Martedì 29 giugno, presso la Fondazione Camis de Fonseca, l’Associazione Italia Israele ha presentato il libro di Giovan Battista Brunori IL NUOVO MEDIO ORIENTE (non recentissimo, pubblicato nel 2025).
Discutevano con l’autore Alberto Nigra e Tullio Monti che hanno manifestato il loro punto di vista sulla questione mediorientale.
Nel testo Brunori prova a delineare il quadro mediorientale in cui intravede il declino della “Mezzaluna sciita” iraniana e il sorgere di nuovi equilibri tra le potenze. Ma si sa, il tempo scorre molto veloce in quei luoghi e, nel frattempo, una nuova guerra ha sconvolto gli assetti ipotizzati nel libro. Aspetto originale del testo è che contiene al suo interno dei codici QR che, se inquadrati con smartphone, permettono al lettore di rivedere servizi televisivi delle reti Rai.
Personalmente, ho trovato molto interessante il dibattito tra autore e presenti: ha avuto poco spazio temporale perché gli interventi precedenti hanno occupato gran parte del tempo previsto per l’incontro ma, forse, proprio questa situazione ha determinato domande concise ed essenziali e risposte altrettanto incisive.
Brunori è sicuramente un giornalista “diverso” rispetto a quanto si è abituati a vedere ed ascoltare e la prima domanda è stata: come vive nella Rai?
“La guerra mediatica è stata durissima fin dall’inizio, dal 7 ottobre: personalmente sono soddisfatto di aver tenuta accesa la fiaccola del dubbio. Ho cercato di proporre anche una narrazione diversa, provocando persino un’interrogazione parlamentare, per avere mostrato aiuti per Gaza che marcivano al sole e che non arrivavano alla popolazione. Ma ho anche ricevuto il Premio Biagio Agnes per gli inviati speciali – per i reportage e servizi dal fronte che hanno documentato la complessa situazione degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Ritengo di essere uscito vittorioso da questa esperienza: non mi sottraggo al mio ruolo e ho mantenuto un mio spazio.
Le estemporanee dichiarazioni di ministri del governo israeliano a vote mi hanno messo in difficoltà: direttori che chiedono di non mandare in onda servizi già pronti o di avallare antichi pregiudizi duri a morire. Se Smotrich sostiene che Gaza è un investimento immobiliare (affermazione dedicata a un piccolo pubblico di sostenitori interni) la conclusione immediata, e da sostenere in modo più o meno esplicito, è che dietro ogni azione del governo israeliano c’è un interesse economico.
Ho superato gran parte di queste situazioni anche grazie all’ abilità di mediazione acquisita negli anni di servizio in Vaticano.
Ho anche avuto difficoltà a parlare degli stupri di Hamas. Avrei dovuto raccontare di fantomatici elicotteri che hanno fatto fuoco amico sulle zone colpite il 7 ottobre. L’intervista al producer del Nova Festival è andata in onda mesi dopo e dopo che era già stata pubblicata su altri TG.”
Seguono altri esempi.
Ancora domande: perché non si parla della Giordania? E la Turchia? Come si è arrivati a consentire un antisemitismo come quello che dilaga? Cosa abbiamo sbagliato noi? Come rimediare?
“La Giordania ha collaborato con le forze occidentali in modo discreto facendo vedere, allo stesso tempo, che distribuiva aiuti alla striscia di Gaza. Ha cercato di tenersi ai margini, tiene sotto controllo i jihadisti.
La posizione della Turchia? Va attenzionata, è sponsor dei fratelli mussulmani e di Hamas, vuole ricostruire l’impero ottomano come la Russia l’impero russo. Bisogna vedere come andranno gli accordi con Trump e Iran.”
Sull’antisemitismo… non risponde ma interviene uno spettatore, lapidario: “si deve essere realisti, se siamo sopravvissuti 3000 anni… bisogna essere pragmatici come i Profeti. Guardare i fatti e le novità per capire come va il mondo. Nel ‘48 ce l’abbiamo fatta, nonostante tutto.”
I sentimenti dopo questo pomeriggio? Grande apprezzamento per coraggio, onestà e ottimismo.
Bruna Laudi





