9 Giugno 2026

In questo articolo:

«In un momento storico complesso, abbiamo scelto di non nasconderci. I volti dell'ebraismo italiano sono il volto di una comunità viva, presente, pacifica e parte integrante di questo Paese». Così la Presidente dell’UCEI Livia Ottolenghi lancia la campagna per l’otto per mille 2026. Di Sara Levi Sacerdotti.

«In un momento storico complesso, abbiamo scelto di non nasconderci. I volti dell’ebraismo italiano sono il volto di una comunità viva, presente, pacifica e parte integrante di questo Paese». Così la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Livia Ottolenghi lancia la campagna per l’otto per mille 2026, in concomitanza con la stagione delle dichiarazioni dei redditi.
La commissione 8×1000 è un sottogruppo del tavolo comunicazione di cui faccio parte.
Quest’anno si è voluto dare un messaggio di urgenza: è necessario che gli ebrei italiani firmino per l’8×1000, perché i numeri registrati finora sono piuttosto deludenti.
Si è voluto però dare anche un’immagine di vita, di volti e di luoghi dell’ebraismo italiano.
Per questo si è scelto di lavorare distinguendo tra target interno e target esterno. All’interno delle Comunità il tema non è tanto la conoscenza dello strumento, quanto il senso di urgenza: la continuità dell’ebraismo italiano non è garantita, ma dipende da una scelta attiva e consapevole. All’esterno, invece, la sfida è soprattutto culturale: far percepire l’ebraismo non come una realtà distante o minoritaria, ma come parte integrante del patrimonio storico, culturale e civile del Paese.
Questa distinzione ha portato a una costruzione più mirata dei messaggi e, soprattutto, a una precisa scelta creativa: mettere al centro le persone. Il concept della campagna – dare un volto all’ebraismo italiano – nasce proprio dall’esigenza di rendere visibile ciò che spesso rimane astratto. Volti diversi, età diverse, ruoli diversi, non per rappresentare un’immagine idealizzata, ma per restituire la realtà concreta di Comunità vive, presenti e articolate.
Vedrete infatti i diversi delegati delle Comunità, associati a un luogo e a una frase, rappresentare la pluralità e la ricchezza dell’ebraismo italiano.
Anche sul piano operativo si è lavorato per costruire un sistema più integrato. La campagna non è pensata come una semplice somma di strumenti, ma come un insieme coordinato che unisce digitale, presenza fisica e rete relazionale: social media, newsletter, sito web, materiali informativi, ma anche il coinvolgimento diretto delle Comunità, dei Presidenti, dei delegati e – elemento particolarmente rilevante – dei CAF e dei commercialisti, che intercettano il momento stesso della firma.
Ogni strumento è stato pensato per rafforzare una comunicazione coordinata e riconoscibile, valorizzando il ruolo delle Comunità come protagoniste attive della campagna e trasformandole nei primi ambasciatori del messaggio dell’8×1000.
Infine, è stata rivista anche la logica della pianificazione. Invece di concentrare gli sforzi in un unico momento, si è scelto un approccio progressivo, distribuito lungo tutto il periodo fiscale: una prima fase di attivazione dei pubblici già coinvolti, una successiva espansione verso nuovi target e, infine, una fase di consolidamento e di spinta finale. Questo consente non solo di mantenere continuità nella presenza, ma anche di adattare la comunicazione in base al contesto e ai risultati intermedi.
In buona sostanza, il messaggio è semplice: firmare e far firmare per l’8×1000 significa contribuire concretamente al futuro dell’ebraismo italiano.

Sara Levi Sacerdotti

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