Come Adei abbiamo partecipato con profonda convinzione a questa iniziativa – il ricordo di Giuliana Fiorentino Tedeschi il 14 aprile 2026 – in un giorno particolarmente significativo per tutto il mondo ebraico, Yom Ha shoah. Giuliana Tedeschi è stata, innanzitutto, una donna straordinariamente forte, un esempio luminoso di dignità e resistenza civile per tutte noi. La sua forza non è stata solo quella necessaria a sopravvivere all’inferno dei campi di sterminio, ma anche quella di essere riuscita a tornare e a raccontare le sue esperienze. Partecipare a questo ricordo significa per noi celebrare una donna che ha saputo trasformare l’orrore in un insegnamento per le nuove generazioni.
Ognuno di noi rappresenta un momento particolare della vita di Giuliana Tedeschi e il mio contributo personale a questa serata in suo ricordo è legato alla sua attività in ambito scolastico
Nel 2018, in occasione dell’80° anniversario delle leggi razziste, il Liceo “Domenico Berti” ha intrapreso una ricerca nei propri archivi, per verificare l’eventuale presenza in quegli anni di studenti e docenti ebrei nella scuola ed organizzare una mostra. In quella occasione è stato ritrovato il fascicolo personale di Giuliana nell’ archivio corrente dell’istituto. Per rendere pubblico questo documento, è stato chiesto il permesso alla famiglia, e in particolare alla figlia Rossella, che con generosità ha permesso che la storia di sua madre diventasse patrimonio comune. È stato emozionante per me e per le mie alunne leggere il fascicolo perché in poche righe racconta un periodo terribile
Il fascicolo personale
Il documento è organizzato secondo una rigida griglia ministeriale, divisa in colonne tematiche che tracciano la vita del dipendente con una freddezza burocratica che lascia ancora oggi sconvolti.
- Lo Stato di Famiglia: Nella colonna sinistra compaiono i nomi delle figlie, Rossella ed Erica. È un dettaglio che colpisce: il documento, aggiornato post-Liberazione, cita le bambine che rimasero separate dalla madre durante gli anni della deportazione, ricordandoci la dimensione umana e privata del trauma.
- Titoli e stato di servizio: Laurea in Lettere conseguita presso la Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Milano nel 1936 con 110 e lode e dignità di stampa con Benvenuto Terracini. Abilitazione all’insegnamento di Lettere, Latino e Greco nel concorso del 1937. Vincitrice di concorso per la cattedra di Lettere nei Ginnasi superiori, ruolo nel 1938.
Nota storica: Viene indicato che fu “dispensata dal servizio” ai sensi delle leggi razziali del 1938, per poi essere reintegrata nel ruolo con decorrenza retroattiva dopo la guerra. Questo linguaggio “normale”, inserito tra i titoli di merito come se fosse una qualifica negativa, certifica la trasformazione di una giovane e brillante docente in una cittadina senza diritti.
Il fascicolo racconta però anche una riscossa incredibile. Accanto alla dicitura «Decorrenza economica 1945», possiamo immaginare la realtà di una giovane madre rientrata nell’estate del 1945 dai campi di sterminio dopo più di un anno di prigionia, devastata e vedova, che deve riallacciare i fili della vita familiare con le due figlie che non vedeva da tanto.
Eppure, già nell’anno scolastico 1945-46, lei è in cattedra. Non ha aspettato che il trauma guarisse; ha scelto la scuola come luogo di cura. Il termine tecnico “Riedita” (reintegrata) segna il suo ritorno fisico. (Solo nel 1947 lo Stato riconoscerà formalmente la «decorrenza giuridica dal 1938»: un tentativo burocratico di sanare il vuoto temporale della persecuzione, cercando di “riparare” la carriera come se quegli anni non fossero mai stati interrotti).
- Pubblicazioni
Nella colonna delle pubblicazioni si documenta con precisione il passaggio di Giuliana da brillante studiosa a testimone necessaria. Vi possiamo leggere l’evoluzione della sua produzione:
1937-1938 Le Opere Giovanili: Prima delle leggi razziste Giuliana è una studiosa promettente. Pubblica “Moth – l’esercito al Magù” (1937) e “Il ninfèo – Dialoghi e visioni” (1938) presso l’editore Gastone. Sono testi che mostrano la sua formazione umanistica e la collaborazione con l’Archivio di glottologia. Di questo periodo è anche il testo scolastico “Il Regno d’Israele”.
1946 “Questo povero corpo”
Mentre Giuliana ritrova la sua famiglia e intanto è in cattedra, subito dopo il suo ritorno, nel 1946, compare il suo libro, dal titolo dirompente: “Questo povero corpo”. Questo testo non è solo una memoria, ma un atto di coraggio civile. In un’epoca in cui la società cercava di rimuovere l’orrore, Giuliana scelse di documentare l’indicibile con una sensibilità specificamente femminile. Insieme a pochissimi altri autori e tra loro ancora meno donne, Giuliana sentì l’urgenza di scrivere immediatamente della sua esperienza, prima che la memoria venisse filtrata dal tempo. Il libro analizza la demolizione dell’identità femminile operata dai nazisti e descrive il Lager non solo come luogo di sterminio, ma come luogo di profanazione del corpo femminile, trasformando la sua sofferenza in una denuncia universale della violazione della dignità umana.
1955 L’Impegno Didattico: Negli anni successivi, la sua produzione continua a intrecciarsi con l’insegnamento, come dimostra la collaborazione al volume “La terra in cui viviamo” (1955), segno della sua piena reintegrazione nella comunità scolastica. In questi anni Giuliana insegna in vari istituti, ma il nostro fascicolo si interrompe al 1955, anno in cui è in cattedra al Berti.
Curriculum
1945-1947: Liceo Cavour.
1947-1948: Liceo Alfieri.
1948-1955: Istituto Magistrale Regina Margherita.
1955-1956: Scuola Magistrale Domenico Berti.
1956-1972: Liceo Classico Vincenzo Gioberti (dove rimase per la maggior parte della sua carriera come docente).
1973-76: Preside alla Scuola Ebraica di Torino, dove porta la sua fortissima carica umana e un’impronta di innovazione e rigore professionale
Scritto nel 1964 ma pubblicato solo nel 1988 esce un altro fondamentale libro “C’è un punto della terra… Una donna nel Lager di Birkenau”.
Contemporaneamente continuato la sua instancabile e fondamentale attività di testimone nelle scuole.
Come ho potuto constatare personalmente, da insegnante, sentendola parlare agli studenti Giuliana non addolciva la realtà ed era in grado di parlare con un linguaggio sempre adeguato alla loro età. Interessantissimo in questo senso rivedere il film /intervista girato da Daniele Segre alla Scuola ebraica nel 1998 con i ragazzi delle medie e la loro assoluta concentrazione. La sua narrazione era di un realismo crudo, senza sconti ma sempre senza violenza volta a denunciare la violazione dell’intimità, la perdita della femminilità e lo strazio della maternità ferita.
Giuliana Tedeschi ci ha insegnato che si può tornare dall’inferno e rimettersi a sedere dietro una cattedra per educare al futuro. Il suo fascicolo d’archivio, con le sue note scritte a mano e le sue riparazioni postume, in qualche modo ne è la prova.
Di Eva Vitali Norsa


