L’angolo dell’UCEI
Terza estate post sette ottobre.
Un francese di 22 anni, un turista, è stato preso di mira da quattro persone nelle strade del centro storico di Roma. Lui è ebreo e aveva la kippah che gli copriva la testa. Loro erano scalmanati e lo hanno colpito al grido di “Free Palestine”. Pochi giorni prima, il 2 agosto, in Umbria, un pub ha esposto vicino alla cassa un cartello: “In questo locale non sono graditi israeliani”. A metà luglio, il 16, a Milano è stato vandalizzato il murale dedicato ad Anna Frank e Primo Levi. Tre giorni prima in provincia di Pavia, su un cartello all’ingresso del comune di Cilavegna, è comparsa la scritta “Nien Juden raus”, richiamo esplicito allo slogan nazista “Juden raus”, “fuori gli ebrei”. Il 2 luglio, a Napoli, gli appartenenti al gruppo ebraico lgbtq+ Keshet vengono insultati e presi a sputi durante il Pride. Il 21 luglio, a Varallo Sesia, Piemonte, al sindaco della città che ospita una comunità di israeliani viene recapitato un proiettile con una minaccia: “Questo è l’unico avviso prima di cominciare a sparare”. Il 15 giugno, in un condominio di via Martin Lutero a Milano, compare una svastica accompagnata da una scritta: “Ebrei a morte”.
Fuori dall’Italia, solo negli ultimi due mesi, gli episodi sono stati ancora più forti. Il 4 agosto, a Sofia, in Bulgaria, un gruppo di ragazzi della comunità ebraica italiana viene preso d’assedio in un albergo da alcuni naziskin. Il 27 luglio ignoti sono entrati nella Grande sinagoga di Levallois-Perret, alle porte di Parigi, e hanno sottratto oltre dodici rotoli della Torah. Il 25 luglio, in Francia, sei persone sono state fermate perché sospettate di preparare un attentato contro una sinagoga di Sarcelles. Il 20 luglio, ad Anversa, un uomo ha minacciato degli ebrei brandendo un martello. Nello stesso giorno, sempre in Germania, un quindicenne viene accusato di progettare un attentato contro una sinagoga ad Augusta. Il 17 luglio, in Montenegro, un gruppo di turisti israeliani viene assalito da oltre dieci giovani nella località turistica di Budua. Il 15 luglio, una donna ha rivolto insulti antisemiti a ragazzi davanti a una scuola secondaria ebraica di Londra e ha aggredito il padre di uno degli studenti. Il 6 luglio la Federazione delle comunità ebraiche di Spagna ha denunciato un grave incidente antisemita contro un gruppo di visitatori ebrei francesi a Barcellona.
Con questo tragico elenco comincia l’intervista del 13 agosto di Livia Ottolenghi a Claudio Cerasa de “il Foglio”. Livia Ottolenghi denuncia l’indifferenza, l’abitudine all’antisemitismo quotidiano quasi fossimo nel ’38. Ormai i discorsi d’odio, le aggressioni fisiche sono atti che cadono nel vuoto. Non fanno più notizia.
L’Ucei a questa situazione ha reagito con deciso vigore con comunicati stampa denunciando la gravissima escalation che ci vede in quanto ebrei italiani in gravissima apprensione.
Nei comunicati diffusi durante l’estate, l’UCEI ha denunciato una successione di episodi diversi, ma riconducibili a un medesimo clima di crescente antisemitismo.
Dopo la vandalizzazione del murale milanese dedicato ad Anna Frank e Primo Levi, ha condannato il tentativo di rovesciare e deformare la memoria della Shoah.
La diffusione online di un modulo per la “mappatura del turismo sionista” è stata descritta come un salto di qualità: una schedatura paragonata alle nuove “stelle gialle”.
L’UCEI ha richiamato il clima precedente alle leggi razziste del 1938 e denunciato il silenzio di gran parte della società civile.
Con il comunicato sul manifesto antisemita contro il giornalista Rai Giovan Battista Brunori ha poi evidenziato il tentativo di intimidire l’informazione attraverso un “test ideologico aprioristico”.
L’Unione ha espresso solidarietà al giornalista e alla sua famiglia, denunciando un clima dominato da odio, pregiudizio e pensiero unico.
Dopo le minacce rivolte dai naziskin ai giovani ebrei italiani a Sofia, ha parlato di un crescendo sempre più preoccupante di episodi antisemiti.
Ha inoltre ribadito il diritto degli ebrei italiani ed europei a vivere, viaggiare e manifestare liberamente la propria identità in condizioni di sicurezza.
In seguito all’aggressione di un giovane turista ebreo nel centro di Roma, l’UCEI ha sottolineato come l’antisemitismo sia ormai passato dalle parole alla violenza contro le persone.
Ha quindi chiesto strumenti più efficaci di prevenzione e contrasto, richiamando anche l’urgenza del disegno di legge all’esame del Parlamento.
Il dato più inquietante denunciato dall’UCEI è però l’assuefazione: il rischio che la ripetizione degli episodi finisca per renderli ordinari e che l’indifferenza della società ne favorisca la normalizzazione.
Sara Levi Sacerdotti

