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ORARI TRAMONTO



Sezioni

La presenza di un nucleo ebraico ad Acqui si fa risalire alla seconda metà del Quattrocento.Varie vicissitudini segnarono la vita della piccola Comunità, che dal 1731 fu costretta a risiedere nel ghetto.Circa 180 persone, destinate ad aumentare, si trovarono così obbligate ad abitare in un piccolo quartiere situato vicino alla fontana dell'Acqua Bollente.

La sinagoga

Rinnovata nel 1888 e dismessa negli anni Sessanta, si trovava ai portici Saracco. dalla seconda Dalla metà dell’Ottocento, l'emancipazione albertina permise ai circa 500 abitanti di esercitare i loro diritti civili e religiosi al pari degli altri cittadini.

Il cimitero
Ingresso generale via G. Romita,31, 15011 Acqui Terme AL
Ingresso diretto Via B. Salvadori, 31, 15011 Acqui Terme AL

Per Visite

Fra le prime presenze ebraiche, la figura di Abramo Vitale de Sacerdoti al quale, nel 1490, fu permesso di risiedere in città per aprirvi un banco di prestito. Nei secoli successivi, la sua famiglia ricoprì un ruolo di primo piano all’interno del gruppo ebraico e di fronte alla città, allora sotto il Ducato di Milano. Con il passaggio della città ai Savoia, nel 1707, le vicende degli ebrei si legano a quelle degli altri territori piemontesi, e nel 1723 venne istituito il ghetto. Fu scelta l’area dove la popolazione ebraica da tempo si era stabilita, fra le attuali vie Migliara, dei Martiri, Vochieri e Milano (all’epoca denominata Contrada degli Ebrei). Il ghetto di Alessandria fu il terzo più popoloso del Piemonte. Nonostante le modifiche ottocentesche, si conservano alcuni tratti caratteristici come i ballatoi di comunicazione interna e le sopraelevazioni. Dopo l’Emancipazione del 1848 molti ebrei alessandrini contribuirono a diverso titolo alla vita della città e dell’Italia risorgimentale. Nell’ultimo secolo, il fenomeno dell’inurbamento insieme alla persecuzione razziale ha portato la Comunità a ridursi drasticamente.

La sinagoga

La sinagoga di Alessandria, inaugurata  nel 1871, è il risultato della trasformazione di un edificio preesistente nel cuore dell’ex ghetto. Come in molte altre città, la Comunità volle celebrare l’Emancipazione del 1848 erigendo un nuovo tempio monumentale, simbolo dell’integrazione nella società locale. Si tratta di un’architettura eclettica con influenze neogotiche, specialmente nell’imponente facciata scandita da finestre ad arco e coronata da pinnacoli. L’interno dell’aula, ubicata al primo piano, è ispirato al modello delle chiese cristiane, con tevah e aron associati nel medesimo spazio e sedute per il pubblico rivolte ad essi. Sui lati brevi, si trovano due ordini di loggiati definiti da esili colonne: lungo la parete di ingresso il matroneo e, intorno alla grande nicchia dell’aron, il coro e l’armonium.

In seguito alle devastazioni naziste del 1944 gli arredi della sinagoga andarono distrutti o trafugati. Dopo la guerra, furono sostituiti con quelli provenienti dalle sinagoghe smantellate di Nizza Monferrato e Acqui Terme. Al piano terreno si trova una seconda piccola sinagoga, destinata all’uso nei sabati e nei giorni feriali.

Il cimitero

Fu predisposto fra il 1805 e il 1806, contestualmente alla creazione del nuovo cimitero cittadino, di cui è sezione. Nel 1936 fu dotato di un monumentale ingresso indipendente da cui transitano i cortei funebri (per le visite si accede attraverso il cimitero generale). Nel suggestivo spazio interno la vegetazione spontanea si unisce agli alberi dell’originario viale longitudinale. Caratterizzano la porzione più antica cippi e lapidi, semplici e allineate; molte sono ormai corrose e cadute a terra. Dopo l’Emancipazione, alcune famiglie presero l’abitudine di far erigere tombe monumentali con cui distinguersi, progettate in continuità stilistica con i manufatti dell’adiacente cimitero cristiano. Se in alcuni casi si trovano simboli della tradizione ebraica, in altri si riconoscono i soggetti allegorici tipici dei cimiteri non ebraici. Molte sepolture hanno inoltre elaborate raffigurazioni del defunto – di per sé estranee alla consuetudine ebraica – realizzate con bassorilievi, fotografie ed espressive statue a tutto tondo.

