28 Luglio 2026

In questo articolo:

In questo periodo in cui molti sono in vacanza e chi può fugge dal caldo le nostre funzioni sono poco frequentate anche di Shabbat. Una eccezione nel deserto estivo, però, è costituita dal digiuno di Tishà Be-Av, il 9 di Av. Di Anna Segre.

In questo periodo in cui molti sono in vacanza e chi può fugge dal caldo le nostre funzioni sono poco frequentate anche di Shabbat. Anche gli eventi culturali o ricreativi sono rimandati a settembre. Una parziale eccezione nel deserto estivo, però, è costituita dal digiuno di Tishà Be-Av, il 9 di Av, che quest’anno è stato dal 22 al 23 luglio, mercoledì e giovedì scorsi. In particolare mercoledì sera non erano pochissimi (per luglio) coloro che si sono ritrovati per leggere il libro di Ekhà, le Lamentazioni, al lume di candela e seduti per terra come vuole la tradizione.
Una tradizione universalmente diffusa, ma che a Torino è particolarmente suggestiva se non altro per un motivo pratico: dato che la nostra sinagoga si trova sotto il livello della strada, il buio oltre la debole luce delle candele è un buio vero, senza lampioni, luna o finestre di fronte ad attenuarlo. Al termine della lettura del libro di Ekhà si legge una kinà (elegia) in cui tutte le strofe terminano con la parola choshekh (buio); l’usanza torinese è di spegnere tutte le candele tranne quella dell’officiante; al termine della lettura anche l’ultima candela si spegne e si piomba in un buio pressoché totale, perfettamente adatto a rievocare il lutto per la distruzione del Primo e Secondo Tempio di Gerusalemme e per tutte le disgrazie avvenute il 9 di Av, e anche per tutte le angosce e le disgrazie di oggi. Dopo qualche istante, che sembra lunghissimo, di buio totale le luci si riaccendono per permettere ai presenti di uscire senza farsi male. Si ha quasi la sensazione di risvegliarsi da un sogno, o, più propriamente, da un incubo. Le luci, che dopo il buio sembrano più brillanti del solito, ci ricordano che sì, stasera abbiamo pianto ma domani ci consoleremo, piano piano le regole della giornata si faranno meno rigide e alla fine anche il digiuno avrà termine.
Il momento più buio spesso è proprio quello che precede la luce. Le usanze torinesi per la sera di Tishà Be-Av ci aiutano a ricordarlo.

Anna Segre

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