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XVI Giornata Europea della Cultura Ebraica: Ponti

Anche quest'anno l'ebraismo europeo si appresta ad aprire le sue porte e a raccontarsi a migliaia di visitatori interessati a conoscerci più da vicino: domenica 6 settembre sinagoghe e altri luoghi ricchi di memoria e di presenza ebraica saranno al centro dell'attenzione generale, illustrati da tante guide volontarie che ovunque narreranno le nostre storie e spiegheranno i capisaldi della nostra cultura, nella saggia convinzione che diffondere consapevolezza contribuisca a diffondere rispetto e accettazione dell'altro.
Ultimamente crescono, ahimè, anche l'intolleranza e il rifiuto antiebraico, ma proprio per questo continuare a parlare delle nostre tradizioni e della nostra identità può aiutare a superare vecchi pregiudizi.
Il tema scelto nel 2015 come prospettiva dalla quale guardare al mondo ebraico è in sostanza una replica del significato proprio della Giornata: Bridges – Ponti.
Il ponte è un mezzo di collegamento, un attraversamento nei due sensi indispensabile perché due mondi diversi possano comunicare. Oggi più che mai comunicare – stabilire ponti è indispensabile. Per tutti.
Ce lo ricordano tutti i giorni tutto il giorno i sempre più sofisticati strumenti tecnologici di cui tutti siamo più o meno fruitori. Anche la millenaria tradizione ebraica ha i suoi ponti per comunicare all'interno e all'esterno; li ha sempre avuti, per la verità.
È il mondo esterno, semmai, che ha spesso tentato di isolarci e di “tagliare i ponti” con noi. I ponti con le culture altre ci hanno inevitabilmente cambiato, come avviene per ogni cultura e per ogni contatto. Ma le identità di chi sta di qua e di là dal ponte, pur mutandosi e sviluppandosi grazie anche al contatto reciproco, mantengono consapevolezza di sé. Così per fortuna è stato anche per l'ebraismo, oggi in parte diverso da quello dei secoli scorsi ma allo stesso tempo uguale nei suoi elementi essenziali.
Su questa base di stabilità nel movimento, il ponte evolve il suo significato e la sua funzione: non è più solo una via di ibridazione reciproca sempre inavvertibilmente in corso – una piattaforma sulla quale viene messo in comune, condiviso e scambiato parte del proprio patrimonio (senza peraltro rinunciare alle proprie caratteristiche specifiche); esso può trasformarsi nella ricerca di un passaggio che consenta agli altri di avvicinarsi a te, di conoscere e apprezzare il tuo modo di essere – per esempio, la via per indicare a chi presta attenzione i contenuti e i valori dell'ebraismo, per trasmettere al mondo la risposta ebraica ai problemi dell'oggi; e, certo, anche la strada per partire dal nostro mondo ebraico e andare – senza perdere noi stessi – alla scoperta di altri universi.
Insomma, come ogni anno anche nel 2015 la GECE farà riflettere e porterà dibattito, anzi incrocerà i dibattiti tra la nostra comunità e gli altri: proprio come è giusto che sia.
E a Torino, cosa faremo? Un ampio comitato è già al lavoro e sta progettando i modi in cui rendere visibili le metafore, mai così numerose e difficili come col tema di quest'anno.
Alcuni punti fermi comunque ci sono: alle 10 una presentazione dell'intera Giornata; alle 11 il via alle visite guidate alle nostre sinagoghe, che come ogni anno si susseguiranno sino a oltre le 18. In Piazzetta Primo Levi, condizioni atmosferiche permettendo, banchi di libri e riviste, e qualche spunto di animazione. All'interno, gli imperdibili assaggi gastronomici dell'ADEI. E in chiusura, molto probabilmente, uno spettacolo musicale all'insegna dei ponti. Seguiranno, appena possibile, informazioni più dettagliate e la tradizionale locandina di una Giornata ricca di eventi.
 
David Sorani

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