12 Maggio 2026

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Racconto di viaggio di un ebreo torinese - Ho avuto, alla fine di aprile 2026, il privilegio di poter visitare tre sinagoghe di Istanbul e il museo della Comunità; ad Ankara ho potuto vedere solo dall’esterno la sinagoga e la zona circostante, ormai in rovina. Di Daniel Fantoni.

Racconto di viaggio di un ebreo torinese

Ho avuto, alla fine di aprile 2026, il privilegio di poter visitare tre sinagoghe di Istanbul e il museo della Comunità; ad Ankara ho potuto vedere solo dall’esterno la sinagoga e la zona circostante, ormai in rovina.
Ero stato a Istanbul nell’aprile 2025 per delle riunioni di un’associazione professionale britannica di ingegneri. Purtroppo, non sapevo che per le visite ebraiche bisognava prendere contatti in anticipo, e così ho dovuto accontentarmi di vedere molte moschee e chiese di varie denominazioni (armena, ortodossa georgiana, ortodossa bulgara, ortodossa greca). Inoltre, c’è stato un terremoto di magnitudo 6.2, la mia conferenza è stata annullata e ho dovuto rientrare in Italia in anticipo.  Abbiamo riorganizzato tutto per fine aprile 2026, e dunque ve lo racconto.
Nel quartiere “italiano” di Galata, per visitare il Museo Ebraico o la Sinagoga Neve Shalom non serve prenotazione.  Purtroppo, la Sinagoga Italiana di Galata era chiusa la mattina.
Avevo preso contatti in anticipo, tramite il nostro segretario di Torino, con la Comunità ebraica di Istanbul. Così nel pomeriggio ho potuto visitare le sinagoghe più antiche, Ahrida (XV secolo) e Balat Yanbol Sinagogu, in un altro quartiere di Istanbul.
Non pretendo di spiegare la storia di questa Comunità, già ben trattata da altri e non di mia competenza; vorrei piuttosto scrivere alcune impressioni personali.
Nel quartiere Galata le due sinagoghe sono visibili dalla strada, tra altri edifici; invece le due sinagoghe nel quartiere di Balat sono dietro muri e case alte, completamente invisibili finché non si entra nei loro cortili.
La prima cosa che si nota fuori da tutte le sinagoghe è la sicurezza: pattuglie di polizia davanti a ciascun ingresso e, davanti al museo, anche l’esercito. Tutto sommato, simile a quanto avviene in Italia.
Gli ingressi sono però particolarmente blindati internamente, in modo piuttosto brutale, e questo rovina molto l’accesso a queste strutture. Dopo di ciò si entra nel mondo tradizionale e bello delle sinagoghe antiche e moderne, tutte restaurate recentemente.
Ho potuto parlare a lungo con i custodi, ebrei, delle due zone.
La vasta maggioranza dei 14.000 ebrei turchi vive a Istanbul, con una Comunità più piccola ma storica a Izmir. La vita religiosa a Istanbul è piena: sei rabbini, cibo kasher locale, minian più volte alla settimana e funzioni regolari in almeno due sinagoghe centrali.
Entrambi i custodi mi hanno detto di sentirsi tranquilli: da molti anni non ci sono episodi di antisemitismo o atti ostili, anche durante l’attuale periodo di tensione internazionale. Mi sorprende un po’, perché nel 2025 avevo notato attività pro‑Palestina manifestamente anti‑Israele in varie zone della città, forse meno evidenti quest’anno.
Sicuramente la situazione è influenzata dal fatto storico che un secolo fa Atatürk creò lo stato moderno di Türkiye, ufficialmente laico, anche se oggi Erdoğan mette sotto pressione sia il sistema sia la laicità.

La sinagoga Neve Shalom di Galata, Istanbul

Sinagoga Neve Shalom
Sinagoga Neve Shalom

La Sinagoga Neve Shalom, di forma ottagonale, ha accanto, all’interno dello stesso complesso, il suo Museo Ebraico, molto ricco di storia e di oggetti.
Ho notato ricette che usiamo a Torino, grazie a famiglie di origine turca: ad esempio le masod e i mustachiudos di Pesach.
Ho notato, tra l’argenteria, coppe con cucchiai e forchette molto simili a modelli visti a Torino nelle collezioni ebraiche, ma abbinate nel ricettario a un dolce di puro zucchero indicato come Sharope (White Taffy), una preparazione ottomana simile alle nostre caramelle tirate.
Si nota una Meghillà di Saragozza, che segue un rito simile a Purim, scritta in ricordo della salvezza di una famiglia poco prima dell’Inquisizione del 1492, emigrata in Türkiye.

Meghillà di Saragozza
Meghillà di Saragozza

Si ricorda anche la famiglia veneziana Soncino, che fondò una stamperia ebraica attiva a Istanbul dal 1530.
Il museo racconta che, dopo la Convenzione di Losanna del 1923, che garantì diritti alle minoranze, gli ebrei dello stato laico di Atatürk chiesero e ottennero la non applicazione dell’esonero dal servizio militare, sentendosi parte integrante dello stato, dove storicamente diversi ebrei sono stati parlamentari.

Le antiche sinagoghe del quartiere Balat, Istanbul

La Balat Yanbol Sinagogu, costruita dalla Comunità ebraica proveniente dalla Macedonia, ha una cupola rettangolare dipinta con paesaggi della loro terra, cosa molto inusuale per una sinagoga.
Sia Ahrida che Balat Yanbol Sinagogu hanno oggi degli Aron ha‑Kodesh donati dal Comune di Istanbul in tempi recenti, che erano in origine dei begli armadi a muro in legno pregiato di fattura ottomana, probabilmente mogano, intarsiati con madreperla e provenienti dal Palazzo di Topkapı: elementi molto eleganti e perfettamente idonei a sinagoghe così antiche.

…e nel Palazzo Topkapi

Invece, nel Palazzo‑Museo di Topkapı espongono “il bastone di Mosè” e la cosiddetta “spada del re Davide del X secolo a.e.v.”, che a vederla è chiaramente un’arma medievale, del tutto incompatibile con il X secolo a.e.v. Non sembra nemmeno ferro d’epoca. Contenti loro. In un museo così ricco di reperti autentici, stona parecchio.

La sinagoga di Ankara

Ankara Musevi Sinagogu
Ankara Musevi Sinagogu

Ad Ankara, invece, la sinagoga — pur restaurata — rimane nel quartiere ebraico quasi completamente in rovina, con edifici intorno già collassati o prossimi al crollo. Ankara non riesce più ad avere minian stabile o funzioni di culto; in caso di necessità (funerali), persone da Istanbul vi si recano.
Ci sono pietre tombali ebraiche intorno alle Terme Romane “di Caracalla” di Ankara, ma sono di epoca ottomana, tra il XVIII e il XIX secolo, nella zona centrale antica di Ankara.

Daniel Fantoni

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