Fra gli anniversari “tondi” di quest’anno, oltre all’80° delle leggi razziali italiane vi sarà quello della “Notte dei Cristalli”, ordita come rappresaglia per l’assassinio di un funzionario dell’ambasciata tedesca a Parigi da parte di un ebreo di origine polacca. Mi ha sempre colpito soprattutto l’incredibile capacità di coordinamento dei perpetratori che sono stati capaci di dar fuoco a 191 sinagoghe, demolirne completamente altre 76, distruggere 815 negozi di ebrei, arrestarne non meno di 30.000 in tutta la Germania e terre limitrofe. Il tutto in una sola notte, fra il 9 e il 10 novembre 1938, in un’epoca in cui l’e-mail e what’s app non erano immaginabili.

Il mondo da allora è mutato. Dalle ceneri della Shoah e della II Guerra Mondiale è sorta una nuova umanità che ha sostituito il dialogo alla sopraffazione. L’Onu rappresenta almeno nelle intenzioni un luogo di incontro planetario fra gli stati per il confronto su problemi che in altre epoche avrebbero scaturito sanguinosi conflitti e in questo senso non ha precedenti. Persino le religioni dialogano oggi sui grandi temi di interesse comune, che vanno dall’assistenza sociale all’etica, secondo un nuovo modello di relazioni che ha avuto origine sostanzialmente dopo il Concilio Vaticano II. Anche questo è segno dei tempi mutati, che hanno sostituito gli anatemi e le guerre di religione con il dibattito. Siamo abituati a identificare la modernità come l’epoca delle più grandi scoperte scientifiche e tecnologiche. Ebbene, accanto a queste vi sono a mio avviso anche quelle che potremmo chiamare “scoperte umanistiche”, in quanto hanno impresso alla civiltà dei nostri tempi un progresso e un’accelerazione non meno rilevanti. Il dialogo è a tutti gli effetti la maggiore “scoperta umanistica” degli ultimi decenni. La tavola rotonda senza spigoli dove tutti i partecipanti si guardano in viso rappresenta l’attuazione della moderna convinzione per cui, come affermano ben due versi del libro biblico dei Proverbi (11,14; 24,6), “la salvezza può venire solo da più consiglieri”.

Già il Talmud accenna a tutto questo in un Midrash che affronta il tema della relazione di Israele con gli altri popoli (Berakhot 3a). Per noi ebrei non si tratta di semplice letteratura. Per noi si tratta di un testo carismatico, dotato di forza ispiratrice anche sotto il profilo religioso. “Rabbì Eli’ezer insegnava: La notte si divide in tre veglie e a ogni veglia il Signore siede e ruggisce come un leone. Il segnale d’inizio di ogni veglia è il seguente. Alla prima veglia un asino raglia. Alla seconda veglia un cane abbaia. Alla terza veglia, quando ormai si approssima l’alba, un bimbo succhia il latte da sua madre e una moglie conversa con suo marito”. Questo Midrash si presta a un’interpretazione simbolica che ci è stata fornita da Rabbi Loew di Praga, il famoso Maharal (1525-1609) nel sermone che tenne il giorno di Shavu’ot del 1592 nella Sinagoga di Posen, tre mesi dopo il suo incontro con l’Imperatore Rodolfo d’Asburgo (Netzach Israel, cap. 18).

La notte, spiega il Maharal, rappresenta l’esilio e la persecuzione, nella quale Israele dispera. Così come la notte è divisa in tre parti, altrettanto nel corso dell’esilio si possono identificare tre fasi successive. La prima fase è segnata dall’asino che raglia. E’ l’epoca in cui gli ebrei sono trattati come animali da soma: sono soggetti a tasse discriminatorie, pene e lavori forzati. I nostri persecutori ci confinano nei ghetti. La seconda fase è simboleggiata dal cane che abbaia. E’ la fase in cui l’antisemitismo si fa violento: i nostri aguzzini puntano a sterminarci. E’ la fase dei pogrom, delle accuse di omicidio rituale, degli auto da fè, del genocidio e dell’olocausto.