 

Segreteria e Sinagoga: Via Milano, 7, 15121 Alessandria AL   (Primo piano senza ascensore)

Cimitero: Viale Teresa Michel, 15121 Alessandria AL.  Al reparto ebraico si accede attraverso il cimitero comunale

Per Visite

In un documento dell’812 si legge il riferimento ad un certo Dondone judeo. Una presenza ebraica continuativa sarà, tuttavia, documentata soltanto dal XIV secolo, in seguito ad emigrazioni ed espulsioni dal centro Europa. Nei secoli successivi, venne più volte accordato agli ebrei il permesso di tenere banchi di prestito e risiedere in città, pur in un clima di controllo e tassazioni elevate. L’istituzione del ghetto risale, come nel resto del Piemonte, alle Costituzioni del 1723. Un anno più tardi, veniva adibita a tale scopo un’area del tessuto urbano medievale, fra le attuali vie Aliberti, Ottolenghi e corso Alfieri, dove la popolazione ebraica già da tempo si era stabilita. Nel fitto edificato si trovavano botteghe, magazzini e abitazioni collegati da ballatoi e passaggi fra i cortili interni. Al n. 39 di via Aliberti aveva sede la scuola ebraica, l’Istituto Clava, attivo dal 1866 al 1930. Con la definitiva emancipazione, nel 1848, molti ebrei di Asti ricoprirono importanti incarichi nella vita della città e dello stato, legando spesso al proprio nome a eventi e azioni ricordati da monumenti cittadini.
 

La sinagoga

La sinagoga di Asti, più volte rinnovata ed ampliata, mantiene la stessa collocazione urbana dal XVII secolo, da prima che vi fosse istituito il ghetto. Il grande e luminoso ambiente d’ispirazione classica fu realizzato in luogo del precedente negli anni ’30 dell’Ottocento. Al centro delle quattro colonne in finto marmo era all’epoca collocata la tevah. La configurazione attuale si deve invece alla ristrutturazione del 1889, finanziata dai fratelli Jacob e Leonetto Ottolenghi per conferire pregio e visibilità all’istituzione comunitaria nel nuovo clima di uguaglianza sociale dell’Emancipazione. A questo intervento risalgono l’apertura dello spazio aperto antistante e l’elegante facciata. Un’ampia ala laterale venne edificata per insediare un matroneo più spazioso. La tevah fu rimossa dalla posizione centrale tipica delle sinagoghe piemontesi e fu addossata all’aron, entro una balaustra in marmo, a imitazione dello spazio liturgico cattolico. Al suo posto sono state allineate nuove sedute per il pubblico. Veniva invece conservato il pregiato aron in legno scolpito, datato 1809, decorato da otto formelle con gli arredi di culto del Tabernacolo, opera attribuita alla bottega dell’ebanista astigiano Bonzanigo. Un’iscrizione ne ricorda la doratura, offerta dalla signora Rebecca Ghiron nel 1816.

Mostra permanente

Accanto alla sinagoga maggiore si trova la piccola sala del tempietto invernale. Dal 1984 vi è allestita un’esposizione permanente che offre approfondimenti sulla vita ebraica ed in particolare sulla storia della Comunità di Asti. Vi si possono ammirare pregiati arredi di culto sinagogale e domestico. Fra i libri di preghiera si trova la peculiarità di questo museo. Soltanto nei tre centri piemontesi di Asti, Fossano e Moncalvo sopravviveva fino al secolo scorso il retaggio dell’antico rito medievale francese, portato in Italia dagli esuli della Francia del nord. Dalle iniziali in ebraico delle tre città, il rito ha preso il nome di “Appam” e oggi non è più seguito in alcun luogo, a seguito dell’estinzione di queste tre comunità ebraiche. Poiché il rito fu sempre in uso presso piccoli gruppi di persone, non sono mai esistiti testi a stampa ma solo manoscritti, a integrazione di altri formulari, come negli esemplari esposti.

Il cimitero

Quello di Asti è fra cimiteri ebraici del Piemonte più ricchi di sepolcri monumentali. Di indubbio valore artistico ma spesso distanti dalla consuetudine ebraica, furono voluti dalle famiglie per esprimere il prestigio raggiunto in seguito all’Emancipazione. Se in alcuni casi si ritrovano simboli propri dell’ebraismo, altrettanto diffusi sono i soggetti decorativi tratti dalla simbologia cimiteriale non ebraica. Tale forma di assimilazione è ulteriormente manifestata dalla costruzione, nel 1933, di un colombario con cinerario e loculi sopraelevati.

