25 Novembre 2025

In questo articolo:

Incontro a Firenze di Dialogo Ebraico che favorisce confronto tra diverse visioni dell’ebraismo italiano, identità, dialogo interno e rapporto con Israele e le Comunità. Di Anna Segre.

Travolti da un insolito destino: quale futuro per gli ebrei italiani? è il titolo del secondo incontro Dialogo ebraico che si è svolto a Firenze (con la possibilità di partecipare da remoto) domenica scorsa, 23 novembre. Dopo una mattina con interventi già programmati (Miriam Camerini, Stefano Levi Della Torre, Rav Michael Ascoli, Daniela Gean e i giovani – anche se un po’ riluttanti ad essere definiti così – Talia Bidussa e Riccardo Correggia), il pomeriggio è stato lasciato al dibattito libero tra tutti coloro che desideravano intervenire. Impossibile elencarli tutti e ancora più impossibile fare anche solo una sintesi di ciò che è stato detto da ciascuno.
Dialogo ebraico è riuscito nella scommessa di fare almeno parlare tra loro, seppure con toni talvolta duri e contrapposizioni non da poco, mondi lontanissimi, che spesso non si conoscono e sono pieni di reciproci pregiudizi: diversi livelli di osservanza, diversi modi di intendere l’identità ebraica, diverse idee di comunità – ortodosse o altro – diverse opinioni su quale debba essere il rapporto tra Israele e la diaspora. Tra i partecipanti c’erano persone attive nell’ambito delle Comunità e dell’Ucei, esponenti di organizzazioni ebraiche non ortodosse, rappresentanti di gruppi come LƏa – Laboratorio Ebraico Antirazzista, e Mai Indifferenti. Voci ebraiche per la pace. Presenti per tutta la giornata Rav Joseph Levi, ex Rabbino Capo di Firenze, e sua moglie, Shulamit Furstenberg, che ha portato l’esperienza del gruppo di sinistra religioso Smol Emuni (Sinistra di fede).
Tutte o quasi persone che si autodefiniscono di sinistra, critiche nei confronti dell’attuale governo israeliano e che auspicano Comunità ebraiche più inclusive, più capaci di dialogo al proprio interno. Questi tre comuni denominatori sarebbero bastati un tempo perché tutti potessero sentirsi parte di un fronte unico, seppure non monolitico, perché si sentissero in qualche modo dalla stessa parte; oggi sappiamo che purtroppo non è più così, e, nonostante la varietà dei partecipanti alla giornata abbia già quasi del miracoloso, personalmente ritengo che in futuro sia possibile coinvolgere un numero ancora maggiore di persone.
Inevitabilmente uno degli elementi su cui sono emerse le maggiori differenze di opinione e i più gravi episodi di mancanza di rispetto per chi parlava è stato Israele. A mio parere alcuni faticano a capire che denunciare pubblicamente l’antisemitismo o le atrocità del 7 ottobre, difendere il diritto di Israele ad esistere, o anche esprimere dubbi sulle informazioni che arrivano quasi esclusivamente da Hamas non significa affatto approvare incondizionatamente tutto ciò che fa l’attuale governo israeliano. Dall’altra parte è evidente che nelle nostre Comunità ci sono gravi problemi di mancanza di dialogo e di rifiuto di accettare chi ha opinioni diverse; in particolare ritengo che sia grave non riconoscere la buona fede di chi sente il dovere di presentarsi pubblicamente come ebreo che critica Israele.
Altro nodo molto significativo, che poi era il tema specifico della giornata, è il modello di Comunità che si cerca, e di conseguenza il rapporto che si deve avere con le Comunità ebraiche e l’Ucei: starne fuori dando per scontato che siano tutte intolleranti, incapaci di dialogo e non adeguate ad essere una casa accogliente per tutti gli ebrei? Stare dentro, partecipare alle elezioni, entrare nei Consigli e cercare di cambiare le cose dall’interno per avere Comunità e Unione più dialoganti e inclusive? Su questi temi sono emerse non solo differenze di opinione ma anche percezioni e vissuti molto diversi, chiaramente derivanti dalle differenze tra le Comunità italiane. C’è chi ritiene che sia assolutamente necessario agire all’interno delle Comunità attuali e non rinunciare alla possibilità di avere una voce e un’influenza, facendo ovviamente riferimento alle elezioni per il Consiglio Ucei che si terranno il 14 dicembre a Roma, Milano e Livorno (ricordo che i Consiglieri delle altre Comunità, tra cui la nostra, saranno nominati dai rispettivi Consigli). C’è chi invece non si riconosce per nulla nel modello attuale di un ebraismo ufficiale solo ortodosso e ritiene che in nessun modo possa essere una casa per tutti gli ebrei.
È importante, però, che le istituzioni ebraiche siano realmente democratiche: giustamente Daniela Ovadia ha affermato che la recita della democrazia è la morte della democrazia.
Per l’ebraismo è importante porre domande più che dare risposte, ha ricordato Marta Levi verso la fine della giornata. E da questo punto di vista il secondo appuntamento di Dialogo ebraico è stato indubbiamente un successo. Nel 2026 sono previsti altri incontri su temi più specifici.

Anna Segre

Il pubblico al secondo incontro a Firenze di Dialogo Ebraico

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