Progetto “Non dimenticare.

 Le conseguenze delle leggi razziali del 1938 al Liceo Gioberti”

La ricerca raccolta nel volume “Non dimenticare. Le conseguenze delle leggi razziali del 1938 al
Liceo Gioberti” è un progetto di Alternanza Scuola-Lavoro che nel 2016/17 e 2017/18 ha coinvolto
trentadue studenti di classi diverse del Liceo Gioberti, guidati da quattro insegnanti. Viene
presentata al pubblico da alcuni studenti, proprio in occasione delle celebrazioni dedicate al
Giorno della Memoria.
Dopo un percorso di incontri con esperti, storici, testimoni e professionisti, gli alunni si sono
concentrati sui documenti conservati nell’Archivio storico del liceo, nell’Archivio Terracini della
Comunità ebraica e nell’Archivio di Stato, alla ricerca dei professori e degli studenti che a causa
delle leggi razziali furono allontanati dal liceo o subirono conseguenze anche gravi, con un
approfondimento sulla storia personale di Mario Lattes.
Tante le storie che affiorano alla luce da fotografie, registri di classe e di ammissione agli esami,
pagelle, lettere, telegrammi, verbali. Vengono così riportate alla nostra attenzione le figure dei
due professori sospesi mentre sono in servizio al Liceo Gioberti: Marco Levi, che ricopre vari
incarichi di responsabilità all’interno della scuola, e Giuseppe Morpurgo, punto di riferimento
culturale fuori e dentro l’Istituto.
La ricerca studia anche la vita e le famiglie degli studenti definiti di “razza ebraica” a cui è stato
impedito di continuare il liceo. Oltre a Mario Lattes, ci sono: Alda Beer, Germana Colombo, Vera
Debenedetti, Giuliana Diena, Gastone Guastalla, Lucia e Gabriella Morpurgo, figlie del
professore, Giorgio Ovazza, Guido e Sergio Treves.
Tra gli altri studenti colpiti in modo più o meno drammatico dalle leggi razziali ci sono: Franco Foà,
che pur continuando a frequentare il liceo in quegli anni ha preferito assumere il cognome della
madre, Bernardi, per non destare sospetti, e Bruno Finzi il cui nome sul registro accompagnato
dalla scritta in rosso “di razza ebraica”.
La ricerca è riuscita anche a individuare le ripercussioni drammatiche delle leggi su alcuni studenti
che avevano frequentato il Gioberti molti anni prima, come Enrico Anau, studente di I Classico nel
1901-02 a cui nel 1938 viene impedito l’esercizio della professione di medico, o Ugo Segre,
studente di I Classico nel 1909-10, morto con il figlio Tullio ad Auschwitz.
Ci sono poi le tre docenti sospese mentre prestano servizio in altre scuole, colpite dalle leggi
razziali, con differenti conseguenze, a volte drammatiche, che arriveranno al Gioberti dopo la
guerra e vi rimarranno a lungo, fino alla pensione: Lia Corinaldi, Giuliana Fiorentino in Tedeschi e
Giorgina Levi in Arian.
La pubblicazione è reperibile online all’indirizzo web:
www.liceogioberti.gov.it/wp-content/uploads/2018/05/Non-dimenticare.pdf

Ricerca informazioni su Enrico Avigdor

Il liceo classico Alfieri di Torino desidera avviare le procedure per collocare una pietra d’inciampo in ricordo del suo ex allievo Enrico Avigdor, partigiano nella zona intorno a Chivasso (nome battaglia Doro), di cui Il libro della memoria riporta i seguenti dati: Nato a Torino il 17-8-1927, figlio di Fernando e Gabriella Sacerdote. Arrestato a Brusasco (TO) il 2-11-1944. Detenuto a Bolzano. Deportato da Bolzano il 14-12 1944 a Flossemburg. Matricola n. 43467. Deceduto a Flossemburg il 19-3-1945.

Siamo alla ricerca di altre informazioni su di lui ed eventuali suoi parenti ancora in vita. Chi avesse notizie può contattare Anna Segre, anna.segre@liceoalfieri.it

Un anno per la cultura.

A nome della Comunità ebraica di Torino, ma anche del MEIS e della Fondazione Beni Culturali Ebraici, desidero far giungere a tutti i più calorosi auguri di Shanah Tovah uMetukah.
L’anno 5779, che accogliamo con gioia e colmi di speranze, si apre purtroppo in un quadro denso di gravi preoccupazioni per la virulenta rinascita in Europa e in Italia di fenomeni di intolleranza, di razzismo, di xenofobia, di antisemitismo e di autentico odio nei confronti di Israele, ai quali mai dalla fine della II Guerra Mondiale avevamo assistito in questa dimensione.
Occorre allora un impegno civile consapevole e forte da parte degli ebrei italiani per porre un argine a questa deriva e per porre le basi di un futuro più sereno, nel quale i valori di giustizia, di libertà e di solidarietà ritrovino il loro irrinunciabile posto al centro della vita delle nostre società.
Cultura e formazione, soprattutto dei giovani, dovranno svolgere un ruolo essenziale in questa direzione.
Il lavoro prezioso e incessante svolto dalle Comunità per lo sviluppo della vita ebraica, la diffusione della conoscenza della storia degli Ebrei in Italia, cui si dedica con grande impegno e professionalità il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara, la conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale ebraico in tutte le Regioni del Paese, promosse con molteplici iniziative dalla Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia, rappresentano un baluardo importantissimo per contrastare i pericoli che ci circondano e per lavorare tutti insieme, abbandonando contrapposizioni oggi più che mai irresponsabili, per creare le premesse di un anno davvero colmo di benedizioni, che in questi giorni sacri invochiamo da Kadosh Baruch Hu.

Dario Disegni, presidente Comunità ebraica di Torino

(12 settembre 2018)