La sua morte, giunta per me improvvisa, mi ha sconvolto. Sembrava aver superato i difficili, recenti problemi di salute, e invece come una scossa elettrica è arrivata da Rosy questa terribile notizia.
Dietro i modi garbati da autentico gentiluomo d’altri tempi, Gilberto celava un’indole indomita, un carattere spigoloso che talvolta gli rendeva difficili i rapporti con la cerchia di amici e conoscenti. Io stesso, su questioni centrali della vita comunitaria, mi sono trovato in passato in netto disaccordo con lui non solo per la diversità di idee, ma anche perché, con lui, non era facile arrivare a mediazioni, a compromessi. Il significato reale di questa sua scarsa malleabilità era la passione civile con cui difendeva le idee a suo giudizio rette e centrali; insomma, una nobiltà interiore nascosta entro una scorza di durezza racchiusa a sua volta nella signorilità di atteggiamento.
Di Shabbat, alla tavola dei Bosco dove ultimamente eravamo spesso invitati con grande generosità, era per noi consueto e importante intrecciare con Gilberto e Rosy profonde discussioni su ebrei ed ebraismo, sulla preoccupante situazione dei nostri giorni; ero e sono contento che le nostre posizioni si fossero progressivamente avvicinate sino ad arrivare a coincidere quasi su tutto, sulla vita comunitaria torinese come sulla inquietudine crescente rispetto alla morsa dell’antisemitismo che di nuovo si sta chiudendo sopra di noi.
Gilberto Bosco è stato innanzitutto un artista, un compositore di eccezionale rilievo nel panorama musicale italiano del secondo Novecento e dell’inizio del XXI secolo. Non è questa la sede per profili critici della sua opera, che altri più versati di me tracceranno altrove. Ricordo solo che anni fa, quando ancora insegnavo storia e filosofia al Liceo Classico e Musicale Cavour, un collega musicista che lo aveva avuto come insegnante di Composizione al Conservatorio parlava con straordinaria ammirazione e gratitudine del “suo” Maestro Bosco. Tanti di noi avevano apprezzato al Piccolo Regio, qualche tempo fa, “Il gioco delle sorti”, opera affascinante su testo di Sandra Reberschak dedicata alla vicenda di Purim. Per il mondo musicale torinese, per la cultura in genere la sua scomparsa rappresenta una grave perdita.
Una grave perdita è soprattutto per la Comunità ebraica di Torino, che deve sentirsi onorata di averlo avuto tra i suoi componenti.
Sia il suo ricordo in benedizione.
David Sorani