 

La prima inumazione in questo campo risale al 1810. Nei secoli precedenti, la Comunità aveva disposto di un terreno concesso nel 1539, situato in un’area compresa fra le attuali vie Antica Zecca e Massimo D’Azeglio, allora fuori dall’abitato. Furono i nuovi decreti napoleonici sulle aree di sepoltura a determinare l’abbandono di quest’area e l’acquisto di un nuovo terreno fuori Porta San Pietro, che da allora costituisce il cimitero ebraico tuttora in funzione.

Sinagoga e Museo: Via Ottolenghi, 8, 14100 Asti AT  (Piano rialzato, ingresso con scalini)

Cimitero: Via Martiri Israeliti, 2, 14100 Asti AT  (angolo via Lamarmora)

Per Visite

Prime testimonianze di presenza ebraica a Carmagnola risalgono alla fine del XV secolo. Il piccolo nucleo era in particolare dedito all’attività di prestito e al commercio e, più tardi, poté dedicarsi anche all’arte dell’oreficeria. Nel 1723 il re Vittorio Amedeo II estese a tutto il Piemonte l’obbligo del ghetto, sino a quel momento istituito solo a Torino. Al gruppo ebraico di Carmagnola fu destinata l’Isola delle Cerchie, fra le attuali vie Bertini, Cherche, Benso e Baldessano. Il ghetto sorgeva in posizione centrale ma esterna ai percorsi delle processioni cattoliche e leggermente defilato rispetto alla principale zona commerciale, dove la comunità si era in origine stabilita e avrebbe desiderato mantenere la propria residenza.
Si trattava di un piccolo gruppo di famiglie che aumentò di poche unità all’arrivo, nel 1737, degli ebrei di Racconigi, trasferiti nel ghetto di Carmagnola perché in numero troppo esiguo per poter costituire una comunità autonoma. Con l’Emancipazione del 1848 ebbe inizio un progressivo spostamento verso i centri maggiori che ha gradualmente portato la comunità di Carmagnola a estinguersi. Alla Comunità ebraica di Torino rimane l’edificio della sinagoga sito via Bertini 8, oggi magnificamente restaurato.

 

La Sinagoga

Esempio rappresentativo di sinagoga piemontese d’epoca di ghetto, si trova all’ultimo piano di un edificio senza alcun carattere che ne manifesti esteriormente la presenza. L’interno è un gioiello di architettura barocca piemontese; elementi funzionali e decorativi sono studiati in piena armonia con l’ambiente. Secondo la tradizione piemontese, l’aula ha pianta centrale con fulcro nella splendida tevah a baldacchino in legno laccato, datata 1766. Sulla parete orientale è collocato un aron ha-qodesh in stile coordinato e altrettanto riccamente decorato, in particolare sul lato interno delle ante che mostrano rappresentazioni simboliche del Santuario di Gerusalemme e dei suoi arredi. Lungo i quattro lati corre un’unica panca continua destinata al pubblico. Elemento di valore al tempo stesso ornamentale e commemorativo sono i numerosi cartigli dipinti sull’intonaco, nei cui versi poetici si celano date di eventi e nomi di donatori che hanno contribuito alla realizzazione della sinagoga.

Mostra  “Parole, immagini, oggetti e architetture delle sinagoghe piemontesi”

Nei locali al piano terreno attraverso i quali è stato realizzato il nuovo ingresso alla sinagoga, è allestita una piccola ma significativa mostra permanente. L’impegnativo intervento di recupero svolto a Carmagnola costituisce infatti l’occasione per offrire una panoramica sui principali caratteri architettonici delle sinagoghe piemontesi ancora esistenti, documentandone con tavole e modelli le condizioni di conservazione e lo stato dei restauri ad oggi operati. 

Il percorso espositivo accoglie inoltre una piccola selezione di oggetti della tradizione volti ad illustrare alcuni aspetti fondamentali della vita ebraica. La mostra rappresenta un’introduzione alla visita dell’aula sinagogale e, al tempo stesso, ad un più esteso itinerario per l’intera rete delle sinagoghe piemontesi.

Il cimitero

Una prima area di sepoltura utilizzata dagli ebrei di Carmagnola è documentata dal 1599 nell’area di Zucchetta, alle spalle della chiesa di Sant’Agostino. Successivi ampliamenti urbanistici hanno tuttavia determinato un inglobamento dell’area nel tessuto edilizio e del vecchio cimitero non rimane alcuna traccia visibile.

