Il dodicesimo appuntamento annuale con il ciclo di conferenze storico-religiose a cura della Comunità Ebraica, dell’Amicizia Ebraico Cristiana di Torino e del Dipartimento di Studi Storici di Unito ci ha portato ieri, lunedì 5 ottobre, dalla sala del Centro Sociale fin nel cuore di Venezia, città da sempre culla di arte e cultura ma anch’essa gravata, negli anni Trenta e Quaranta, dal peso delle imposizioni di regime e poi in modo crescente dalla vergogna dell’antisemitismo e delle leggi razziste, dall’oppressione dell’occupante nazista e dalla caccia all’ebreo. Introdotto dalla prof.ssa Maria Beltramini, Giovanni Bianchi, docente all’Università di Padova, ha tracciato l’illuminante ritratto di due personaggi primari del mondo artistico e culturale veneziano di quel periodo, destinati a collaborare per lo sviluppo della conoscenza e dell’arte, ma anche per l’intreccio di fondamentali reti di solidarietà umana indispensabili in quei tempi bui. Da un lato ci ha parlato di Carlo Cardazzo, fiorentino, geniale collezionista e promotore di arte figurativa, dotato – al di là della sua formazione tecnico-pratica – dell’amore per l’arte, dell’intuito, della capacità imprenditoriale (e certo anche del patrimonio) necessari per raccogliere a casa sua e poi rendere disponibile al pubblico di amanti ed estimatori – nella sua galleria “Il Cavallino” – una collezione unica di opere di grandi artisti italiani contemporanei: De Chirico, Carrà, De Pisis, Sironi, Morandi, Campigli, e poi via via Scipione, Lucio Fontana, Marino Marini e Arturo Marini, ma anche di autori meno famosi eppure centrali quali Virgilio Guidi, Giuseppe Cesetti (che fu il suo vero ispiratore e pungolo), o l’espressionista Gino Rossi. Tra i pittori oggetto del suo oculato interesse di amatore/mercante emergeva postumo Amedeo Modigliani, morto nel 1920, la cui contestata grandezza cominciava pian piano ad emergere tra clamorose contestazioni e che dal 1938 sarebbe divenuta un tabù perché legata a un artista ebreo. Componente non secondaria della versatilità del personaggio Cardazzo era comunque il suo amore per tutte le arti, in primis la musica e la letteratura, tendenza che lo portò a farsi anche amico e collaboratore di Malipiero, Petrassi, Casella, a pubblicare “quaderni” con dipinti – brani musicali – versi poetici (fra gli altri, alcuni di Umberto Saba), a promuovere la traduzione italiana di classici “scomodi” come Apollinaire e Mallarmé.
Fu proprio l’interesse per le avanguardie letterarie a legarlo al critico Aldo Camerino, veneziano, amante delle espressioni foniche della lingua, per anni prestigiosa firma culturale di vari quotidiani nazionali e traduttore di importanti autori soprattutto francesi, in continuo contatto epistolare con i grandi della letteratura italiana: la seconda figura tratteggiata ieri da Giovanni Bianchi. Dal settembre 1938, in quanto ebreo, Camerino cade in un precipizio economico e sociale. Non può più scrivere sui giornali, vive sempre più forzatamente isolato, dal dicembre 1943 – durante l’occupazione nazista – deve addirittura scomparire e nascondersi in casa di amici che lo proteggono. Cardazzo viene in suo soccorso: gli permette di pubblicare con altri nomi (Marco Lombardi, Angelo Bianchi, Enrico De Mola) le prime traduzioni italiane di Apollinaire, Mallarmé, Joyce, Valery, contributo fondamentale alla conoscenza nel nostro paese dei recenti sviluppi della letteratura francese. L’intervento dell’imprenditore d’arte fu un aiuto concreto alle esigenze economiche e sociali di un ebreo ingiustamente perseguitato, che solo dal maggio 1945 poté riprendere a firmare come Aldo Camerino le sue recensioni e le sue traduzioni, fra le quali quelle del manifesto del surrealismo di André Breton e delle poesie di Paul Eluard.
Il 1943-44 era l’epoca truce durante la quale il Presidente della Comunità Ebraica di Venezia Giuseppe Jona si uccise pur di non dover rivelare i nomi degli ebrei veneziani perseguitati; erano i giorni amari in cui il Rabbino Adolfo Ottolenghi scelse di essere deportato coi suoi correligionari. Il piccolo grande episodio di solidarietà di Carlo Cardazzo verso Aldo Camerino non solo fu prezioso per non interrompere lo sviluppo e l’apertura della cultura italiana, ma soprattutto fu capace di illuminare quel periodo nero con la luce dell’incontro, dell’umanità, della vicinanza di cui la società e la cultura stessa non possono fare a meno.
David Sorani

