26 Maggio 2026

In questo articolo:

Mercoledì scorso, 20 maggio, è stato presentato in Comunità il libro fotografico di Daniel Fishman Ebrei d’Egitto (Belforte). Con l’autore ha dialogato Riccardo Mancuso. Di Anna Segre.

Mercoledì scorso, 20 maggio, è stato presentato in Comunità il libro fotografico di Daniel Fishman Ebrei d’Egitto (Belforte). Con l’autore ha dialogato Riccardo Mancuso.
Un tema che riguarda tutti, ha notato l’autore all’inizio, se consideriamo che tutti noi ebrei siamo usciti dall’Egitto. Un tema comunque interessante e coinvolgente per chi ne è uscito da qualche migliaio di anni, ancora più coinvolgente per chi è nato in Egitto o, come lo stesso Daniel Fishman, discende da una famiglia che ne è uscita da poche decine di anni e ancora conserva usi e ricordi. Molti ebrei di origine egiziana vivono a Milano e ce n’è qualcuno anche nella nostra Comunità, tra cui due signore che sono intervenute alla presentazione e hanno potuto confrontare i loro ricordi e storie di famiglia con le informazioni e le suggestioni proposte dallo stesso Daniel Fishman e da Riccardo Mancuso, italiano d’Egitto, attento studioso della storia di quel paese, compresa la storia della sua comunità ebraica. Ad una domanda sui motivi di questo suo interesse ha dato una risposta molto affascinante: non si può sentirsi egiziani senza sentirsi greci, ebrei, italiani, perché ognuna di queste componenti ha contribuito a plasmare l’Egitto.
La presentazione si è snodata attraverso una serie di fotografie che offrivano spunti per trattare i vari temi: palazzi, teatri, sinagoghe, personaggi illustri e molto altro. È emersa l’immagine di una società egiziana della prima metà del XX secolo moderna, in alcuni aspetti sorprendentemente simile all’Europa, molto vivace culturalmente e straordinariamente cosmopolita: 55 nazionalità, 22 confessioni religiose, un numero incalcolabile di etnie. C’era comunque un forte senso di appartenenza alla nazione egiziana.
Dal canale di Suez alla crisi di Suez”, dal 1869 al 1956, rappresenta un’epoca d’oro per l’Egitto e per la sua presenza ebraica. Con la creazione del Canale, infatti, alla componente ebraica presente da millenni, per lo più povera, si aggiunsero ebrei provenienti da molte parti d’Europa attirati dalle prospettive che l’apertura di una più rapida via di comunicazione tra Europa, Africa e Asia offriva; in questo modo la comunità si imborghesì. Gli ebrei erano attivi in molti campi, dalla cultura al commercio, dal giornalismo allo sport (ancora nel 1953 il Maccabi Cairo vince campionato di calcio egiziano). Interessante notare che di 13 catene di grandi magazzini 12 appartenevano ad ebrei.
Anche gli italiani erano molto numerosi: curiosamente si trattava di una comunità delle stesse dimensioni di quella ebraica; si arrivò infatti ad avere circa 80000 ebrei e 80000 italiani, un decimo dei quali ebrei.
Due presenze importanti destinate a estinguersi quasi del tutto (gli italiani per lo più lasciarono l’Egitto a seguito dell’entrata dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, gli ebrei, appunto, dopo la crisi di Suez), ma ancora ricordate con rispetto e nostalgia, hanno affermato Fishman e Mancuso. Oggi è ancora possibile andare alla ricerca di memorie che non sono state affatto cancellate.

Anna Segre

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