Dal 1863 il cimitero ebraico è un settore indipendente all'interno del cimitero comunale. Si tratta di un piccolo appezzamento a pianta triangolare con sepolture in terra per lo più semplici e poche tombe di famiglia più monumentali disposte lungo il muro di cinta. La sepoltura di un comandante partigiano, già capitano degli alpini, ricorda il contributo di molti ebrei alla lotta partigiana di liberazione.

Sinagoga: Via Gian Maria Bertini, 8, 10022 Carmagnola TO

Cimitero: Via Giovanni XXIII, 10022 Carmagnola TO  (Al reparto ebraico si accede attraverso il cimitero comunale)

Per Visite

Nel luglio 1547 due ebrei ottenevano il permesso di stabilirsi a Cherasco. Intorno ad essi si costituì il nucleo ebraico della cittadina che non fu mai particolarmente numeroso. L’obbligo del ghetto, istituito nei territori sabaudi già dal 1723, dovette essere ribadito nelle Costituzioni del 1729. L’anno seguente, la popolazione ebraica di Cherasco, insieme a quella di Alba, fu costretta a trasferirsi nel caseggiato in angolo fra via Marconi e via Vittorio Emanuele.
Sotto la dominazione napoleonica gli ebrei conobbero una prima stagione di uguaglianza sociale. Molti si stabilirono fuori dal ghetto in dimore più agiate; alcuni avviarono nelle campagne attività di filatura della seta e nuovi commerci di tessuti. Abramo De Benedetti sedette in Consiglio comunale, dopo che insieme al fratello Donato era già figurato fra i maggiori contribuenti del Comune. I Regi Decreti del 1848 emanciparono definitivamente gli ebrei del Piemonte; di alcuni si ricorda l’importante contributo allo sviluppo della città. Lo spostamento verso centri maggiori ha tuttavia gradualmente ridotto la Comunità che già nel 1857 veniva accorpata a quella di Cuneo e successivamente a quella di Torino.
 
La sinagoga
 
Intima e raccolta, quella di Cherasco è la tipica sinagoga di un ghetto piemontese. Fu collocata all’ultimo piano dell’edificio, con accesso sul fronte interno e nessun ornamento esteriore che ne manifestasse la presenza. Il centro della sala è occupato quasi per intero da una tevah di fattura settecentesca realizzata in legno scolpito e dipinto di colori vivaci. La foggia di questo esemplare, a base ottagonale con copertura a baldacchino, si ritrova in particolare nei vicini arredi di Carmagnola, Mondovì e Chieri (oggi a Torino). Sulla parete orientale, l’aron ha-qodesh forma un tutt’uno con gli elementi strutturali e decorativi dell’ambiente. Nella parte alta, le decorazioni dell’arredo si fondono con gli stucchi e le pitture parietali, incorniciando un oculo di vetri policromi. Un’unica fila di sedute per i pubblico corre lungo il perimetro della sala. Più in alto sono affrescate iscrizioni poetiche in ebraico nei cui versi si riconoscono nomi di donatori e membri della Comunità. Sopra l’entrata si affaccia il piccolo palco delle donne, celato da una fila di colonnine in legno riprese a trompe-l'œil lungo tutta la parete.
Unico elemento datato è un lavabo per la lavanda rituale delle mani, che fu donato nel 1797 dai fratelli De Benedetti. Allo stesso piano si accede in una piccola aula scolastica attigua e alla mostra fotografica “Vita e cultura ebraica” sui centri ebraici del Piemonte, allestita nel 1984.
 

Il cimitero

Il cimitero ebraico attualmente in uso si trova nella Salita Vecchia. Era stato predisposto verso la fine del Settecento come nuovo cimitero del paese ma non entrò mai in funzione e rimase in stato di abbandono fino ai primi anni dell’Ottocento, quando venne concesso alla Comunità ebraica. L’area, panoramica e verdeggiante, prese il nome di rocca degli ebrei. Al suo interno si trovano unicamente sepolture individuali in terra, per lo più con lapidi semplici secondo la consuetudine ebraica. Pochissimi i cippi più monumentali influenzati dalla simbologia dei cimiteri cattolici coevi.

Poco si conosce del precedente campo di sepoltura. Un documento del 1719 attesta l’acquisto da parte di Gabriel De Benedetti di un terreno dichiarato confinante […] con il cimitero degli Ebrei, che era evidentemente in funzione già in epoca precedente e che forse allora si voleva ampliare. Il campo si trovava nella zona dei bastioni a nord-est della città.