La terza fase è la più interessante di tutte. Ci sono almeno due modi per interpretare il simbolo della moglie che conversa con il marito. Non c’è dubbio che i coniugi vogliono rappresentare il dialogo. Il Maharal di Praga vuole significare che ad una fase di estrema violenza segue un’epoca nuova, completamente diversa. Alla ferocia brutale del Medioevo succede l’Umanesimo, una fase in cui la relazione fra Israele e gli altri popoli prende la forma del dialogo. Il simbolismo coniugale con le sue implicazioni emotive e il suo potenziale di avventura simboleggiano l’alba dei popoli, che chiama il popolo ebraico a compiti nuovi, a un confronto di tipo nuovo. “Il dialogo è iniziato fra Israele e il mondo e l’udienza (del Maharal con l’Imperatore) ne offre il primo segno tangibile. Ormai, ancora nelle brume del mattino che si disperderanno con l’avanzare del giorno, il Maharal sente che il popolo ebraico non sarà più né schiavo, né vittima del mondo, ma suo interlocutore” (André Neher, “Faust e il Golem”, Sansoni, 1989, p. 67).

Peccato che solo cinquant’anni più tardi, nel 1648 le orde brutali di Chmielnicki avrebbero precipitato gli ebrei della Mitteleuropa in un nuovo Medioevo. Il Midrash allude a un procedimento ciclico, a “corsi e ricorsi storici”? E’ possibile. Penso piuttosto che sia lecito dare della terza fase dell’esilio un’altra interpretazione, assai meno politically correct e molto più inquietante. La terza fase costituirebbe non un lieto fine, non un ribaltamento rispetto alle due fasi precedenti, ma semplicemente una continuazione e forse alluderebbe persino a un ulteriore deterioramento delle nostre condizioni: a una nuova fase di serie minacce, a un nuovo modello di persecuzione basato questa volta non sulla spada, ma sulla lingua. Anche il dialogo, giova ricordarlo, ha i suoi nemici. Vi sono gli oppositori del dialogo, che continuano imperterriti a usare la forza e vi sono i manipolatori del dialogo, bravi a mettere al proprio servizio le tecniche più raffinate della comunicazione giungendo a negare la realtà e plagiando, di fatto, uditori e lettori.   

La società contemporanea si fonda sul multiculturalismo: con il processo di globalizzazione l’ebreo non è più preso di mira nella sua religione. Dopo la II guerra mondiale il popolo ebraico formò un gruppo pienamente inserito nella società. Le tesi antisemite dopo la Shoah restarono svuotate del loro contenuto teorico e l’odio antiebraico assunse una forma latente. Negli anni ‘80, contemporaneamente all’intensificarsi degli incidenti antisemiti, da parte dell’elite culturale in ambito intellettuale si sollevò una forte ondata di tesi negazioniste sulla Shoah. Negli Stati Uniti si diffuse il testo “Did six millions really die?” scritto da Ernst Zuendel, un tedesco emigrato negli USA e poi arrestato nel 2003 in Canada.

A partire dagli anni ’90 le tematiche revisioniste furono adoperate in funzione antisraeliana. E’ del francese Roger Garaudy il volume: “I miti fondatori della politica israeliana” pubblicato nel 1995. Il libro sostiene la tesi per cui la politica israeliana si fonderebbe  su un mito inesistente, quello della Shoah appunto. Garaudy fu condannato nel 1998 per crimini contro l’umanità e diffamazione razziale. La condanna degli ebrei si giustifica ora grazie alla condanna dello stato ebraico. La nuova ideologia viene a colmare il vuoto causato dalla perdita delle molte tradizionali razionalizzazioni: deicidio, incarnazione del capitale, inferiorità razziale. Per delegittimare Israele gli ebrei sono accusati dei crimini da loro stessi subiti: già nel 1975 l’Onu condannò il sionismo come una forma di “discriminazione razziale”. La negazione diviene ora contraddizione: da un lato si nega che la Shoah sia mai avvenuta, dall’altro ci si ostina ad affermare che lo Stato d’Israele si vendica per la Shoah patita. E’ proprio lo strumento moderno della comunicazione a rivelare dell’antisemitismo ciò che è: un fatto contraddittorio e perciò totalmente irrazionale. Ma non meno pericoloso per questo: anzi. L’assenza di basi razionali lo rende oltremodo sfuggente a qualsiasi controbattuta.  

