12 Maggio 2026

In questo articolo:

Credo che sia giusto dire qualche parola su come si è conclusa la vicenda delle pietre d’inciampo scarabocchiate in piazza Santa Giulia la settimana scorsa. Come probabilmente quasi tutti sanno già, è stato appurato che le pietre non erano state deturpate per un voluto atto di sfregio, ma si era trattato di un gioco di bambini dai 3 ai 5 anni. Di Anna Segre.

Credo che sia giusto dire qualche parola su come si è conclusa la vicenda delle pietre d’inciampo scarabocchiate in piazza Santa Giulia la settimana scorsa. Come probabilmente quasi tutti sanno già, è stato appurato grazie alle telecamere poste nelle vicinanze che le pietre non erano state deturpate per un voluto atto di sfregio, ma si era trattato di un gioco di bambini dai 3 ai 5 anni.
Non posso fare a meno di pensare che sia stata una fortuna che la scoperta delle pietre scarabocchiate sia avvenuta di sabato e che di conseguenza la Comunità ebraica sia stata avvertita per ultima, quando ormai tutti – istituzioni, organizzazioni, giornali – avevano già dato per scontato il voluto atto vandalico; altrimenti qualcuno avrebbe certamente potuto accusare gli ebrei di essere paranoici, di voler vedere a tutti i costi l’antisemitismo dove non c’è, ecc. Invece per fortuna noi siamo entrati in scena solo a fine Shabbat, quando ormai già molti avevano espresso la loro ferma condanna e già era stato previsto il presidio.
Certamente fa piacere appurare che in questo caso non c’è stato nessun atto di antisemitismo e nessuna offesa voluta alla memoria delle otto donne anziane deportate e uccise ad Auschwitz. Ha fatto anche piacere la grande mobilitazione pubblica e la solidarietà unanime (a livello di istituzioni) che questo supposto atto di sfregio ha suscitato. Occorre anche dire, però, che la convinzione pressoché unanime che si fosse trattato di un atto deliberato non nasce dal nulla: è il sintomo di un clima avvelenato, di un periodo in cui l’ostilità nei confronti degli ebrei è cresciuta in modo esponenziale, e in cui anche la necessità di ricordare la Shoah viene spesso messa in discussione, se non a livello di istituzioni certamente a livello di singoli individui e nei social media; anche nelle scuole si sono visti segnali inquietanti in questo senso.
Dunque lo sfregio è stato creduto possibile perché effettivamente era possibile. È una constatazione triste ma necessaria. La pronta risposta delle istituzioni è comunque un segnale positivo, che dimostra come ormai il problema dell’antisemitismo sia riconosciuto pubblicamente e non negato. Il falso allarme delle pietre è stato un sintomo inquietante ma al contempo anche in parte confortante.

Anna Segre

Altre notizie:

  • Un’estate di normale antisemitismo

    1 Settembre 2026

    Articoli

    Terza estate post sette ottobre. Un francese di 22 anni, un turista, è stato preso di mira da quattro persone nelle strade del centro storico di Roma. Lui è ebreo e aveva la kippah che gli copriva la testa. Loro erano scalmanati e lo hanno colpito al grido di “Free Palestine”. Di Sara Levi Sacerdotti.

  • Ebrei e Valdesi: un dialogo da tenere aperto

    1 Settembre 2026

    Articoli

    A Torino e in Piemonte c’è una lunga tradizione di vicinanza e amicizia tra la Comunità ebraica e quella valdese dovuta a molti fattori: la comune condizione di minoranza religiosa emancipata nel 1848, la vicinanza fisica a Torino tra i luoghi di culto e ciò che ruota loro attorno, molti eventi organizzati insieme, numerose occasioni di dialogo e confronto. Di Anna Segre.

  • L’amore nelle sue molteplici declinazioni

    1 Settembre 2026

    Articoli

    L’amore, al quale è dedicata la Giornata Europea della Cultura Ebraica di quest’anno, è un concetto che percorre tutto il pensiero ebraico. Nel Levitico 19, 18 è scritto “Ama il prossimo tuo come te stesso”, definito nel Talmud un principio fondamentale della Torà. Di Ori Sierra.

  • AVVISO DI SELEZIONE per incarico di bibliotecario della Biblioteca Emanuele Artom

    24 Agosto 2026

    Bandi

    La Comunità Ebraica di Torino, con sede in piazzetta Primo Levi 12, ricerca un/a addetto/a per la propria Biblioteca Emanuele Artom.