8 Settembre 2026

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Circa 260 visitatori alle sinagoghe di Torino, 51 a quella di Asti, 43 ad Alessandria, 56 a Carmagnola, 73 a Cuneo 24 a Saluzzo e 93 a Mondovì: seicento ospiti per una Comunità che da non molto ha festeggiato i suoi primi seicento anni di vita; a questi dobbiamo sommare coloro che hanno scelto di visitare i ghetti di Chieri, Ivrea e Torino e i cimiteri ebraici di Chieri e Ivrea. Di Anna Segre.

Circa 260 visitatori alle sinagoghe di Torino, 51 a quella di Asti, 43 ad Alessandria, 56 a Carmagnola, 73 a Cuneo 24 a Saluzzo e 93 a Mondovì: seicento ospiti per una Comunità che da non molto ha festeggiato i suoi primi seicento anni di vita; a questi dobbiamo sommare coloro che hanno scelto di visitare i ghetti di Chieri, Ivrea e Torino e i cimiteri ebraici di Chieri e Ivrea.
Una partecipazione più che soddisfacente per una data così anticipata, con un caldo ancora più che estivo.
La Giornata è stata aperta dal Presidente della Comunità, Dario Disegni, seguito come di consueto dai saluti delle autorità e dei rappresentanti di altre religioni.
Molto interessanti e molto apprezzati anche i due eventi della Giornata: al mattino la conferenza della scrittrice e poetessa Sarai Shavit, tradotta magistralmente da Raffaella Scardi (interprete, insegnante di ebraico e traduttrice), dal titolo La storia poetica della scrittura d’amore ebraica. La poesia dai tempi della Bibbia a oggi. Al pomeriggio l’incontro dal titolo “I Midrashim e l’ambivalenza degli affetti. Amore e disamore nella vita di coppia”, un dialogo tra Ruth Mussi, insegnante e collaboratrice dell’Ufficio Rabbinico, e Giuseppe D’Agostino, Presidente del Centro Torinese di Psicoanalisi (Società Psicoanalitica Italiana), moderati da Sarah Randaccio, psicanalista ed ex Consigliera della nostra Comunità.

Sarai Shavit: poesia d’amore in ebraico

La scrittrice e poetessa Sarai Shavit ha parlato di tre principali periodi e ambienti in cui è fiorita la poesia in ebraico in terra d’Israele: il gruppo “Yachdav” nato nel 1939, che pubblicava la rivista “Turim”; il gruppo “L’Krat”, attivo dal 1973 al 1982, e la poesia prodotta dopo il 7 ottobre 2023. Si tratta in tutti e tre i casi di una poesia nata in tempi di guerra e di sofferenza, di fronte a cui gli scrittori sentivano e sentono una responsabilità etica e politica. Si è soffermata in particolare su due figure di poeti appartenenti rispettivamente al primo e al secondo periodo: Leah Goldberg (1911-1970) e Yehuda Amichai (1924–2000). Entrambi fecero scelte che suscitarono inizialmente critiche molto aspre, come sempre accade ai grandi che sono troppo avanti per la loro epoca. Della Golberg non fu apprezzata la scelta di parlare di amore in tempo di guerra, cui lei replicò che neppure in tempo di guerra il poeta deve dimenticare i veri valori della vita: anzi, proprio in tempi non umani è impellente il compito dello scrittore di ricordare agli uomini che sono umani ed è permesso amare. Yehuda Amichai (che in seguito avrebbe affermato che senza la guerra non sarebbe diventato poeta) arrivò relativamente tardi a scrivere poesie d’amore per una donna; Sarai Shavit si è soffermata in particolare sulla rivoluzione nel linguaggio della poesia d’amore in lingua ebraica da lui operata con la scelta di parlare della donna amata nella sua quotidianità; come esempio la Shavit ha citato un incipit straordinario e indubbiamente sconcertante per l’epoca: “Ti vedo aprire il frigorifero illuminata dall’interno da una luce che viene da un altro mondo”.
Leah Golberg e Yehuda Amichai hanno in comune i riferimenti continui al testo biblico, ben conosciuto da entrambi, e in particolare il libro che parla di amore per eccellenza, Il Cantico dei Cantici. Ma il confronto con il Tanakh è una caratteristica inevitabile per tutti gli autori in lingua ebraica, che ne siano o meno consapevoli; a dimostrazione di ciò la Shavit ha concluso il suo intervento raccontando un divertente episodio relativo a lei stessa: una presentazione in Italia del suo libro Lettera d’amore e d’assenza (Neri Pozza), in cui era stato un intervento dal pubblico a farle notare le numerose citazioni bibliche contenute nel suo testo.

Ruth Mussi e Giuseppe D’Agostino: dialogo tra midrash e psicoanalisi

Molto affascinante nel pomeriggio il dialogo a proposito di alcuni testi del Talmud relativi alle relazioni coniugali. Ruth Mussi dopo un’introduzione sul modo tutt’altro che romantico con cui questi temi sono affrontati nella letteratura rabbinica, ben diverso dallo stile del Cantico dei Cantici, si è soffermata in particolare sul midrash che racconta di un rabbino che lascia la moglie per studiare la Torah e una volta si dimentica di tornare a casa nell’unico giorno dell’anno in cui era solito farlo, Kippur, con conseguenze tragiche: la lacrima della donna fa crollare il tetto su cui lui si trovava. O forse era solo un sogno con cui la moglie ha elaborato correttamente la propria rabbia? O il tetto che crolla rappresenta il narcisismo del marito? Oppure si può parlare di psicosi? Le tre interpretazioni del midrash in chiave psicanalitica proposte da Giuseppe D’Agostino ci mostrano quanto siano feconde le intersezioni tra il midrash e una disciplina forse non a caso nata da un ebreo. Peraltro, a proposito di ego da ridimensionare, D’Agostino ha citato la torre di Babele e il progetto dell’architetto Antonelli che alla Comunità ebraica torinese di allora sembrò quasi volerla imitare: un progetto davvero troppo ambizioso per una sinagoga, che sarebbe poi diventato il simbolo della nostra città, la Mole Antonelliana.

Poiché questa volta non si tratta solo di una giornata ma di un’intera settimana della cultura, ricordiamo i prossimi due appuntamenti: stasera, 8 settembre, alle 21 al Centro sociale lo spettacolo-concerto “Un Dybbuk per i nostri tempi” sul tema del “Dybbuk” e sulla leggendaria e affascinate figura di Shloyme An-Sky, di e con Miriam Camerini (voce), Angelo Baselli (clarinetto) e Gianluca Casadei (fisarmonica).
Domani, 9 settembre, alle 17 alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino (piazza Carlo Alberto 3) la Tavola rotonda letterario-musicale dedicata ancora a Yehuda Amichai

Anna Segre

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