La nostra Comunità è composta da tante anime. Gruppi diversi per età, interessi, grado di osservanza, opinioni sull’attuale situazione politica in Israele o sul ruolo della diaspora rispetto a Israele. Spesso anche i gruppi sono eterogenei al proprio interno e vivono in un confronto costante anche tra i propri membri. I locali della nostra Comunità sono a disposizione di tutti i gruppi e le associazioni che desiderano organizzare attività, ovviamente rispettando i vincoli della kasherut, di Shabbat e delle feste. Alcune di queste attività sono aperte a tutti coloro che vogliono partecipare, e per questo sono segnalate nel nostro notiziario, nel promemoria settimanale e sul sito. Naturalmente sono sotto la piena responsabilità dei gruppi e delle associazioni che le organizzano.
Questa, a mio parere, è la nostra forza. La forza di essere diversi ma essere comunque capaci di stare insieme e di dialogare. Lo slogan “Due ebrei, tre opinioni, una Comunità”, coniato molti anni fa per un evento della Federazione Giovanile Ebraica d’Italia, è oggi più attuale che mai. Di fronte all’antisemitismo che cresce sempre di più separarci e litigare tra di noi è la cosa più assurda e pericolosa che possiamo fare. Non litigare tra di noi, naturalmente, non significa pensare tutti la stessa cosa ma accettare il fatto che possiamo avere opinioni diverse.
Purtroppo in questi tempi la nostra capacità di dialogo sta pericolosamente diminuendo. Nei social media tendiamo a creare gruppi sempre più omogenei, vere e proprie bolle, in cui ognuno si rafforza nelle proprie convinzioni con la beata sensazione che siano largamente condivise. Un esempio per tutti è il DDL sull’antisemitismo in discussione in questi giorni alla Camera: in alcuni gruppi a cui appartengo, già di per sé orientati politicamente, c’è chi dà per scontato che chi è a favore del DDL sia un seguace dell’estrema destra israeliana e c’è chi è assolutamente certo che chi è contrario sia un antisemita o un ebreo che odia se stesso. Già solo preferire la definizione di antisemitismo dell’IHRA o la Jerusalem declaration rischia di far naufragare amicizie… Ma come siamo arrivati a questo punto? Dov’è finita la capacità di discutere dei Maestri del Talmud? Dov’è finito il nostro vanto di avere una Comunità pluralista?
Per fortuna siamo ancora capaci di unità nei momenti davvero significativi. Abbiamo festeggiato tutti insieme Sukkot, Sheminì Atzeret e Simchat Torà, abbiamo ascoltato insieme la lettura della fine e dell’inizio della Torà da parte del bravissimo Hatan Torà Giorgio Berruto, abbiamo ballato, cantato e fatto festa tutti insieme.
Saremo altrettanto uniti nel momento del lutto: questa sera e domani sera ricorderemo tutti insieme l’orribile attacco del 7 ottobre 2023, piangeremo tutti insieme le vittime. La Comunità ha organizzato un incontro alle 18 e un concerto alle 21; a questi due eventi hanno aderito più gruppi e organizzazioni, anche con idee molto diverse tra loro, e personalmente credo che sia una cosa bellissima, uno spiraglio di luce in questo periodo così buio, un punto fermo da cui ripartire per ricostruire la nostra capacità di dialogare, per riscoprire la forza della nostra unità nella diversità.
Anna Segre

