Assemblea Nazionale di Sinistra per Israele
Siamo una realtà relativamente piccola ma con un ruolo molto importante perché facciamo quello che nessun altro in questo momento sta facendo: politica e non ideologia. Questo il senso di molti degli interventi che si sono succeduti all’Assemblea Nazionale di Sinistra per Israele due popoli due stati che si è tenuta a Milano domenica 24 maggio.
Alla relazione introduttiva del Presidente Emanuele Fiano è seguito l’intervento di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo. Il collegamento in diretta con Yair Golan, leader del Partito Democratico israeliano, ha dato una chiara dimostrazione dell’impegno prioritario che Sinistra per Israele si assume nei prossimi mesi, fino alle elezioni israeliane: sostenere in tutti i modi la sinistra israeliana, e in generale l’opposizione al governo attuale, e fare tutto ciò che è in suo potere perché sia e si senta supportata, e non avversata, dalle sinistre italiane ed europee.
Nel dibattito pomeridiano è emerso dunque l’orgoglio per i traguardi raggiunti (iscrizioni in aumento, nuove sezioni che si sono formate e si stanno formando, un grande numero di iniziative ed eventi realizzati con successo), ma anche solitudine, delusione, rabbia, sconforto: i sentimenti comuni e condivisi provati da molte persone di sinistra rispetto al modo in cui una vasta porzione della propria parte politica parla e agisce riguardo al conflitto israelo-palestinese (anzi, come è stato notato giustamente, è già un errore definirlo così trascurando il ruolo degli altri attori nella regione). Posizioni lontanissime da ciò che dovrebbe essere la sinistra: appoggio incondizionato oppure odio altrettanto incondizionato non verso questa o quella ideologia ma verso interi popoli, i cui singoli individui sono giudicati in base alla loro nascita, indipendentemente dalle loro opinioni e dalle loro azioni: una lettura manichea, come l’ha definita Emanuele Fiano, secondo cui ormai non esistono più due popoli, due memorie, due diritti nazionali, ma soltanto il male assoluto da una parte e il bene assoluto dall’altra. Di fatto una forma di razzismo, dunque, che sfocia nell’adesione acritica a ideologie totalitarie che si possono senz’altro definire fasciste. Una sinistra che sembra aver abbandonato i suoi stessi valori, è stato detto da molti. Un segnale inquietante è ciò che è successo a Milano il 25 aprile, con la Brigata Ebraica e Sinistra per Israele espulse dal corteo in mezzo a una folla ostile: tra gli odiatori – è stato raccontato in una sconvolgente testimonianza – una persona faceva il saluto nazista, non criticato ma applaudito: incredibile che possa accadere una cosa simile proprio mentre si dovrebbe festeggiare la liberazione dal nazifascismo.
Eppure, è stato anche detto, non esiste un’alternativa al dialogo, per quanto sia difficile, per quanto ci si senta traditi. E bisogna anche fare attenzione a non cadere nell’errore opposto e considerare inaccettabile qualunque critica a Israele e al suo governo. L’unica via realmente praticabile di soluzione del conflitto continua ad essere quella dei due stati per due popoli. Se rinunciamo all’idea che israeliani e palestinesi abbiano entrambi diritto a vivere liberi e sicuri – ha detto Fiano – rinunciamo all’idea stessa di politica democratica.
Anna Segre

