Il 15 del mese ebraico di Av, che inizia stasera, è la festa dell’amore secondo la tradizione ebraica. È sorprendente trovare una data antica, che risale ai tempi della Mishnà, che festeggia l’amore, senza ricordare nessuna guerra o tentativo di altri popoli di annientarci, fisicamente o spiritualmente; non meno sorprendente è la vicinanza di questa data al periodo di lutto intenso terminato da poco in cui abbiamo ricordato la distruzione dei nostri templi, causata, per il secondo, dall’odio gratuito tra le persone.
Tu Be-Av (il 15 di Av) viene menzionato per la prima volta nella Mishnà, dove si afferma: “Non vi furono giorni più lieti per Israele del quindicesimo giorno di Av e del Giorno dell’Espiazione (Yom Kippur).” (Trattato Ta’anit, capitolo 4).
Lo stesso passo descrive come le giovani donne di Gerusalemme fossero solite uscire a danzare tra i vigneti indossando abiti bianchi presi in prestito, con l’obiettivo di trovare un possibile futuro marito. Perché indossavano proprio abiti prestati? La ragione era semplice: “per non mettere in imbarazzo chi non ne possedeva”. In altre parole, si voleva evitare di umiliare chi non aveva i mezzi per acquistare vestiti nuovi, creando così un contesto di uguaglianza e una rete di solidarietà tra tutte le ragazze. Questa è una risposta bellissima ed originale all’odio gratuito che caratterizzava il periodo precedente, insinuando e facendoci capire che la gioia di una persona non toglie nulla dalla gioia di un’altra, e che contribuire al successo di un’altra persona può soltanto aiutare noi stessi. Mentre ballavano, così ci racconta la Mishnà, le ragazze cantavano: “Giovane, alza gli occhi e guarda bene chi scegli. Non fissare lo sguardo sulla bellezza, ma sulla famiglia.” Come è scritto: “La grazia è ingannevole e la bellezza è effimera; la donna che teme il Signore è quella che merita lode.” (Proverbi 31:30)
Questo breve testo ci insegna la differenza tra romanticismo e amore duraturo ma anche il senso pratico delle donne di Israele: danziamo, sì, ci emozioniamo, ci innamoriamo… Ma vediamo anche il giorno dopo. La bellezza è una virtù, ma lo è anche l’appartenenza ad una famiglia ricca di valori ed importante. La bellezza verso cui ci orientiamo non è solo quella dell’aspetto esteriore, ma anche la bellezza delle azioni, dell’alleanza che si costruisce insieme, dei frutti del proprio operato. L’amore autentico si riconosce e si coltiva attraverso ciò che due persone costruiscono insieme: i loro valori, il loro impegno reciproco e le opere che danno forma alla loro vita comune. Con un sorprendente senso dell’umorismo, il testo continua: “e se non c’è né bellezza né appartenenza a una famiglia importante, prendeteci lo stesso, e questo verrà considerato come un atto di bontà verso il Cielo.” (Taanit 31). Alla fin fine, dicono, quello che conta è la disponibilità a costruire una vita insieme, a condividere un progetto di vita, a mettersi in gioco.
Nel Talmud babilonese, vengono ricordati diversi eventi storici lieti che, secondo la tradizione, ebbero luogo proprio il 15 di Av (Tu Be-Av). Tra i più significativi troviamo la revoca del decreto divino che aveva condannato a morire nel deserto la generazione dell’Esodo che aveva peccato mostrando timore ed esitazione ad entrare nella terra di Israele. Troviamo, anche, il permesso rinnovato ai membri della tribù di Beniamino di sposarsi con le altre tribù, ponendo fine al divieto imposto dopo il tragico episodio di una guerra civile tra le tribù di Israele. Il Libro dei Giudici racconta che, durante una festa celebrata ogni anno nella città di Shiloh, in occasione della quale le giovani donne uscivano a danzare tra i vigneti, le ragazze vennero “rapite” dagli uomini della tribù di Beniamino, permettendo così alla tribù di sopravvivere.
Tu Be-Av era una festa importante anche nel periodo del pre-Stato di Israele nello Yishuv, la comunità ebraica insediata nella Terra d’Israele prima della fondazione dello Stato. In alcuni insediamenti, probabilmente ispirandosi ai riferimenti agricoli presenti nelle fonti antiche, si decise di celebrare questa ricorrenza anche come festa della vendemmia e del vino, mentre in altre località era tradizione riunirsi per danze popolari. Nel racconto “Il quindicesimo giorno di Av nella Terra d’Israele”, pubblicato nel 1903 da Ze’ev Ya’avetz, vengono descritte le celebrazioni di Tu Be-Av nella colonia agricola di Rishon LeZion, dove la ricorrenza aveva un significato speciale: la città era stata infatti fondata proprio in quel giorno. Nel 1912, il quotidiano HaTzvi, diretto da Eliezer Ben-Yehuda, pubblicò un appello affinché Tu Be-Av fosse proclamato festa nazionale. Nel corso degli anni Venti, inoltre, vennero organizzati raduni giovanili in onore di questa ricorrenza gioiosa.
Il legame tra amore, musica e danza continua ancora oggi. Dal 1978 al 2011, ogni anno a Tu Be-Av si è svolto sulle rive del Lago di Tiberiade (Kinneret), presso Tzemach, il festival “Leil Ahavah” (“Notte dell’Amore”), che ospitava alcuni dei più importanti musicisti israeliani e attirava visitatori da tutto il Paese. Dal 2009, inoltre, nel villaggio di Shiloh si tiene ogni anno, in occasione di Tu Be-Av, il festival di danza femminile “Mecholalot BaKeramim” (“Danzatrici tra i vigneti”). L’evento rende omaggio all’antica tradizione descritta nelle fonti rabbiniche e rappresenta un modo suggestivo e gioioso di celebrare l’amore.
E, infine, un sondaggio: Nel 2019, il Jewish People Policy Institute (JPPI) ha deciso di verificare quale delle due ricorrenze fosse più sentita dagli israeliani: San Valentino o Tu Be-Av. I risultati sono stati molto chiari: il 10% degli israeliani dichiarava di non sapere che cosa fosse San Valentino, mentre solo l’1% non conosceva Tu Be-Av. La notizia sottolinea come, almeno secondo quel sondaggio, la tradizionale festa ebraica dell’amore continui a essere percepita dagli israeliani come più significativa della ricorrenza importata dall’Occidente.
Ruth Mussi
Nella foto: ragazze che danzano a Tu Be-Av a Hadera, agli inizi del XX secolo.*Dall’Archivio del Museo Khan di Hadera.Fotografia: Sonia Kolodny – licenza CC BY 2.5 Pubblicato su NLI.