La condanna dello stato ebraico è formulata dai mass media e dagli slogan di propaganda a fronte della presunta libertà d’espressione conquista del nostro secolo. Rendendo un vanto la possibilità di esprimere liberamente le proprie idee e di poter “dar voce” ai “popoli che soffrono” si accusa Israele di non rispettare i diritti umani che il mondo è riuscito a dichiarare come inviolabili; all’apparenza senza toccare i diritti dello stato ebraico, esso è discriminato e rinnegato. La discriminazione e il rifiuto però si riversano sull’ebreo che, come sempre nella storia, è temuto e quindi odiato.

Le grandi rivelazioni sono avvenute sulle montagne. Certo, scalare una montagna costa fatica, ma al culmine del percorso si è ampiamente ripagati. Le vette garantiscono non solo un’aria più pura, ma soprattutto larghezza di panorami, una capacità di volare alto e di includere visioni in un unico sguardo che prima non avevamo. Ciò che prima appariva al centro del mondo, ora si rivela come uno dei tasselli di una realtà molto più multiforme. Il dialogo, per essere valido, deve saper abbracciare gli orizzonti più vasti possibili. Per questo occorre dovunque appoggiare quelle forze politiche che favoriscono i legami tra i popoli aldilà dei confini nazionali. Noi ebrei siamo stati i primi europeisti della Storia! D’altronde la forza di un governo si vede dall’impegno che profonde nel tutelare le minoranze. Esiste un’emergenza antisemitismo virulento in Italia oggi? Per il momento no. Finché ci sono altri capi espiatori per i problemi della società. Qualora dovessimo ravvisare una minaccia del genere in futuro oggi sapremmo dove andare. E non esiteremmo in tal caso a incoraggiare i nostri giovani a lasciare l’Italia.

Voglio concludere con una nota ottimistica. Il Midrash si chiude con un’ulteriore immagine, quella del bimbo che succhia il latte da sua madre. Proprio quando le speranze per il futuro sembrano affievolirsi confidiamo nell’arrivo della redenzione. In termini politici e culturali questo significa partire da un approccio onesto ai problemi. Assai più che la fantomatica purezza di chi non ha mai peccato, direi che il bambino del Midrash simboleggi l’onestà. L’onestà di chi sa di avere delle responsabilità e le ammette senza addossarle agli altri. L’onestà di chi sa affrontare le difficoltà con impegno e serietà. Solo così l’umana civiltà saprà ritrovare i propri ideali, il “latte materno” vitale per la sua sopravvivenza e continuità. Perché l’antisemitismo non è solo un problema di noi ebrei. L’antisemitismo è una cartina al tornasole dei mali profondi di tutta quanta la società. Combattere l’antisemitismo significa, in un senso più ampio, combattere per una società più equa, più umana e più solidale. Volta non solo al profitto materiale, ma anche ai grandi valori di cui l’essere umano è portatore. Sempre che abbia la volontà di farsene portavoce.  

Un esempio lampante di negazionismo riferito alla realtà israeliana è proprio di questi giorni. Del gruppo di ragazzi thailandesi imprigionati in una grotta è stato dato ampio risalto. Nessun organo di stampa europeo ha invece precisato che il contatto con i ragazzi che ora ne permette il salvataggio è stato possibile grazie a una ditta israeliana specializzata in sofisticati sistemi di comunicazione che possono agire in assenza di copertura di rete: la MaxTech che ha una filiale proprio in Thailandia. Il rappresentante locale della ditta, saputo della tragedia, ha avvertito la casa madre in Israele che è intervenuta senza richiedere alcun compenso. Non è la prima volta che Israele dà il suo fattivo contributo in situazioni drammatiche in giro per il mondo. Un know how d’assoluta avanguardia messo interamente al servizio del bene dell’umanità senza confini. A differenza di altre culture che certamente esaltano sia il sapere che l’agire morale, ma li assumono come valori separati e indipendenti, l’Ebraismo è forse il solo a predicare il fatto che sapere e agire morale devono agire insieme: in un certo senso sono un’unica cosa. Parallelamente alla demonizzazione di Israele si colloca il silenzio sotto cui passa tutto ciò che lo stato ebraico fa di buono. Ma noi Ebrei non ci lasciamo intimorire. Continueremo nei soli limiti delle nostre forze ad agire per la salvezza di vite umane e a santificare il Nome di Dio davanti all’umanità a dispetto dei nostri detrattori.   