 

Sinagoga: Via Guglielmo Marconi, 4, 12062 Cherasco CN  (Terzo piano senza ascensore)

Cimitero: via Salita Vecchia (strada provinciale Cherasco – Bra / via Sant’Iffredo)

Donazioni:  Fondazione De Benedetti Cherasco 1547 - tel 011-7640224
www.cherasco1547.org

Per Visite

Notizie dei primi insediamenti di un gruppo ebraico a Chieri risalgono al Quattrocento. Qui si stabilirono in fuga dalla Francia e si dedicarono principalmente al prestito e all’industria tessile. Nel 1724 venne istituito il ghetto, in via della Pace, dove furono rinchiuse 12 famiglie. La sinagoga era situata all’interno; i suoi splendidi arredi barocchi, ottimamente restaurati, si trovano ora nel tempio piccolo della Comunità ebraica di Torino.

A Chieri vi sono stati tre cimiteri.  Due sono conservati e visitabili:

Nuovo Cimitero: presso Viale Caduti Senza Croce 1, 10023 Chieri TO, (ingresso al reparto ebraico lungo via Pirandello).

Antico Cimitero: Via Santo Stefano, 10023 Chieri TO, nei pressi di vicolo Albussano

Per Visite

Le prime presenze ebraiche nel cuneese risalgono intorno al 1406, quando fu concesso ad alcuni ebrei di risiedervi per svolgere attività di prestito. Nel 1436, in applicazione degli Statuta Sabaudiae, veniva loro imposto di stabilirsi in unica area della città, lungo contrada Mondovì, dove nel 1724 sarebbe sorto il ghetto. Negli anni, la comunità divenne numerosa e, in alcuni periodi, ben inserita. Dopo il 1570, vi si aggiunsero gli ebrei in fuga dal Contado Venassino, detti “Juifs du Pape” poiché discendenti di quegli ebrei che il papa aveva portato con sé al tempo della cattività avignonese.

 

L’istituzione del ghetto, fra le vie Mondovì e Chiusa Pesio, non impedì una buona convivenza con la cittadinanza, con la quale la popolazione ebraica aveva sempre condiviso i momenti più duri, specialmente durante i sette assedi che la città subì. Dell’ultimo di essi, da parte delle truppe austro-russe nel 1799, sono ancora visibili tre palle di cannone inesplose che colpirono il ghetto e la zona circostante. Due rimasero conficcate all’imbocco di via Chiusa Pesio; una terza colpì i locali della sinagoga dove fu murata. Erano gli anni della prima equiparazione giuridica voluta dall’autorità francese. Dopo la Restaurazione, l’Emancipazione definitiva si ebbe nel 1848. L’inurbamento nel corso del Novecento ha successivamente determinato un rapido declino numerico.

La sinagoga

Ubicata da secoli nello stesso stabile, la sinagoga di Cuneo fu rinnovata nel 1884, in seguito dell’Emancipazione. L’edificio fu dotato di una nuova facciata rappresentativa dell’identità del luogo, che nelle epoche precedenti non era permesso manifestare esteriormente. L’aula sinagogale si trova al secondo piano; ha pareti decorate con eleganti affreschi a specchiature e un soffitto dipinto a sfondamento prospettico con una finta cupola. Come molte sinagoghe costruite o rinnovate dopo l’Emancipazione, presenta uno schema planimetrico ispirato a quello delle chiese cristiane. Ha banchi allineati in file parallele rivolte verso tevah e aron, che si presentano integrati in un’unica area rialzata cinta da una balaustra. Particolare pregio ha l’aron ligneo del 1783, con ante finemente decorate da una grande menorah centrale e dagli strumenti per sacrifici del Tempio di Gerusalemme. Al di sotto del pulpito pensile – altro elemento mutuato dal modello cristiano e risalente all’ultimo rinnovamento – è stata murata una palla di cannone: cadde nella sinagoga durante l’assedio austro-russo del 1799 ma rimase inesplosa; per commemorare lo scampato pericolo, la Comunità istituì una apposita ricorrenza festiva chiamata “Purim della bomba”.

Ai primi piani si trovano l’aula scolastica comunitaria, conservata con gli arredi originali, e la "Biblioteca e centro studi sugli ebrei in Piemonte Davide Cavaglion", inserita nel circuito delle biblioteche civiche.

Il cimitero

Un primo luogo di sepoltura nei pressi del fiume Gesso fu acquistato dai fratelli Lattes nel 1610. Fino al 1730 fu utilizzato in condivisione con gli ebrei della vicina comunità di Mondovì; nel corso degli anni trenta fu completamente smantellato per consentire la realizzazione di una strada di circumvallazione.

Il secondo cimitero sorse in Calà degli Ebrei, oggi via della Pieve. Anche di questo terreno non rimangono tracce in seguito alla costruzione della tangenziale nel 1936.

