La Comunità di Torino, come tutte le Comunità ebraiche italiane che appartengono all’UCEI, è formalmente ortodossa. Questo implica che le donne hanno un ruolo paritario in quasi tutti i contesti, compresi gli eventi culturali e lo studio, ma, almeno per il momento, non possono esercitare il ruolo di officiante durante le funzioni pubbliche al bet hakeneset (sinagoga). Esiste però anche nell’ambito dell’ortodossia una parziale eccezione riconosciuta in molte Comunità: durante la festa di Purim è consentito alle donne di leggere il libro di Ester (che narra la salvezza miracolosa degli ebrei che si festeggia appunto a Purim, con cibo, allegria e travestimenti) per un pubblico di sole donne. Il libro biblico ha come protagonista una donna – appunto la regina Ester – che ha avuto un ruolo fondamentale nella salvezza del suo popolo: una figura che inizialmente appare passiva, lasciandosi guidare completamente dal suo cugino e tutore Mordechai; a un certo punto, però, si assume la responsabilità di agire in prima persona e nel penultimo capitolo arriva a scrivere lei stessa parole di pace e di verità a tutto il popolo e a fissare la festa anche per le future generazioni.
Le regole per la lettura del libro di Ester a Purim sono piuttosto rigide, simili a quelle relative alla lettura della Torah: bisogna leggere direttamente da un rotolo di pergamena, scritto senza vocali e senza punteggiatura, e si deve garantire che ogni singola parola sia corretta, ripetendo la parola stessa in caso di eventuali errori. Solo ascoltando una lettura che segue queste regole – e in presenza di un minian, cioè almeno dieci uomini adulti – si può uscire d’obbligo, cioè assolvere il precetto. Nel caso della lettura femminile rivolta alle donne è necessaria la presenza di un minian femminile, cioè almeno dieci donne adulte.
L’usanza di una lettura della Meghillà (rotolo) di Ester dalle donne per le donne con un minian femminile è in voga da anni in varie parti del mondo, compresa la sinagoga italiana di Gerusalemme. In Italia è stata fatta per molti anni a Roma e a Firenze. A Torino è prevista anche quest’anno, per il terzo anno di seguito: una lettura con tutte le regole, tale da far uscire d’obbligo le donne che l’ascoltano, dispensandole dal dovere di ascoltare una lettura fatta da uomini.
La lettura femminile della Meghillà di Ester a Torino non è quindi una semplice occasione di studio tra amiche ma una vera e propria funzione, svolta in sinagoga e officiata pubblicamente. Un momento emozionante per chi ascolta e ancora di più per chi officia, anche solo per l’emozione di salire i gradini della tevà, il luogo al centro della sinagoga da cui si svolgono le funzioni. Ogni volta che ho occasione di far visitare le sinagoghe torinesi e spiego che gli officianti normalmente sono maschi mi prendo la piccola soddisfazione di dire che almeno una volta all’anno c’è un’eccezione. Può sembrare una cosa da poco, ma spesso i piccoli passi che cambiano le abitudini locali sono quelli più significativi.
Anna Segre

