3 Giugno 2026

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La serata dal titolo Anticorpi democratici dello scorso 25 maggio ha attirato un pubblico piuttosto numeroso e variegato: ebrei e non ebrei, con diverse opinioni politiche, appartenenti a molti gruppi e organizzazioni. Il pubblico ideale per un confronto, che però per motivi di tempo è stato possibile solo in parte. Di Anna Segre.

La serata dal titolo Anticorpi democratici dello scorso 25 maggio ha attirato un pubblico piuttosto numeroso e variegato: ebrei e non ebrei, con diverse opinioni politiche, appartenenti a molti gruppi e organizzazioni. Il pubblico ideale per un confronto, che però per motivi di tempo è stato possibile solo in parte.
In effetti l’intento dell’Ucei nel promuovere la serata non era stato tanto quello di organizzare un dibattito tra diverse opinioni, quanto quello di far conoscere meglio il testo approvato dal Senato e attualmente in discussione alla Camera, illustrarne il contenuto e l’iter parlamentare, chiarire eventuali dubbi e rispondere a eventuali obiezioni.
Logico, quindi, che le relazioni introduttive siano state affidate a quattro parlamentari favorevoli al disegno di legge, appartenenti a diversi partiti e schieramenti. I quattro interventi successivi, programmati prima dell’apertura del dibattito vero e proprio, avevano la funzione di testimoniare attraverso esperienze dirette la gravità del fenomeno dell’antisemitismo contemporaneo, anche nella nostra città.
Interventi e testimonianze necessari, dunque, per capire di cosa parliamo quando parliamo di questa legge e quando parliamo di antisemitismo oggi (perché di entrambe le cose molti parlano senza cognizione di causa), ma che forse hanno preso uno spazio eccessivo, comprimendo inevitabilmente il tempo destinato all’esposizione di dubbi e critiche sulla legge e alle relative risposte. Con mio grande dispiacere, dato che molti avevano già lasciato la sala quando si è dato spazio agli interventi dal pubblico, non c’è stata l’occasione di ascoltare e discutere le obiezioni di chi teme che il ddl limiti la libertà di opinione, mentre si sono ascoltate quasi solo critiche di segno opposto, quelle di chi considera il disegno di legge inefficace poiché non prevede strumenti repressivi.
È difficile fare una comunicazione efficace quando le argomentazioni convincenti per gli uni rischiamo di diventare prove a sfavore per gli altri e viceversa. Dunque una serata come quella del 25 maggio non avrebbe mai potuto accontentare tutti. Personalmente avrei comunque cercato un modo per lasciare più spazio e tempo alle critiche e al dibattito. Non perché l’Ucei non possa avere una posizione chiara a favore della legge ma, appunto, perché una comunicazione efficace dovrebbe mirare a convincere chi non è d’accordo e per convincere qualcuno bisogna ascoltarlo e prendere seriamente in considerazione le sue obiezioni.
Se non era la serata giusta forse potrebbe essere utile organizzarne un’altra.

Anna Segre

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