La Comunità, disponeva ormai da tempo di un reparto interno al cimitero comunale. Il campo, ancora in uso, possiede un monumentale cancello interno del 1887, con iscrizione sul frontone tratta dall’Ecclesiaste. Le sepolture sono semplici e ordinate. Accoglie steli antiche di fattura essenziale insieme a sepolcri più elaborati d’inizio Novecento. Poche e contenute sono le emergenze dal carattere più monumentale.  Una lapide commemora i deportati dal vicino campo di concentramento di Borgo San Dalmazzo.

Ghetto e Sinagoga: Contrada Mondovì 20, 12100 Cuneo CN  (Secondo piano senza ascensore)

Cimitero: Via Basse S. Sebastiano, 29, 12100 Cuneo CN, ingresso lungo via del Fontanone (Al reparto ebraico si accede attraverso il cimitero comunale)

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La presenza degli ebrei a Fossano è segnalata dal 1579. Il ghetto viene istituito nel 1724 tra i quartieri Salice e Romanisi. Il numero più alto di presenze si ha alla fine dell’Ottocento, circa 250 persone che però diminuisce progressivamente. Prima della seconda guerra mondiale non si trovano più ebrei residenti in città.
L’edificio della sinagoga, ormai dismessa, è demolito negli anni Sessanta dal Comune.

 

 
Rimane ora solo un cimitero: Via Orfanotrofio, 17, 12045 Fossano CN
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Le prime notizie di un nucleo ebraico a Ivrea risalgono agli anni ’40 del XV secolo, quando contro gli ebrei della zona si verificarono violenti tumulti e il tentativo di saccheggiarne i depositi dei pegni. Una presenza stabile è successivamente documentata con l’arrivo nel 1547 di quattro fratelli dediti a commerci che ottennero un primo permesso di residenza per dieci anni. La Comunità, all’epoca, viveva nel sobborgo di Borghetto presso il Ponte Vecchio. Nel corso del XVII secolo molti ebrei delle campagne circostanti, in fuga da aggressioni ed episodi di intolleranza, si spostarono a Ivrea e la comunità, divenuta più numerosa, fu trasferita in una zona centrale nei pressi di via Arduino. Il ghetto fu istituito dai Savoia nel 1725 in un caseggiato dell’attuale via Quattro Martiri, dove tuttora rimane la sede comunitaria. Nel 1801 una banda di contadini delle campagne circostanti si riversò in città per devastare e saccheggiare il ghetto. Lo scampato pericolo, grazie all’intervento della municipalità, fu celebrato dagli ebrei eporediesi per molti anni.
La parità dei diritti arrivò nel 1848; per alcuni anni la Comunità continuò ad aumentare, anche grazie allo sviluppo industriale della città; con la crisi delle imprese, anche la comunità si è ridotta sempre più fino alle poche unità attuali.

 

Le sinagoghe
 
Sino alla prima metà dell’Ottocento si trovava a Ivrea un oratorio di rito tedesco, definito nella documentazione dell’epoca “poco ampio e poco decoroso”. Fu l’intervento del rabbino maggiore del Piemonte, Sabato Graziadio Treves, a dare impulso alla costruzione di una nuova sinagoga, nell’ambito di una profonda riorganizzazione comunitaria avviata nel 1822. La Comunità mise mano al progetto negli anni dell’Emancipazione e, nel clima di entusiasmo, diede forma ad un grande tempio che si dimostrò da subito sovradimensionato rispetto alle reali necessità del gruppo locale: inaugurato nel 1875, non fu quasi mai utilizzato. Nello stesso complesso, fu allestito anche un piccolo oratorio invernale dove tuttora, occasionalmente, la Comunità si ritrova.
Le due sinagoghe sono ricavate all’interno di un edificio del vecchio ghetto, senza caratteri monumentali esteriori che ne manifestino la presenza. L’aula del tempio grande presenta la disposizione interna tipica delle sinagoghe dell’Emancipazione, assimilata al modello delle chiese cattoliche: due settori di banchi in file parallele rivolti verso tevah e aron, che sono associati in un’unica area in posizione opposta alla zona di ingresso. Il perimetro della sala, dipinto ad effetto marmo, è scandito da colonne e lesene su cui poggia l’ampia volta a botte affrescata. Nel piccolo oratorio invernale si conserva un pregevole aron in legno scolpito, laccato di nero con decorazioni dorate.
 

