Chiunque ha visitato e visiterà nei prossimi ultimi giorni della festa la Sukkà della comunità noterà subito che uno dei temi affrontati quest’anno dagli insegnanti della nostra scuola è l’ospitalità, nel senso più ampio. Un dato di fatto è che L’ospitalità viene praticata vivacemente ogni anno con i bambini che riempiono la sukkà costruita dalla Comunità, per decorarla, far merenda, cantare e studiare con i libretti speciali della festa, creati dalla Morà (Maestra) Barbara Napolitano, in cui imparano aspetti diversissimi della festa in ogni materia possibile.
Gli insegnanti della secondaria hanno abbinato l’argomento scelto alla loro programmazione e così abbiamo avuto l’occasione di studiare – oltre alle lezioni di ebraismo che trattavano l’ospitalità praticata nella tenda di Avraham e Sarah, gli Ushpizin (presenze spirituali di personaggi biblici che secondo la mistica ebraica arrivano come ospiti nella sukkà) e i doveri e limitazioni che l’halakhà impone, sorprendentemente, anche all’ospite stesso – anche dei moduli diversi dal solito legati, appunto, all’ospitalità. Cosi abbiamo studiato dell’ospitalità nella natura con gli animali ospiti che vivono accanto oppure sugli altri, del matematico viaggiatore errante, Paul Erdös, ospite di molti colleghi che hanno influenzato la sua ricerca. Abbiamo analizzato il quadro famoso di Moritz Daniel Oppenheim Das Laubhüttenfest, la festa di Sukkot, dipinto nel 1867, che documenta la vita ebraica in Germania che cerca di tenere e unire insieme la fedeltà alla tradizione ebraica e quella alla società circostante. Abbiamo visto esempi nella letteratura italiana di ospitalità e accettazione del diverso con esisti diversi, dal racconto di Giovanni Verga Rosso Malpelo al romanzo Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda. In musica i ragazzi hanno analizzato il canto Ha’Oreach (L’Ospite) di Naomi Shemer che tratta molto sinceramente l’accoglienza verso l’immigrazione russa in Israele negli anni ‘80 in cui non era tutto facile. Infine con il professor Baruch Lampronti i ragazzi hanno visitato l’Archivio Terracini per vedere modelli diversi di Sukkot nella storia.
Ruth Mussi




