Magia nera, misteri, fantasmi; la parola dybbuk (uno spirito maligno o un’anima in grado di possedere gli esseri viventi) evoca subito quel mondo inquietante di demoni e magia che si incontra spesso nella letteratura yiddish, per esempio in molti racconti di I.B. Singer. Il Dybbuk di Shloyme An-Sky (1920) non è da meno, ma è anche una potentissima storia d’amore, di quelle che commuovono e vincono il tempo, adattissima, dunque, alla Giornata Europea della Cultura Ebraica di quest’anno, dedicata appunto all’amore.
Giustamente Miriam Camerini nell’introduzione al suo spettacolo-concerto “Un Dybbuk per i nostri tempi” martedì scorso (8 settembre) ha definito il testo di An-Sky come una sorta di Romeo e Giulietta in versione yiddish e nel corso della serata ha evocato più volte il dramma shakespeariano. Da un certo punto di vista, in effetti, la vicenda può apparire simile (e simile a un’infinità di storie di amore e morte in tutte le culture di tutti i tempi), anche se in questo caso al posto di due famiglie rivali ci sono due amici così legati da stringere un patto che vincola per l’eternità i loro figli non ancora nati; mi permetto questo piccolo spoiler su una circostanza che nel dramma originale si scopre solo alla fine perché Miriam Camerini ce l’ha svelata fin dall’inizio; faceva peraltro lo stesso il film in yiddish del 1937 del regista polacco Michał Waszyṅski, di cui alcuni brevi spezzoni sono stati proiettati nel corso della serata, in un’affascinante alternanza con lo spettacolo dal vivo, come se Miriam Camerini (voce), Angelo Baselli (clarinetto) e Gianluca Casadei (fisarmonica) fossero personaggi del film usciti dallo schermo per recitare, suonare e cantare nel nostro Centro sociale. Altro effetto straordinariamente efficace è stata la prima comparsa del dybbuk, quando a tutti i presenti è parso davvero che Miriam Camerini parlasse con una potente voce maschile.
L’introduzione, utile per aiutare gli spettatori che non conoscevano la trama a orientarsi tra battute, musica e canzoni, è stata molto interessante anche perché ci ha fatto conoscere un po’ meglio la figura dell’autore del Dybbuk, la sua vita e in particolare le importanti ricerche etnografiche da lui svolte per documentare la vita delle comunità ebraiche nell’allora impero russo. Interessante anche sapere che An-Sky aveva idee socialiste ed era attivo nel Bund, cosa che potrebbe forse apparire strana per l’autore di un testo di magia e fantasmi; teniamo comunque presente che il mancato matrimonio dei due innamorati da vivi è dovuto alla colpevole superbia del ricco padre di lei.
Dato che viviamo anche noi in una città ricca di misteri e leggende di magia vale la pena di ricordare che fu proprio un musicista torinese, Lodovico Rocca, a comporre nel 1934 un’opera lirica basata sul dramma di An-Sky, intitolata appunto Il Dibuk.
Anna Segre

