10 Gennaio 2026

In questo articolo:

Concerto interreligioso per la pace al Sermig unisce musicisti e testi sacri diversi, promuovendo dialogo, responsabilità, pluralismo e speranza condivisa.

“Dal silenzio al dialogo, dall’ascolto all’armonia…” è il titolo scelto quest’anno per il concerto interreligioso per la pace tenuto al Sermig – Arsenale della Pace, il 1° gennaio di fronte a un pubblico numeroso, con autorità e rappresentanti delle diverse confessioni religiose presenti a Torino; per la Comunità Ebraica di Torino hanno partecipato la Vicepresidente Anna Segre e la Consigliera Carla D’Asdia.
Si può definire interreligiosa anche l’orchestra, la prima di questo genere in Europa, formata da dieci musicisti professionisti di diverse fedi che si sono esibiti a titolo gratuito, convinti dell’importanza dell’iniziativa e del suo forte valore simbolico.
Il concerto è stato preceduto dal saluto di Rossana Tabasso, presidente dell’Arsenale della Pace, e dai discorsi introduttivi dello scrittore Younis Tawfik, di Valentino Castellani, Presidente del Comitato Interfedi della Città di Torino, di Giampiero Leo, vicepresidente del Comitato regionale per i diritti umani e Walter Nuzzo, vicepresidente del Comitato Interfedi e cofondatore del Coordinamento Interconfessionale “Noi siamo con Voi”, che ha condotto la serata presentando l’orchestra e i brani (di musica classica molto conosciuti, come Eine Kleine Nachtmusik di Mozart o Sul bel Danubio blu di Strauss). Oltre al dialogo tra i diversi strumenti – è stato rilevato – la musica comporta anche un dialogo con il compositore: ogni direttore e ogni orchestra dà una propria interpretazione al suo messaggio. Metafora originale che si adatta bene anche al tema del confronto tra le religioni.
Mentre l’orchestra suonava sullo sfondo comparivano passi di testi sacri o di personalità appartenenti a diverse religioni, riguardanti non solo la pace ma vari temi che si potevano in qualche modo ricondurre a quello della responsabilità dell’uomo, verso gli altri uomini, verso la divinità o verso il creato, con diverse richieste e diverse promesse di ricompense, terrene o ultraterrene: un dialogo tra testi che non nasconde le differenze ma le presenta come una ricchezza. Apprezzabile la presenza, oltre al Salmo 31 e all’immancabile Isaia, di un passo dal Qohelet Rabbà, una voce specificamente ebraica.
Giusto e doveroso (data l’incresciosa aggressione subita recentemente) nei discorsi introduttivi il ringraziamento al quotidiano La Stampa per il suo pluralismo. Importante anche la menzione del Tavolo della Speranza, iniziativa di cui la nostra Comunità è stata parte attiva.

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