Memoria e impegno per il presente e per il futuro

Sintesi dell’intervento pronunciato dal Presidente della Comunità in occasione del Giorno della Memoria nella Sala del Consiglio Comunale di Torino.

Nel calendario civile l’acquisizione e la celebrazione del Giorno della Memoria è una conquista di consapevolezza e un momento di fortissima condivisione. Non si tratta solo di parlare e ricordare un certo passato, 'quel' passato, bensì di dotarsi, attraverso il ricordo di trascorsi così tragici, di strumenti per la comprensione del presente e per la costruzione del futuro.

Nonostante gli enormi sforzi che si compiono di anno in anno nei diversi settori della società, la percezione della Memoria appare, tuttavia, pericolosamente minacciata e tende a sbiadire di fronte al proliferare delle iniziative che fanno riferimento al ricordo della Shoah e all’educazione delle nuove generazioni contro il rischio di nuovi genocidi.

I dati che emergono dal terzo rapporto annuale della SWG, reso noto in questi giorni, sulla percezione della Memoria nell’opinione pubblica, a sedici anni dall’istituzione con legge dello Stato di questo Giorno, se segnalano l’elevato e confortante livello di importanza che la cultura della Memoria ha assunto in una componente preponderante della pubblica opinione, denunciano anche la progressiva, preoccupante erosione che la percezione della Memoria viva sta subendo nel tempo.

Un campanello d’allarme che dovrebbe essere ascoltato e imporre una seria riflessione strategica, al fine di evitare il pericolo che questo appuntamento fondamentale finisca, nel giro di alcuni anni, relegato tra altri valori di raccordo identitario dell’Italia repubblicana che si stanno progressivamente appannando.

Si rende quindi essenziale e urgente un ragionamento complessivo che analizzi a fondo ciò che è stato fatto in tutti questi anni, i risultati raggiunti e le criticità emerse, per comprendere che cosa si possa e si debba ancora fare, al fine di meglio comunicare un sentire comune, che non deve essere in alcun modo perduto.

Una sfida, ad esempio, è quella che la scuola oggi ci consegna: come possiamo comunicare efficacemente quelle vicende, quella storia, nella sua stessa complessità, a una generazione di “nativi digitali”, ma anche di giovani immigrati di seconda e terza generazione? Quali sono i linguaggi, le pratiche, gli strumenti migliori?

“Auschwitz non è un cortocircuito della ragione – ha scritto il grande studioso della Shoah Georges Bensoussan – ma va riportato nella storia e nella cultura europea, facendo del suo insegnamento non una retorica del 'dovere di memoria' né una rassicurante commemorazione, ma una imprescindibile lezione di storia e di politica, un apprendimento critico capace di rimettere in discussione i nostri schemi mentali, i nostri modelli democratici e la nostra idea di modernità.”

Questa consapevolezza dovrebbe indurci a un supplemento di riflessioni: quando parliamo nel e del Giorno della Memoria, di ciò e di coloro che in esso sono compresi, non vogliamo soltanto commemorare gli scomparsi e ripetere la mera denuncia delle colpe, bensì anche interrogarci sul presente che viviamo.

Un presente nel quale l’antisemitismo, talora mascherato come antisionismo, è vivo e vegeto, in Europa come nei Paesi del Mediterraneo, con una virulenza quale mai si era registrata dalla fine della II Guerra Mondiale. Un presente nel quale riappaiono fenomeni di razzismo, di xenofobia, di incitamento all’odio, di derive autoritarie e antidemocratiche quali mai avremmo pensato di dover nuovamente vedere. Un presente nel quale un fanatismo islamista si sta macchiando di orrori e di barbarie indicibili nei confronti di tutti i diversi.

Per questo il Giorno della Memoria del passato deve permanere; ma deve soprattutto diventare anche il giorno dell’impegno per il presente e per il futuro.

Dario Disegni

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