5 per mille – 8 per mille

Ricordate di firmare il 5 per mille a favore della Comunità Ebraica di Torino: C.F. 80082830011
Per destinare l’8 per mille, firmare nel riquadro “Unione delle Comunità Ebraiche Italiane”.
Ogni singola firma è molto preziosa.

Orario Uffici

Gli Uffici della Comunità rimarranno chiusi dal 6 al 20 agosto compreso.

 

 

Apertura uffici al pubblico

Dal 1 settembre p.v. gli Uffici effettueranno il seguente orario:  dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle ore 13, con chiusura di una settimana nel periodo che va dal 24/12 al 1/1 e di due settimane nel mese di agosto, da fissare in base alla cadenza dei Mo’adim e alle esigenze organizzative degli Uffici.

Di norma gli Uffici la domenica rimangano chiusi.

Comunicazioni dalla biblioteca

 Variazioni degli Orari di Apertura

La Biblioteca rimarrà chiusa tutte le domeniche di luglio e per ferie dal 31 luglio al 2 settembre. Riaprirà martedì 4 settembre 

Nuovi arrivi in biblioteca

Maggio 2018

Marrani : l’altro dell’altro / Donatella Di Cesare. – Torino : Einaudi, 2018. – 113 p. ; 18 cm G.I.221

Kant e l’ebraismo : l’umanità come futuro di giustizia / Hermann Cohen ; a cura di Roberto Bertoldi. – Brescia : Morcelliana, 2018. – 115 p. ; 20 cm. G.I.222

Ebrei contro Zombi / [a cura di Lavie Tidhar & Rebecca Levene]. – [S.l.] : Acheron books, 2018. – 167 p. ; 21 cm G.VI.205

La tela di Sonia : affetti, famiglie, arte nelle memorie di una maestra ebrea / Sonia Oberdorfer ;. – [Firenze] : Giuntina : Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea ; Vaiano. – 207 p. : ill. ; 21 cm G.VI.206

Un’altra occupazione / Joshua Cohen ; traduzione di Claudia Durastanti. – Torino : Codice Edizioni, 2018. – 272 p. ; 22 cm G.VI.207

Storia economica e storia degli ebrei : istituzioni, capitale sociale e stereotipi (secc. 15.-18.) / a cura di Marina Romani. – Milano : Angeli, 2017. – 242 p. ; 23 cm G.VI.208

L’anima / Adin Steinsaltz ; traduzione di Anna Linda Callow e Cosimo Nicolini Coen. – Firenze : Giuntina, 2018. – 199 p. ; 20 cm G.I.223

Ultimo domicilio conosciuto : tredici storie sulle Pietre d’inciampo / Stefano Accorsi … [et al.] ; a cura di Andrea Tarabba. – Milano : Morellini, 2018. – 253 p. ; 19 cm G.I.224

Diventare se stessi / Irvin D. Yalom , traduzione dall’inglese di Serena Prina. – Vicenza : Neri Pozza, 2018. – 391 p., [8] p. di tavole : ill. ; 22 cm G.VI.209

“Fioca e un po’ profana” : la voce del Sacro in Primo Levi / Alberto Cavaglion, Paola Valabrega ; t. – Torino : Einaudi, 2018. – 211 p. : ill. ; 20 cm. G.I.225

Memoriale della Shoah di Milano : piazza Edmond J. Safra 1, già Ferrante Aporti 3 / [a cura di Fondazione Memoriale della Shoah di Milano]. – [S.l. : s.n., 2014?]. – 35 p. : ill. ; 22 x 22 cm G.V.252

Navi della speranza : Aliya Bet dall’Italia 1945-1948 : catalogo della mostra, aprile – giugno 2018. – Milano : Proedi, 2018. – 175 p. : ill. ; 24 cm. G.V.253

Israele : l’ultimo stato europeo : con la lettera a un amico di Boualem Sansal / Giulio Meotti. – Soveria Mannelli : Rubbettino, 2018. – 169 p. ; 19 cm G.I.226

