31 Marzo 2026

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Giovedì 26 marzo presso la Facoltà Teologica di via XX Settembre si è svolto un interessante incontro organizzato dal Centro Culturale Piergiorgio Frassati, per riflettere sull’atteggiamento di Leone XIV rispetto al dialogo interreligioso. Di Irene Abbiate.

Giovedì 26 marzo presso la Facoltà Teologica di via XX Settembre si è svolto un interessante incontro organizzato dal Centro Culturale Piergiorgio Frassati, per riflettere sull’atteggiamento di Leone XIV rispetto al dialogo interreligioso.
Introduceva Giampiero Leo, vicepresidente del Comitato Regionale Diritti Umani e portavoce del Tavolo della Speranza; conduttore e moderatore era Matteo Matzuzzi, vaticanista del quotidiano “Il Foglio”; relatori erano Monsignor Francesco Saverio Venuto, docente di Storia della Chiesa, Yahya Pallavicini, Imam della moschea centrale di Milano e vicepresidente della Comunità Religiosa Islamica Italiana (CoReIs), e Rav Ariel Finzi, Rabbino Capo della Comunità ebraica di Torino.
Come ha subito rilevato Giampiero Leo prima di iniziare, non era presente alcun rappresentante della nostra Comunità.
Nell’introduzione Leo, in completo accordo con la visione di Leone, ha stigmatizzato la radicalizzazione di identità e conflitti, ma ha anche apertamente condannato l’atteggiamento falso dei giovani che con metodi violenti si dicono contro la violenza, la strumentalizzazione del 25 aprile e del recente referendum in chiave politica e ogni forma di antisemitismo anche mascherato.
Matzuzzi, che ho ammirato per la sua preparazione a tutto tondo, ha parlato con molta competenza e chiarezza sia del quadro politico e bellico medioorientale, sia su quanto finora si possa arguire dai primi passi e discorsi del nuovo Pontefice. Ne emerge l’impressione di una persona saggia, che non parla troppo per carattere, ma anche sapendo di poter essere facilmente strumentalizzata, con l’intenzione di riprendere il discorso interrotto di Benedetto XVI, ma anche del Concilio Vaticano II, che ultimamente sembrava “passato di moda”.
Mons. Venuto, come indicato dal sottotitolo dell’incontro, si è principalmente riferito alle mosse compiute da Leone nel rievocare il concilio di Nicea del 325 EV e nel riallacciare i rapporti con il Patriarca Ortodosso Bartolomeo, fra l’altro in un momento in cui la chiesa russa se ne sta distaccando; si è cioè maggiormente concentrato sui passi che il Papa sta compiendo all’interno della Cristianità, comunque fondamentali per poter colloquiare con l’esterno.
Chi ha più centrato l’argomento dell’incontro è stato l’Imam Pallavicini, che ha esposto la lettura del pontificato di Leone da parte musulmana: ha citato due discorsi, uno di augurio per la fine del digiuno di Ramadan, e uno trasmesso dal Segretario di Stato Parolin per impostare uno studio del Corano e un dialogo islamo-cristiano. Pallavicini ha osservato, forse un po’ amaramente (anche noi ebrei abbiamo lo stesso problema) che a volte è più complesso instaurare un dialogo INTRA religioso che non inter-religioso.
Rav Finzi, da parte sua, ha ammesso di sapere ancora poco di intenzioni e passi del nuovo Pontefice, ma di essere fiducioso viste le premesse pragmatiche e le affermazioni preliminari che sembrano prendere le distanze dal recente passato. Il suo intervento, che poteva sembrare fuori tema, è invece stato molto apprezzato da parte del pubblico, perché ha posto le premesse metodologiche a qualsiasi dialogo, esponendo fra l’altro i sette principi di Hillel che sono alla base delle discussioni talmudiche, e ha chiaramente distinto il piano religioso di iniziative come questa, che vedono senz’altro coinvolte persone colte, di buona volontà e in buona fede, da quello politico con le sue distorsioni e falsità. Sopravvivere e difendersi non significa affatto derogare ai principi etici superiori che dovrebbero unire tutti gli uomini.
A mio modesto parere, se avessimo a che fare solo con cristiani e musulmani come questi, senza pericolose derive estremiste e falsamente religiose, il mondo sarebbe molto migliore.

Di Irene Abbiate

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