Il cimitero

Dell’antico cimitero ebraico di Porta Aosta non rimane oggi traccia. La Comunità ebraica si orientava all’acquisto di un nuovo terreno già nel 1822 quando fu avviata un’importante azione di rinnovamento dell’organizzazione comunitaria. Il campo per il nuovo cimitero fu concesso nel 1863 ed è tuttora in funzione. Si tratta di una sezione separata del cimitero comunale. Ad eccezione di una monumentale cappella di famiglia, possiede sepolture individuali in terra, con lastre commemorative semplici e allineate, secondo la consuetudine. Una lapide ricorda i soldati polacchi e russi morti nell’ospedale di Ivrea durante la Prima Guerra Mondiale. Alcuni di essi ebbero sepoltura in questo cimitero.

 

Sinagoga Antica 'Grande': Via Quattro Martiri, 20, 10015 Ivrea TO (proprietà Comune di Ivrea)
Sinagoga Piccola: Via Quattro Martiri, 24, 10015 Ivrea TO  (della Comunità Ebraica Torino, primo piano senza ascensore)
  
Cimitero: Via dei Mulini, 30, 10015 Ivrea TO
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Nel 1584, ad Aron Sacerdote si concedeva di tenere un banco di prestito a Mondovì. Si formò un piccolo nucleo ebraico che divenne centro di riferimento anche per le famiglie residenti nelle campagne circostanti.
Il ghetto fu istituito nel 1724 nella parte collinare della città (Piazza), alle cui pendici si estende il quartiere più popolare (Breo). Particolarità del ghetto sono il diretto affaccio su una via principale – via Vico – e la contiguità con le abitazioni cristiane; fu per questo motivo che il ghetto di Mondovì non ebbe mai veri e propri cancelli ma solo l’innalzamento di muri e il tamponamento di aperture preesistenti. All’interno, varchi e ballatoi consentivano la comunicazione fra i diversi ambienti evitando di attraversare lo spazio esterno. Nonostante l’aggiunta di volumi recenti all’interno dei cortili, la trama edilizia rimane tuttora riconoscibile.
In tutti i territori sabaudi l’età dei ghetti si chiude nel 1848. Sin dal breve periodo di emancipazione sotto il governo napoleonico gli ebrei acquistarono alcune delle proprie residenze del ghetto o nell’area circostante; oggi rimane alla Comunità ebraica di Torino la bella sinagoga barocca in via Vico 65.

 

La sinagoga
 
La piccola sinagoga monregalese si trova all’ultimo piano di un edificio residenziale, nucleo più antico del ghetto. Affacciata sulla parte posteriore e sul cortile interno, la sala non è riconoscibile dalla strada, secondo i dettami imposti dall’autorità civile ed ecclesiastica. L’interno tardo settecentesco è intimo e raccolto; come è tipico nella tradizione piemontese, l’aula ha pianta centrale con fulcro nella tevah a baldacchino, realizzata in legno laccato di colori tenui con elementi dorati. L’aron, incassato nella parete orientale, è in legno scolpito e laccato; ha ante dorate impreziosite da una rappresentazione della menorah ed inquadrate da semicolonne tortili sormontate da un timpano spezzato che accoglie le Tavole della Legge. Lungo le pareti, una decorazione a trompe-l'œil rappresenta un’architettura di colonne archi e tendaggi. Due finestre ai lati dell’aron si aprono sulla loggia esterna rivolta verso il panorama delle colline monregalesi. Accanto all’ingresso, un ballatoio conduce agli ambienti del matroneo e della piccola aula scolastica, collocati in posizione adiacente alla sala e realizzati in epoca posteriore.
 

Il cimitero

Il primo cimitero ebraico di Mondovì risale a pochi anni dopo l’istituzione del ghetto; prima la comunità si era servita del cimitero ebraico di Cuneo. Il campo concesso agli ebrei monregalesi si trovava nella parte alta della città sotto i bastioni della Cittadella e rimase in funzione fino al 1865. Successivamente fu assegnata un’area attigua al cimitero comunale dove furono traslate le lapidi del vecchio cimitero. Il campo, tuttora utilizzato, ha forma triangolare con sepolture in terra di foggia semplice, come previsto nella tradizione ebraica. Al principio del viale che conduce all’ingresso, una lapide affissa nel 1954 ricorda gli ebrei deportati nei campi di sterminio nazisti.

