno a disporre di strumenti e risorse personali e collettive che, mi auguro, aiutino ad affrontare la quotidianità con minore solitudine.
Come ha sintetizzato Livia Ottolenghi, rispondendo alla domanda del giovanissimo giornalista Ruben Caivano, che chiedeva quale sarebbe stata la parola di sintesi degli Stati Generali: autostima.

Sara Levi Sacerdotti

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