Israele 70 anni : nascita di una nazione / Claudio Vercelli. – Torino : Edizioni del Capricorno, 2018. – 167 p. : ill. ; 22 cm G.VI.211

Ebrei a Carpi, sec. 15.-20. : *vita quotidiana, religiosita e cultura : mostra documentaria e didat. – [S.l. : s.n., 2000?] (Carpi : Nuovagrafica). – 31 p. : ill. ; 21 cm. G.VI.210

Nuovi ingressi in biblioteca

Giugno 2018

Tikkun o la vendetta di Mende Speismann per mano della sorella Fanny / Yaniv Iczkovits ; traduzione dall’ebraico di Ofra Bannet e Raffaella Scardi. – Vicenza : Neri Pozza, 2018. – 490 p. ; 22 cm G.VI.212

Le formule del cuore e del destino : romanzo / Yoav Blum ; traduzione di Flavio Iannello. – Milano : Tre60, 2018. – 307 p. ; 23 cm G.VI.213

Poeti e poesie della Bibbia / Sara Ferrari. – Torino : Claudiana, 2018. – 256 p. ; 24 cm G.VI.214

Da grande / Jami Attenberg ; traduzione di Viola Di Grado. – Firenze : Giuntina, 2018. – 149 p. ; 21 cm G.VI.215

Niente è stato vano : il romanzo di Géza Kertész lo Schindler del calcio / Claudio Colombo. – [Milano] : Meravigli Edizioni, 2018. – 142 p. ; 20 cm. G.VI.216

Sapienza alienata : la filosofia ebraica tra mito, storia e scetticismo / Giuseppe Veltri. – Ariccia (RM) : Aracne, 2017. – II, 326 p. ; 21 cm G.VI.217

Isramix : guida alla musica contemporanea di Israele : 100 artisti, 70 anni di storia di uno Stato,. – Milano : Proedi, 2018. – 191 p. : ill. ; 24 cm G.VI.218

Una ricerca : Leo Diena: l’antifascismo, la Resistenza, le radici / Anna Grasselli Diena, Clemente Diena ; prefazione di Marcello Flores. – Torino : Seb27, 2018. – 301 p. ; 24 cm G.VI.219

Andare per i luoghi di confino / Anna Foa. – Bologna : Il Mulino, 2018. – 134 p. : ill. ; 21 cm G.VI.220

Israele : sogno e realtà dello Stato ebraico / Michael Brenner ; traduzione di Paolo Scotini. – Roma : Donzelli, 2018. – 235 p. ; 22 cm. G.VI.160

 L’*altro stato / Lev Matvej Loewenthal . – Roma : Castelvecchi, 2018. – 85 p. ; 22 cm G.VI.221

Dialoghi filosofici / Moses Mendelssohn ; a cura di Irene Kajon. – Brescia : Morcelliana, 2018. – 85 p. ; 19 cm G.I.227

Il profumo dell’Eden : odori, spezie, idolatria nella mistica ebraica / Matteo Corradini. – Firenze : Giuntina, 2018. – 154 p. : [1] ill. ; 20 cm G.I.228

Primo Levi e Anna Frank : tra testimonianza e letteratura / Maria Anna Mariani. – Roma : Carocci, 2018. – 161 p. ; 22 cmPrimo Levi e Anna Frank : tra testimonianza e letteratura / Maria Anna Mariani. – Roma : Carocci, 2018. – 161 p. ; 22 cm G.VI.222

Il problema della teodicea : la Shoah tra teologia ed etica / Giuseppe Laras ; a cura di Patrizia P. – Milano : CUEM, 2003. – 87 p. ; 23 cm. G.VI.223

Auschwitz dopo Auschwitz : politica e poetica di fronte alla shoah / con un testo inedito di Günthe. – Milano : Meltemi, 2017. – 250 p. ; 21 cm G.VI.224

Il posto migliore del mondo / Ayelet Tsabari ; traduzione di Francesca Cosi e Alessandra Repossi. – Piacenza : Nuova editrice Berti, 2014. – 221 p. ; 21 cm. G.VII.188

 Il teatro ebraico : la realizzazione di un sogno / Maddalena Schiavo. – Milano ; Udine : Mimesis, 2017. – 191 p. : ill. ; 21 cm G.VII.189

