Strappo alla regola

Lacerare (qorea’) e tagliare secondo forma determinata (mechattekh) sono a loro volta Melakhot proibite di Shabbat. A priori é  opportuno aprire prima di Shabbat tutte le confezioni e
le bottiglie del cui contenuto si farà uso di Shabbat.
Si permette di Shabbat l’apertura di confezioni di cibo, bevande
o altro contenuto utile che non segua una forma determinata.
Costituisce un problema se l’apertura provoca la creazione di un recipiente che si presti a essere riutilizzato una volta svuotato di ciò che attualmente
contiene. Il nuovo recipiente può anche essere il tappo di una bottiglia, che fino all’apertura della bottiglia costituiva tutt’uno con essa.
E’ lecito secondo tutti:
– rimuovere il cerchietto che circonda il tappo di plastica di molti barattoli
contenenti mayonnaise, senape, ecc.;
-rimuovere la linguetta all’interno del tappo di bottiglie d’olio, cartoni di latte, succo, ecc.;
– aprire una lattina da bere (neanche la Melakhah di “tagliare secondo forma
determinata” è operativa in questo caso, dal momento che non ci curiamo
della forma, né della misura del taglio e la linguetta metallica è già predisposta a questo scopo);
– strappare la pellicola interna al tappo dei barattoli di Nescafè e l’alluminio
dei barattoli di yoghurt (facendo possibilmente attenzione a non tagliare o cancellare scritte o disegni);
Secondo alcuni è proibito aprire di Shabbat il tappo a vite di una bottiglia, di metallo o plastica, del quale rimane l’anello inferiore nel collo della bottiglia stessa (situazione comune in alcuni vini dolci e nel succo d’uva), perché questo tipo di tappo si presta a essere riutilizzato. Se ci si è dimenticati di compiere l’operazione prima di Shabbat è oppurtuno praticare nel tappo dall’alto un largo buco con un coltello in modo da renderlo inservibile (facendo possibilmente attenzione a non tagliare o cancellare scritte o disegni),
dopodiché quanto resta del tappo può essere rimosso.
Il tappo seghettato che non può essere più riutilizzato e il tappo di sughero non costituiscono invece problema e possono essere rimossi anche con l’ausilio del cavatappi.
Strappare o tagliare la carta igienica è proibito. Si deve pertanto prepararla già tagliata prima di Shabbat o servirsi di fazzolettini (tissues) separati fra loro.

Energia rinnovabile

La prima traduzione della Torah in un’altra lingua fu la Septuaginta, realizzata intorno al II sec. A.e.v. in Egitto sotto il regno di Tolomeo II. Il Talmud nel trattato di Meghillah (9a) afferma che i sapienti che contribuirono al progetto cambiarono deliberatamente la resa di alcuni testi, perché erano convinti che una traduzione letterale sarebbe stata semplicemente incomprensibile per il lettore greco. Una di queste modifiche riguarda la frase che tutti conosciamo perché fa parte del qiddush “wayikhal Eloqim bayom hashevi’ì melakhtò asher ‘asah – Iddio avendo nel giorno settimo terminata l’opera ch’Egli fece”. I sapienti mutarono questa espressione e scrissero che H. terminò l’opera il sesto giorno. Cosa era difficile capire? Forse è più comprensibile che il mondo sia stato creato da H. in sei giorni piuttosto che in sette? Sembra sconcertante, ma è così. I greci non intendevano lo Shabbat come parte integrante della creazione. Cosa c’è di creativo nel riposo? Cosa realizziamo se non facciamo, se non lavoriamo, se non inventiamo? Questa idea sembra un non-sense. Le testimonianze degli autori greci ci fanno sapere che lo Shabbat suscitava la loro ilarità. Gli ebrei non lavorano un giorno alla settimana perché sono pigri. L’idea che quel giorno potesse avere un proprio valore indipendente non li sfiorava. Stranamente e repentinamente, in quegli stessi anni, l’impero di Alessandro Magno andava sgretolandosi, così come Atene che aveva dato i natali ai più grandi pensatori e scrittori della storia. Le società, così come i singoli individui, possono andare in sovraccarico. Questo succede quando non si ha un giorno di riposo. Come diceva Achad ha-‘am; più di quanto il popolo ebraico abbia mantenuto lo Shabbat, lo Shabbat ha mantenuto il popolo ebraico. Il riposo settimanale mette al riparo dai cortocircuiti. Lo Shabbat, che incontriamo nella parashah di Beshallach, è una delle più grandi istituzioni che il mondo abbia conosciuto. Ha cambiato il modo in cui il mondo ha pensato il tempo. Prima dell’ebraismo il tempo veniva misurato per mezzo del sole con il calendario solare di 365 giorni, basato sulle stagioni, o per mezzo della luna, basato sul mese, dalla durata di circa trenta giorni. La settimana non ha alcun fondamento nella natura, ma, nata dalla Torah, e diffusa per mezzo del cristianesimo e dell’Islam che l’hanno adottata, ora è adottata in tutto il mondo. Se l’anno dipende dal sole e il mese dalla luna, la settimana dipende dagli ebrei. La potenza dello Shabbat deriva dalla sua capacità di rendere liberi i singoli individui e la società nel suo insieme. Liberi dalle pressioni del lavoro, liberi dalle richieste dei datori di lavoro, liberi da una società consumistica, liberi di stare in compagnia di coloro che amiamo. A dispetto degli enormi cambiamenti che hanno caratterizzato gli stili di vita nei secoli, lo Shabbat ha saputo sempre reinventarsi. Per Mosheh era la liberazione dalla schiavitù del Faraone, nella società industriale da turni sfiancanti nelle fabbriche, oggi da notifiche e richieste di disponibilità H24. Lo Shabbat segna una rivoluzione culturale, ma anche concettuale, perché è un’utopia che trova la sua realizzazione. Viviamo in un mondo senza gerarchie, senza capi e impiegati, venditori e acquirenti, senza disuguaglianze di ricchezza e potere, senza il traffico, il frastuono della fabbrica e il clamore del mercato. Una pausa all’interno di movimenti sinfonici, una pagina bianca fra i capitoli dei nostri giorni, uno spazio equivalente ad una campagna nel pieno centro cittadino. Un’utopia, la fine del tempo piantata in mezzo al tempo. La vera libertà richiede secoli per trovare la propria realizzazione, l’abolizione della schiavitù, anche in società decisamente avanzate, è una conquista tutto sommato recente. Ma, una volta che lo Shabbat aveva messo in moto un certo processo, era inevitabile. Lo schiavo che ha conosciuto la libertà prima o poi spezzerà le proprie catene. Lo spirito umano ha la necessità di avere del tempo per respirare. Nella vita ci sono questioni urgenti e questioni importanti. Nella vita di tutti i giorni con la pressione del lavoro ci dedichiamo alle urgenze, ma ciò che dà senso alla nostra vita, ci dà appagamento e felicità sono le cose importanti, la famiglia, gli amici, la preghiera in cui ringraziamo per quanto abbiamo, la lettura e lo studio della Torah. Questo durante lo Shabbat si può ottenere con poco. E’ un’opera d’arte che noi stessi siamo in grado di creare, un’isola serena nella tempesta. I greci non capivano come un giorno di riposo potesse far parte della creazione. Eppure è così. Senza riposo per il corpo, pace per la mente, senza la coltivazione dei nostri legami di identità e di affetto, il processo creativo si ferma e muore. E’ l’entropia che porta i sistemi a perdere energia nel tempo. Il popolo ebraico resta vigoroso e creativo per via dello Shabbat la più forte fonte di energia rinnovabile a nostra disposizione.