3 Febbraio 2026

In questo articolo:

Molti eventi per il Giorno della Memoria, tra dolore, partecipazione cittadina e dialogo istituzionale, intrecciati alla speranza di Tu Bishvat. Di Anna Segre

Sarebbe impossibile dare conto in modo esauriente di tutti gli eventi che si sono svolti e si stanno svolgendo nella nostra città in occasione del Giorno della Memoria, o anche solo di quelli che hanno visto la partecipazione di una rappresentanza ufficiale della nostra Comunità. Un periodo intenso, ricco di eventi interessanti ma che a noi e alle nostre famiglie evocano memorie dolorose.
Fortunatamente il calendario ebraico offre, spesso nello stesso periodo del Giorno della Memoria (così è stato quest’anno) anche una festa molto gioiosa, Tu Bishvat, il Capodanno degli alberi, la festa della natura che inizia a risvegliarsi dopo il gelo dell’inverno e ci porta verso la primavera. Il contrasto tra le due ricorrenze appare meno stridente se ricordiamo che la data scelta per il Giorno della Memoria è quella della liberazione di Auschwitz, il primo passo di una liberazione che sarebbe stata completa solo molti mesi dopo, a primavera inoltrata.
Come sempre, dati i nostri piccolissimi numeri, per gli ebrei è difficile garantire una presenza significativa a tutti gli eventi, e in fin dei conti è giusto così, perché il Giorno della Memoria non deve avere come protagonisti principali gli ebrei. Dobbiamo anche tenere presente che sono sempre di meno coloro che sono in grado di portare una testimonianza diretta. È stato comunque importante avere avuto la mattina del 27 gennaio al cimitero un numero di presenze tale da consentire la recitazione delle preghiere in ricordo degli ebrei deportati e uccisi nella Shoah: un momento che richiede una partecipazione collettiva e non solo una rappresentanza.
Un altro momento del Giorno della Memoria in cui tutti i partecipanti sono protagonisti è la fiaccolata serale dalla stazione di Porta Nuova, da cui partivano i treni dei deportati, alle carceri Nuove dove furono detenuti molti ebrei e molti di coloro che si opposero al nazifascismo. Nonostante la pioggia battente l’evento ha visto comunque una partecipazione di cittadini non trascurabile.
Il Giorno della Memoria è anche un’occasione di dialogo con la città e con le sue istituzioni. Un dialogo che non sempre è stato facile, in particolare negli ultimi due anni e mezzo, ma che è comunque importante mantenere aperto.
A questo proposito ritengo sia stata particolarmente significativa la scelta della Rettrice Cristina Prandi insieme al Prorettore Gianluca Cuniberti di visitare proprio il 27 gennaio la mostra “Seeing Auschwitz”, portando il loro saluto alla nostra Comunità. Guidati dalla curatrice, Victoria Musiolek, abbiamo percorso attentamente la mostra e abbiamo concordato sull’importanza del dialogo da tenere aperto a maggior ragione in un momento come questo, in cui l’Università è stata spesso sede di momenti di tensione e difficoltà. La scelta di visitare la mostra proprio il 27 gennaio e di darne subito notizia – ha sottolineato la Rettrice – risponde proprio a questa esigenza.
In un periodo in cui molti vogliono cancellare il Giorno della Memoria o stravolgerne il senso credo che momenti di incontro come questi siano fondamentali per farci capire che nonostante tutto in questa città non siamo soli, né isolati.

Anna Segre

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