La dimensione ebraica del tempo

Probabilmente è un po’ affrettata l’affermazione (comune) secondo cui l’ebraismo è una religione del tempo e non dello spazio. In effetti vi sono sicuramente luoghi speciali nell’ebraismo. Vi sono leggi ed usi che possono avere applicazione solo nella terra di Israele. Vi sono cerimonie che possono aver luogo solo nel tempio di Gerusalemme. In tutta la storia dell’ebraismo è sempre stato vivo il ricordo della terra perduta insieme al dolore dell’esilio, la speranza nel ritorno, l’aspirazione concreta, o anche l’effettiva attività politica e culturale, per ripristinare la sovranità e la vita collettiva di tutto il popolo sulla propria terra.

E tuttavia non si può negare, come dice il Talmud, che da quando il santuario è stato distrutto non restano a Dio che i quattro cubiti della propria legge. Ossia non più una estensione fisica spaziale, che viene invece sostituita dalla sola applicazione quotidiana delle norme e delle regole, che può essere vissuta ovunque, ma spesso solo in un determinato e preciso tempo.

L’esempio più evidente è il sabato, che fa affermare ai maestri che solo il sabato è stato creato interamente da Dio, perché ritorna inesorabilmente e felicemente ogni sette giorni, senza nessun intervento umano. E per contro, naturalmente, anche tutte le altre feste, che però cadono in una data fissata dell’anno, così che i maestri affermano che le feste nascono da una collaborazione tra Dio e gli uomini, perché sono gli uomini ad aver inventato e fissato il calendario, e senza il calendario le feste non esisterebbero.

E tutta la vita dell’Ebreo è scandita da tempi, da tempi brevissimi o da tempi lunghissimi. Molte delle azioni della vita rituale quotidiana debbono e possono essere effettuate solo in un intervallo di ore e minuti, e sui libri – e oggi nel software – si calcolano le relative tabelle. E per contro v’è una benedizione che si recita solo una volta ogni ventotto anni, tre o quattro volte nella vita di un uomo, quando si ritiene che il sole rinnovi l’opera della creazione ritrovandosi nella stessa situazione astronomica di quel primo inizio.

E non è solo un tempo per il singolo Ebreo, ma un tempo per tutto il popolo. Il sabato non è certo solo il giorno in cui ogni Ebreo ha diritto al riposo, permettendo così che si affranchi dalla schiavitù del lavoro eccessivo e abbrutente. Ma neppure è solo il tempo in cui ogni singolo Ebreo ha il dovere del riposo, realizzando così, anche eventualmente contro la sua volontà o nel suo disinteresse, una alternanza nella vita tra momenti di fatica fisica e momenti di godimento intellettuale. No. Il sabato è il momento in cui tutti gli Ebrei del mondo debbono astenersi dal lavoro contemporaneamente (fusi orari permettendo), perché solo nella socialità, nello scambio e nella condivisione l’astensione dal lavoro consente un vero arricchimento reciproco e collettivo.

L’orologio ci rende uguali: un minuto prima dell’apparire delle prime stelle è ancora sabato per tutti. Un minuto dopo il lavoro è già ripreso per tutti.

La luna, il sole ed altro...

L'anno
 
L’anno ebraico è diviso secondo le fasi lunari ma tiene conto anche dell’avvicendarsi delle stagioni che sono determinate dalla rivoluzione della terra intorno al sole. Si può dire che l’anno ebraico sia quindi un anno lunisolare.
 
Il mese lunare, il cui andamento è facilmente verificabile osservando le fasi della luna, ha un periodo di 29/30 giorni. Nell’anno ve ne sono dodici e se si fa una semplice moltiplicazione si capisce che l’anno ebraico è più breve dell’anno solare. Le date dell’anno ebraico non hanno quindi una corrispondenza fissa con l’anno solare– che incidentalmente è anche il riferimento temporale del nostro mondo moderno occidentale-. È però necessario, per ragioni che si racconteranno più avanti, che ci sia un certo coordinamento tra i due modi di segnare il tempo:periodicamente, quindi, occorre operare un aggiustamento.
 
Come si sa l’anno solare ha bisogno di recuperare una volta ogni quattro anni un giorno circa per rimettersi in pari correttamente con il percorso della terra intorno al sole e non sfalsare il ciclo delle stagioni: si aggiunge perciò un giorno al mese di febbraio. Quest’anno speciale si chiama bisestile.
 
Un po’ più complicata è l’operazione che occorre fare per l’anno ebraico.
 
Il periodo preso in considerazione è di 19 anni. All’interno di questo ciclo per sette volte viene aggiunto ad un ciclo annuale un tredicesimo mese – Veadar o Adar Shenì -. In questo modo l’anno ebraico si riposiziona rispetto all’anno civile.
 
Per quale ragione si fa tutto ciò? Esistono tre feste – Shalòsh Regalìm (tre pellegrinaggi) - che hanno un significato anche stagionale ed agricolo e che perciò devono necessariamente cadere in precisi momenti dell’anno. Esse sono: Pésach (inizio primavera), Shavu’òth (inizio estate) e Sukkòt (inizio autunno).
 
Il primo giorno del mese si chiama Rosh Chòdesh - capo mese -, ed è una ricorrenza importante.
 
Il primo giorno dell’anno ebraico è Rosh Hashanà – capodanno – e cade il 1° del mese di Tishrì.
 
La numerazione dell’anno data dalla presunta creazione del mondo che è stata stabilita dalla tradizione rabbinica nel 3760 A.e.V.
 
Interessante sapere che vi sono altri tre Capodanni nella tradizione ebraica.
 
I mesi sono:
 
Tishrì (può cadere tra settembre ed ottobre)
Cheshvàn (tra ottobre e novembre)
Kislèv (tra novembre e dicembre)
Tevèth (tra dic.-gen.)
Shevàt (tra gen.-feb.)
Adàr (tra feb.-mar.)
(Veadar o Adar Shenì- secondo Adar-)
Nissàn
(tra mar.-apr.)
Iyàr (tra apr.-mag.)
Sivàn (tra mag.-giu.)
Tamùz (tra giu.-lug.)
Av (tra lug.-ago.)
Elùl (tra ago.-set.)
 
La settimana ed i giorni
 
L’anno è diviso in mesi, i mesi in settimane e le settimane in giorni.
 
La settimana è composta da sette giorni che non hanno un nome , tranne Shabbàt – sabato – ma sono chiamati Yom Rishònprimo giorno, domenica – Yom Shenì – secondo giorno, lunedì, Yom Shlishì - terzo giorno, martedì -, Yom Revi’ì – quarto giorno, mercoledì – Yom Chamishì – il quinto giorno, giovedì -, Yom Shishì – sesto giorno, venerdì -.
 
Il giorno del calendario ebraico comincia la sera prima, al tramonto e termina al tramonto del giorno dopo.
 
Questo deriva da ciò che è scritto nella Torà in Bereshìt – Genesi- quando viene descritta la creazione del modo ed ogni giorno si dice : “..e fu sera e fu mattina..”