9 Marzo 2026

In questo articolo:

L'impatto di alcune importanti figure di dirigenti ebrei e dell'imprenditoria ebraica con le leggi razziste del 1938 e anni seguenti. È il tema al centro del volume La memoria ritrovata di Germano Maifreda. Di David Sorani.

Conoscere, riflettere, provare ad approfondire e a stabilire utili confronti ampliando le prospettive è l’obiettivo della serie di eventi collaterali alla bellissima, toccante mostra Seeing Auschwitz, ospitata sino al 31 marzo all’Archivio di stato di Torino. Il più recente di questi incontri si è svolto nella stessa sede il 5 marzo scorso, portando all’attenzione del pubblico un tema che può apparire collaterale, ma che in realtà ci porta a misurare la portata degli sconvolgimenti imposti non solo alla minoranza ebraica ma all’intera società italiana dalla linea antisemita scelta dal regime fascista: l’impatto di alcune importanti figure di dirigenti ebrei e dell’imprenditoria ebraica in genere con la “campagna razziale” e con le leggi razziste del 1938 e anni seguenti. È il tema al centro del volume La memoria ritrovata. Storia di imprenditori e dirigenti ebrei nell’Italia delle leggi razziali (“Il Sole 24 Ore”, 2026) dello storico dell’economia Germano Maifreda, docente all’Università Statale di Milano.
A valutare il peso di questo nefasto indirizzo (peraltro connaturato all’ideologia totalitaria) è bastato il profilo tracciato con sapienza e appropriati riferimenti storico-bibliografici dall’Autore, sollecitato dalle domande di Dario Disegni. Da un lato i secoli dell’età moderna, in cui un antigiudaismo ufficiale di fondo era comunque aggirato e di fatto disinnescato da provvedimenti locali, provvisori, personali (basta pensare alle ricorrenti “condotte” o al ruolo degli “ebrei di corte”) a favore di settori del mondo ebraico attivi del commercio e nella finanza, con vantaggio dell’intero sistema economico e sociale. Dall’altro – dopo l’uscita dai ghetti, il riconoscimento dei diritti civili e politici, la condivisione patriottica della Grande Guerra e l’illusione della piena italianità – la fine dell’Italia liberale, un clima di crescente imposizione e controllo, l’interessato appoggio mussoliniano all’incipiente sionismo per favorire l’emigrazione degli ebrei, il rifiuto montante di ogni loro presenza e influenza, fino al colpo mortale delle leggi razziste che sancivano la scelta dell’antisemitismo di Stato. Con questo indirizzo, ogni funzione produttiva e ogni positivo sviluppo portato dall’imprenditoria ebraica venivano meno, si preparava la grande tragedia degli ebrei italiani. Fu poi difficile recuperare nel dopoguerra il ruolo economico di alcune importanti figure, la cui vicenda Maifreda ripercorre diffusamente nella seconda parte del suo saggio.
Quasi a completare l’immagine di isolamento e progressiva esclusione negli anni delle leggi razziste, Carla Cioglia dell’Archivio Storico Intesa-San Paolo e Erika Salassa, archivista presso la Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura, hanno infine tracciato un sintetico quadro delle ricerche storiche in corso per ricostruire le vicende degli ebrei perseguitati, sulla base della cospicua documentazione allora acquisita dall’E.GE.L.I. (Ente Gestione e Liquidazione Immobiliare), incaricato di gestire ed eventualmente vendere i beni sequestrati agli ebrei italiani.
Unico neo dell’interessante pomeriggio: la scarsa presenza di pubblico in sala. È un vero peccato che queste occasioni significative di analisi e comprensione non vengano adeguatamente raccolte.

Di David Sorani

Da sin. Erika Salassa, Carla Cioglia, Germano Maifreda, Dario Disegni
Da sin. Erika Salassa, Carla Cioglia, Germano Maifreda, Dario Disegni

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