Peccati di senso : parole logore e riflessioni abusate nel sentire comune / Vittorio Robiati Bendaut . – Cinisello Balsamo : San Paolo, 2018. – 125 p. ; 21 cm G.VII.190

Finché un giorno / Shemi Zarhin ; traduzione di Olga Dalia Padoa. – [S.l.] : Spider&Fish, 2018. – 529 p. ; 21 cm G.VII.191

Ho guardato un nazista negli occhi / Kathy Kacer con Jordana Lebowitz. – Casale Monferrato : Sonda, 2018. – 175 p. : ill. ; 21 cm. G.VII.192

Il candelabro : la strana storia del signor Repetto / Jean Genois. – [S. l.] : Liberodiscrivere, 2018. – 204 p. ; 21 cm

Eleonora Levi e Giorgio Tedeschi : percorsi interrotti : [Torino, Biblioteca Nazionale Universitari. – Cinisello Balsamo : Silvana, 2017. – 173 p. : ill. ; 28 cm.E.VIII.101

CONSAPEVOLEZZA E IMPEGNO

Il bilancio consuntivo dell’esercizio 2017 chiude con un disavanzo sostanzialmente analogo a quello dell’anno precedente e si attesta intorno a € 741.800, a causa dei notevoli costi connessi alla Scuola e agli altri molteplici servizi erogati dalla Comunità nei diversi settori.

Sul fronte dei ricavi va peraltro rilevato il dato preoccupante della diminuzione del gettito contributivo da parte degli iscritti nonché di quella di donazioni e lasciti, un tempo di una certa importanza, fenomeni che non possono non essere letti come sintomo di una progressiva disaffezione da parte degli Ebrei torinesi nei confronti della loro Comunità.

Una disaffezione che purtroppo si manifesta anche nella scarsa partecipazione, tranne in alcune occasioni particolari, alla vita religiosa, culturale e sociale della Comunità, che il Consiglio promuove con notevoli sforzi organizzativi ed economici, al fine di assicurare sempre servizi di elevata qualità e in grado di incontrare le variegate esigenze degli iscritti.

Viviamo tempi difficili sia a livello internazionale che nel nostro Paese: assistiamo a una crescita di fenomeni di intolleranza, razzismo e antisemitismo, nonché di autentica demonizzazione dello Stato d’Israele, che dovrebbero fare riflettere tutti e indurre a rafforzare il proprio impegno nella e per la Comunità.

Riscontriamo invece una generale apatia che, ad esempio, ha portato nell’ultima Assemblea di bilancio (evento che dovrebbe rappresentare una fondamentale occasione di discutere le linee-guida della programmazione della vita comunitaria e la conduzione della stessa da parte del Consiglio) alla presenza in sala di pochissime persone e che – fatto mai prima d’ora verificatosi – non hanno svolto un solo intervento nel dibattito che avrebbe dovuto seguire la relazione introduttiva.

Nel 2019 l’attuale Consiglio giungerà alla scadenza del proprio mandato quadriennale. Si impone fin d’ora un impegno più consapevole da parte di tutti, in particolare delle fasce dei giovani adulti, che dovranno a breve assumere la responsabilità della conduzione della Comunità con la freschezza delle loro idee e visioni progettuali.

Pur nelle gravi difficoltà in cui ci dibattiamo, cerchiamo tutti insieme di assicurare un futuro degno alla nostra Comunità, per la quale le generazioni che ci hanno preceduto hanno fatto tanti sacrifici.

Lo dobbiamo a loro non meno che ai nostri figli e nipoti e alle generazioni che seguiranno.

DARIO DISEGNI

Calendario Lezioni Rabbiniche – Interruzione pausa estiva

Le lezioni infrasettimanali di Rav Di Porto termineranno, prima della pausa estiva, mercoledì 20 giugno; quelle di Rav Somekh, giovedì 28 giugno per riprendere regolarmente a settembre.

Rinnovo CdA Archivio Ebraico Terracini

L’Assemblea dei Soci dell’Archivio Ebraico Terracini ha eletto nella riunione del 10 maggio scorso il nuovo Consiglio di Amministrazione, che è così composto: Alberto Cavaglion, