Il 21 ottobre, presso la Comunità Ebraica di Torino, si è svolto un incontro interessante dedicato al tema della cura e della guarigione nella Bibbia e nel Corano, un’occasione di approfondimento e dialogo tra tradizioni religiose, testi sacri, culture e gusti.
L’iniziativa, organizzata dal Dipartimento di Studi Umanistici in collaborazione con la Comunità Ebraica di Torino e Dar al Hikma, ha ricevuto il patrocinio del Coordinamento Interconfessionale del Piemonte e si è svolta nell’ambito di Sharplab (Shared Religious Places), il centro interuniversitario che riunisce l’Università di Torino, il Politecnico di Torino, l’Università di Roma La Sapienza e l’Università Roma Tre.
L’incontro ha rappresentato la seconda parte del progetto di Terza Missione “Il libro ebraico come fonte documentale e oggetto materiale”, ideato e promosso dalla professoressa Chiara Pilocane e sostenuto dal Dipartimento di Studi Umanistici. La prima parte del progetto si era svolta tra settembre e ottobre, con una conferenza e una mostra presso l’Archivio di Stato.
Ad aprire l’incontro, dopo i saluti calorosi di Dario Disegni, Presidente della Comunità ebraica, che ha ribadito l’importanza degli incontri interculturali basati sui testi sacri, è stato Alessandro Mengozzi, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici. Sono quindi intervenuti la professoressa Chiara Pilocane, docente di Lingua e Letteratura Ebraica, e professor Francesco Grande, docente di Lingua e Letteratura Araba, che hanno proposto due percorsi ricchi e complementari attraverso i testi sacri dell’ebraismo e dell’islam.
La professoressa Chiara Pilocane ha approfondito il concetto biblico di Dio come unico guaritore e il ruolo della preghiera, intesa come strumento di guarigione, ma non come garanzia di un risultato automatico. Questa concezione contribuisce a spiegare la relativa scarsità, nella Bibbia, di descrizioni dettagliate delle pratiche terapeutiche. La relazione ha affrontato anche il tema della malattia come punizione, presente persino nei testi giuridici, e le difficoltà legate all’interpretazione e alla traduzione dei termini biblici che indicano infermità, malattie e sintomi.
Attraverso numerosi esempi tratti dalle Scritture, sono stati inoltre esaminati oggetti e figure legati alla guarigione, come il serpente di bronzo e i profeti Elia ed Eliseo. Particolare attenzione è stata dedicata ai racconti di resurrezione, considerati la massima espressione della guarigione in quanto manifestazione della potenza divina, e alle figure di mediazione attraverso cui la guarigione può compiersi.
Il Professor Francesco Grande ha invece esplorato i riferimenti alla medicina e alla cura nelle diverse sure del Corano, evidenziando come numerosi passi dedicati a questi temi si trovino nelle sure meccane, tra le più antiche del testo. La relazione ha messo in luce anche le sfumature linguistiche dei diversi verbi arabi che vengono comunemente tradotti in italiano con il verbo “curare”, mostrando quanto le scelte linguistiche siano importanti per comprendere il significato dei testi. Sono state inoltre approfondite le diverse forme di cura presenti nel Corano: quella spirituale, quella fisica, quella legata all’esortazione a determinati comportamenti e quella di carattere magico.
Il confronto tra i due interventi ha offerto al pubblico l’opportunità di riflettere sulle diverse modalità con cui le tradizioni ebraica e islamica affrontano il rapporto tra malattia, guarigione, preghiera e intervento divino, mettendo in evidenza tanto le specificità di ciascuna tradizione quanto alcuni temi condivisi.
Una nota personale: è stato molto interessante notare come alcune pratiche ebraiche antiche sono ancora in uso presso alcune comunità israeliane: le radici delle mandragole, i Dudaim, una pianta antica descritta nella Bibbia come un aiuto alla fertilità (Bereshit 30), sono ancora utilizzate, in casi di infertilità. Un riferimento alla vicenda della guarigione miracolosa di Miriam, sorella di Moshè, dopo la malattia della lebbra, è la recitazione della preghiera più corta nella Bibbia, la preghiera di un fratello per sua sorella: “El nà refà nà là”, Dio, per favore, guarisci per lei (Bemidbar 12). Ancora oggi queste cinque parole vengono recitate in momenti di crisi come una malattia grave o un’operazione complessa.
Alla conferenza hanno partecipato studenti universitari e persone interessate provenienti dalla Comunità Ebraica e dalla cittadinanza, in un clima di curiosità e confronto.
Al termine dell’incontro, il dialogo è proseguito in un momento conviviale, accompagnato da una degustazione di specialità della cucina ebraica preparate dal catering kasher Enò, di via Galliari.
La professoressa Chiara Pilocane ha illustrato l’origine e il significato culturale di alcuni dei piatti proposti, mostrando come anche la cucina possa raccontare la storia delle comunità ebraiche e delle loro tradizioni.
Tra le specialità degustate c’era il “sabich”, piatto della tradizione ebraica irachena il cui nome è comunemente collegato alla parola araba ṣabāḥ, «mattina». Nato come pietanza da consumare la mattina dello Shabbat, è tradizionalmente composto da uova sode, patate e melanzane fritte.
Sono stati proposti anche i “latkes”, frittelle tipiche della tradizione ebraica dell’Europa orientale, particolarmente legate alla festa di Chanukkà, durante la quale i cibi fritti nell’olio richiamano simbolicamente il miracolo dell’olio del Tempio.
A concludere la degustazione, i “rugelach”, piccoli dolci arrotolati a forma di cornetto, caratteristici della tradizione ebraica ashkenazita e preparati, tra le altre varianti, con ripieni di cacao e cannella.
La degustazione ha così aggiunto un’ulteriore dimensione all’incontro: accanto alla riflessione sui testi sacri, il cibo ha offerto un modo concreto e coinvolgente per avvicinarsi alla memoria, alla storia e alla ricchezza delle tradizioni ebraiche.
Il secondo incontro del ciclo “Ebraismo e Islam. La cura del corpo e dell’anima“, intitolato “La medicina nella tradizione medievale araba ed ebraica“, si terrà mercoledì 4 novembre 2026 alle ore 18:00.
Mentre il primo appuntamento del 21 ottobre si è svolto in Piazzetta Primo Levi, questo secondo incontro cambierà sede e si terrà presso il Centro Culturale Dar al Hikma (in via Fiocchetto 15, Torino).
Ruth Mussi