 
Sinagoga: Via Vico, 65, 12084 Mondovì Piazza CN  (Secondo piano senza ascensore)
 
Cimitero: Viale del Cimitero, 12084 Mondovì Breo CN  (Al reparto ebraico si accede dall’interno del cimitero comunale)
Per Visite

Un piccolo gruppo ebraico comincia ad essere presente a Nizza Monferrato dal XVI secolo. sull’attuale via Massimo D’Azeglio, fra il 1732 e il 1848, sorse il ghetto della città. Nel caseggiato si trovava la sinagoga, oggi smantellata, i cui arredi principali sono stati ricollocati nella sinagoga di Alessandria.

Il cimitero

Un piccolo campo di sepoltura ebraico si trova all’interno del cimitero comunale. Ospita poche tombe, alcune delle quali recano realizzazioni scultoree di grande pregio.

 
Cimitero: Strada Ponteverde, 1, 14049 Nizza Monferrato AT
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I primi nuclei ebraici nel Marchesato di Saluzzo risalgono alla fine del XV secolo; distribuiti all’origine in diverse frazioni della regione, fra Cinque e Seicento si concentrarono nella città di Saluzzo. Nel 1723 veniva istituito il ghetto. Non se ne conosce oggi la prima collocazione ma nel 1795 fu “trasferito” in un isolato del chiassetto Venezia, prossimo all’attuale piazza Risorgimento.

Dopo la breve sospensione del periodo napoleonico, la reclusione nel ghetto fu ristabilita negli anni della Restaurazione e definitivamente abolita nel 1848, con i Regi Decreti emanati dal re Carlo Alberto di Savoia-Carignano.

Dopo la seconda guerra mondiale il vecchio chiassetto Venezia è stato rinominato “via dei Deportati ebrei” a ricordo delle 29 vittime della Shoah deportate da Saluzzo. Dal 2009 l’istallazione “Tracce del ricordo” ne commemora i nomi con piccole targhe d’ottone incastonate nella pavimentazione stradale in corrispondenza delle abitazioni in cui vissero. Molte sono visibili a breve distanza dall’antico ghetto, sulla piazza Risorgimento, su via Spielberg e su via Bodoni.

 La sinagoga

Il tempio di Saluzzo conserva il carattere esteriore dell’epoca del ghetto, privo di elementi esterni che ne manifestino la presenza. L’aula risale ai primi anni trenta dell’Ottocento e costituisce probabilmente il riadattamento di una precedente sinagoga. L’organizzazione degli interni precorre la disposizione delle sinagoghe realizzate o rimaneggiate successivamente all’Emancipazione (1848), sul modello dello spazio liturgico delle chiese. La tevah e l’aron ottocenteschi sono collocati sul lato opposto all’ingresso, raccordati da una balaustra a pianta poligonale. L’aron in legno scolpito e dorato si caratterizza per i piccoli inserti a specchio e le ante ad andamento curvilineo. Al centro della sala si trovano banchi ottocenteschi per il pubblico, suddivisi in due settori e disposti in file parallele orientate verso tevah e aron. Un’area soppalcata alle spalle della sala ospita il matroneo.

Nel corso dei restauri dei primi anni 2000 è emerso sulla volta uno strato pittorico precedente a quello superficiale e parzialmente conservato. Il vivace affresco, che si è scelto di ripristinare, raffigura gli arredi del Tabernacolo in uno stile particolare e differente dalle decorazioni diffuse nel panorama sinagogale italiano. Decorazioni dello stesso stile e medesimo soggetto si ritrovano anche sul lato interno delle ante di un vecchio aron ha-qodesh appartenuto alla stessa sinagoga e oggi trasferito in Israele.

Il cimitero

Un primo cimitero è documentato nel 1590 quando la comunità ebbe modo di acquistare un terreno di cui oggi non è nota l’ubicazione. Un secondo è attestato in regione Bramafarina sull’attuale strada di Pagno. Un terzo, quello tuttora in funzione, poco distante dal centro abitato, su via Lagnasco, fu acquistato dalla Curia nel 1795.

Il campo si presenta ampio e ordinato, con sepolture allineate nella medesima direzione. Come molti cimiteri ebraici, negli anni successivi all’Emancipazione, ha risentito dell’assimilazione ai fenomeni stilistici propri dei cimiteri cattolici tardo ottocenteschi, assumendone elementi simbolici e tendenze monumentali e figurative di per sé estranee alla consuetudine ebraica.

Una lapide adiacente all’ingresso commemora i 29 ebrei deportati da Saluzzo; dalla fine degli anni novanta i loro nomi sono incisi anche su targhette individuali collocate fra le piante lungo il viale principale.

 

Sinagoga: Via Deportati Ebrei, 10, 12037 Saluzzo CN  (Secondo piano senza ascensore)

 
Cimitero: Via Lagnasco, 5, 12037 Saluzzo CN
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