Israele sotto attacco. Chi ama e difende la vita e chi la vita vuole distruggerla

Il popolo ebraico ama la vita e difende la vita contro chi semina violenza e vuole distruggere la vita altrui. Lo Stato di Israele ha il dovere di difendere i suoi cittadini dalle incessanti minacce che un’organizzazione terroristica pervasa di integralismo islamico e travestita da istituzione politica porta alla loro esistenza. E’ semplicistico, manicheo, ingiusto accusare Israele di “eccesso di difesa” quando la sua aviazione e il suo esercito operano per smantellare, secondo il loro compito difensivo,  le numerose postazioni missilistiche  che da giorni e giorni bersagliano i cittadini israeliani.  Non è forse Hamas ad aver lanciato un’offensiva incessante contro il territorio israeliano,  scagliando centinaia di missili che costringono i suoi abitanti a una vita impossibile fatta di ansia e di fughe nei rifugi? Non è forse  Hamas che protegge i suoi capi nei bunker  sotterranei di Gaza facendosi scudo con abitazioni e ospedali soprastanti fitti di popolazione civile palestinese? Non è forse Israele che  prima di procedere ai bombardamenti necessari per distruggere le postazioni  nemiche avverte i cittadini di Gaza invitandoli ad allontanarsi e a mettersi  in salvo? Non è forse Hamas che in modo irresponsabile intima loro di rimanere dove sono, conscia di poter così speculare sul numero crescente di vittime dei bombardamenti israeliani? Non è forse Hamas che chiude i varchi a chi, tra i palestinesi, vuole e può sottoporsi alle cure degli ospedali israeliani? Non indica tutto ciò una differenza evidente tra una cultura della vita e una cultura della morte?

Vorremmo, come ebrei italiani, che i mass media del nostro paese aprissero finalmente gli occhi su questa realtà, assolvendo al compito di presentare lo scenario mediorientale in modo obiettivo, favorendo la comprensione e la interpretazione politica/strategica di una situazione complessa e terribilmente difficile, che non può essere decifrata con la sola – doverosa  – vicinanza alla sofferenza immediata né con la conta dei morti, ma necessita di una visione di fondo. Solo in rari casi riscontriamo, nei nostri organi di stampa,  un’intelligente obiettività interpretativa.

E’ con queste considerazioni di fondo che la Comunità Ebraica di Torino porta il suo contributo ideale alla manifestazione di protesta e testimonianza promossa davanti a Montecitorio dalle Comunità Ebraiche Italiane ed esprime vicinanza e solidarietà a tutte le vittime, israeliane e palestinesi, dell’attuale conflitto.

Il Presidente

Beppe Segre

17 luglio 2014

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