17 Marzo 2026

In questo articolo:

La presentazione del volume Am ha-sefer. Il popolo del libro, dedicato all’amore per i libri nella tradizione ebraica: quale migliore occasione per inaugurare il nuovissimo spazio dedicato dalla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino ai talk e agli eventi collegati alle mostre? Di Chiara Pilocane.

La presentazione del volume Am ha-sefer. Il popolo del libro, dedicato all’amore per i libri nella tradizione ebraica: quale migliore occasione per inaugurare il nuovissimo spazio dedicato dalla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino ai talk e agli eventi collegati alle mostre?
L’incontro si è svolto nel pomeriggio dello scorso 10 marzo, a pochi metri dall’esposizione che racconta le vicende che hanno portato la Biblioteca all’acquisizione del suo straordinario patrimonio vivaldiano. In programma gli interventi dei curatori del volume, Dario Disegni e Germano Maifreda, che hanno illustrato genesi, obiettivi e contenuti della pubblicazione, della direttrice Marzia Dina Pontone, di Franca Porticelli, già responsabile della Sala Manoscritti e Rari della Biblioteca, e di chi scrive, in rappresentanza dell’Università.
Come ricordato dai curatori, il volume raccoglie gli atti di un convegno tenutosi alla Biblioteca Tullia Zevi di Roma nel novembre 2023, e offre un ventaglio di testimonianze varie per epoca e impostazione, gettando nuova luce su un tema vasto e importante, che in anni recenti sta ricevendo nelle sue molteplici sfaccettature nuova attenzione, ma che molto deve ancora essere esplorato. Vi si raccontano vicende di collezionismo ebraico e cristiano (Collezionisti cristiani di libri ebraici, di Pier Francesco Fumagalli; La «libreria ebraica» dei fretelli Lattes, di Marzia Pontone), la costituzione di biblioteche tematiche (La Raccolta Morpurgo: Biblioteca di letteratura e storia dei popoli semiti di Carla Lestani; La biblioteca [musicale] di Ugo e Olga Levi a Venezia, di Giorgio Busetto; Lo stigma della biblioteca dantesca di Sidney Sonnino, di Rossano De Laurentiis), le storie di editori come Leo Olschki (di Margherita Palumbo) e il mecenatismo ebraico (Alberto Gentili e il recupero degli autografi di Vivaldi, di Franca Porticelli).
Proprio sull’ultimo tema ci si è soffermati nel corso della presentazione, e Franca Porticelli ha illustrato dettagliatamente la storia dell’acquisizione degli autografi del “prete rosso”, una delle più importanti collezioni della Nazionale, in questi giorni particolarmente valorizzata nell’ambito delle molte iniziative del marzo vivaldiano dell’Istituto: venduti dagli eredi dopo la morte di Vivaldi, sopraggiunta a Vienna quand’egli si trovava in stato di assoluta povertà, i manoscritti passarono di mano in mano sino a che furono distinti in due diverse raccolte. Queste giunsero alla Biblioteca in momenti diversi, ma entrambe grazie alle indicazioni di Alberto Gentili, compositore e professore di Storia della Musica nell’Ateneo Torinse fra il 1925 e il 1938, che aiutò i curatori a valutare le carte e a perfezionarne l’acquisto. La prima acquisizione potè realizzarsi grazie alla generosità dell’agente di cambio torinese Roberto Foà, che l’acquistò personalmente per cederla allo Stato, e per esso alla Biblioteca, nel maggio 1927, e che chiese di intitolarla al figlio morto prematuramente, Mauro. Nel caso della seconda acquisizione, cui pure Foà si sarebbe di nuovo generosamente prestato, lo Stato mostrò di non gradire che fosse un ebreo e soprattutto un noto antifascista a compiere l’acquisto: entrò così in gioco il nuovo mecenate, Filippo Giordano. Gentili era stato incaricato anche, nel 1932, di catalogare e pubblicare i preziosi manoscritti di Vivaldi, ma il sopraggiungere delle leggi razziste gli impedì di completare il lavoro. Dal 2019 se ne ricordano i meriti in una targa fatta apporre dal Comune e dall’Università di Torino.
Anche l’ospite dell’incontro, la direttrice della Biblioteca Marzia Pontone, ha colto l’occasione per raccontare al pubblico in sala lo studio da lei dedicato alla biblioteca dei fratelli Lattes, donata nel 1887 alla Biblioteca Braidense, di cui Pontone è stata direttrice scientifica fra il 2022 e il 2023.
Non poteva, infine, mancare un momento di comunicazione dedicato allo straordinario patrimonio di libri ebraici, manoscritti e a stampa, della Biblioteca: una grande collezione, cui diedero vita i duchi e poi re di Savoia, e che – nonostante le irreparabili perdite subite dal fondo manoscritto nell’incendio del 1904 – resta una delle massime in Italia e nel mondo. Un patrimonio a me particolarmente caro, che attende ancora in parte di essere studiato, sia con attenzione ai contenuti dei manoscritti e alla loro storia testuale, sia anche per l’importanza che i volumi hanno nel documentare la circolazione del libro e del sapere in ambiente ebraico.

Di Chiara Pilocane

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