Il Salone del Libro che si è appena concluso ha visto, tra molti eventi interessanti, anche un breve dialogo tra due persone che per motivi diversi (origine o iscrizione alla Comunità) possono essere definite “ebrei torinesi”: Anna Foa e Gabriele Segre. L’incontro si è tenuto domenica scorsa allo stand della Stampa, moderato da Francesca Sforza.
Personalmente ho trovato un po’ urtante il modo in cui fin dalla prima domanda la moderatrice ha liquidato tutte le preoccupazioni sul crescente antisemitismo dichiarando sbrigativamente che oggi viene definita antisemitismo qualunque critica all’attuale governo israeliano. Anna Foa ha invece ammesso che l’antisemitismo esiste ed è un problema molto grave, aggiungendo che proprio per questo non bisogna confonderlo con ciò che antisemitismo non è; non c’è stato però il tempo di chiarire con esempi concreti dove debba essere posto a suo parere quel confine, per esempio se si possa o no parlare di antisemitismo quando si mette in discussione non il governo israeliano attuale ma l’esistenza stessa di Israele.
Ho trovato veramente molto acute e illuminanti alcune considerazioni di Gabriele Segre che in poche parole ha posto l’accento su nodi problematici che troppo spesso sono sottovalutati o non considerati per nulla: l’importanza di tenere conto anche dei traumi che le persone e i popoli hanno subito e su quanto sia dannoso evocarli a sproposito; il pericolo delle strumentalizzazioni (la cosa più pericolosa da fare se si vuole la pace – ha affermato – è fare del conflitto un simbolo di qualcos’altro); la necessità di confrontarsi con il presente senza guardare a un passato che non può tornare.
Il discorso era più centrato su Israele e sugli israeliani che su noi ebrei diasporici. Nel breve incontro non c’è stato il tempo di confrontarsi sulla percezione dell’antisemitismo nelle nostre Comunità, e non sarebbe stata neanche la sede adatta. È comunque un fenomeno sconcertante. Perché alcuni nostri iscritti e simpatizzanti vedono l’antisemitismo come un problema gravissimo e altri sembrano non vederlo affatto? Perché si notano differenze clamorose (molto più marcate di quanto è emerso nel garbato dialogo tra Anna Foa e Gabriele Segre) anche tra persone che su Israele hanno opinioni molto simili? Dipende dalle diverse esperienze vissute? Dai diversi gruppi e ambienti frequentati? Dalle bolle in cui ciascuno di noi si chiude talvolta anche inconsciamente?
Sarebbe bello poter ospitare nella nostra Comunità un incontro come quello di domenica scorsa al Salone. Sarebbe bello, in generale, avere un momento di vero dialogo, che dia la possibilità di confrontare le diverse percezioni dell’antisemitismo, e le diverse opinioni su quali siano i mezzi appropriati per combatterlo. La serata di lunedì prossimo, 25 maggio, sui disegni di legge per contrastare l’antisemitismo potrebbe essere un’ottima occasione, purché ci sia la possibilità di far emergere anche i dubbi e le contrarietà.
Anna Segre


