7 Aprile 2026

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Mentre stiamo per celebrare gli ultimi due giorni di Pesach, la festa della Liberazione dalla schiavitù d’Egitto, ci avviciniamo a un’altra festa della Liberazione, quella dell’Italia dal nazifascismo, che per gli ebrei segnò la fine delle persecuzioni. Di Anna Segre.

Mentre stiamo per celebrare gli ultimi due giorni di Pesach, la festa della Liberazione dalla schiavitù d’Egitto, ci avviciniamo a un’altra festa della Liberazione, quella dell’Italia dal nazifascismo, che per gli ebrei segnò la fine delle persecuzioni. La suggestione della vicinanza tra le due Liberazioni è sempre stata forte nella memoria di molti. Ancora più marcato l’accostamento con la Resistenza ebraica in tutta Europa, e in particolare con l’inizio dell’insurrezione del Ghetto di Varsavia del 1943, che si fa risalire proprio alla prima sera della festa di Pesach, e che viene esplicitamente ricordato nel Rituale della Rimembranza che alcuni usano leggere durante il seder in memoria dei sei milioni di ebrei uccisi nella Shoah.
Suggestioni e accostamenti che sono stati accolti anche in alcune Haggadot contemporanee per mezzo di citazioni e immagini; penso in particolare all’Haggadah della FGEI, che ha accompagnato molti di noi per decenni, in cui è riportato interamente il testo del Canto dei partigiani ebrei scritto nel 1943 da Hirsh Glick nel ghetto di Vilnius.
Quest’anno la nostra Comunità non potrà partecipare ufficialmente alle celebrazioni per la Liberazione perché il 25 aprile cade di sabato. In anni passati la tradizionale fiaccolata del 24 aprile era stata spostata per permettere la nostra partecipazione, ma quest’anno non è stato possibile. Dato il clima avvelenato degli ultimi anni (ricordo che l’anno scorso alla fiaccolata del 24 aprile il gonfalone della nostra Comunità è stato accolto da grida e insulti) ritengo che sarebbe stato irrealistico da parte nostra aspettarci una soluzione diversa, e, anzi, credo che dobbiamo essere grati alle autorità cittadine per aver anticipato almeno la cerimonia al sacrario del Martinetto dal 5 al 1 aprile per permetterci di partecipare.
È comunque importante far capire che anche se non saremo materialmente presenti alla fiaccolata del 24 aprile il nostro coinvolgimento nella festa della Liberazione non è meno forte. La Comunità ha già organizzato alcuni eventi, in particolare il 15 aprile la tradizionale marcia in ricordo del partigiano ebreo torinese Emanuele Artom e il 26 aprile la presentazione di Liliana Picciotto del database online sui resistenti ebrei d’Italia.
Oltre a questo sarebbe bello avere un momento di festa collettiva che sostituisca la fiaccolata a cui non potremo partecipare. Nell’ambito del Consiglio della Comunità è nata l’idea di far seguire alla presentazione del 26 una serata di canti partigiani da cantare tutti insieme, anche con coloro che vorranno unirsi alla nostra festa. Canti della Resistenza italiana, ovviamente, ma anche canzoni che ricordino la Resistenza degli ebrei al nazifascismo in ogni parte dell’Europa occupata, anche nei ghetti e nei lager. E non solo: la lotta contro il nazifascismo ha unito molte persone appartenenti a diversi popoli, anche provenienti da molto lontano, che hanno lottato insieme, e anche cantato insieme, ripreso o tradotto le canzoni gli uni degli altri, con affascinanti contaminazioni che sarebbe interessante ripercorrere almeno in parte. Nel nostro immaginario ogni Liberazione richiama le altre, i ricordi e le suggestioni si mescolano e si rafforzano a vicenda. Sarebbe molto bello organizzare una serata in cui si riesca a offrire almeno un piccolo saggio di tutto questo.
Qualunque contributo alla concretizzazione di questa idea sarà molto gradito.

Di Anna Segre

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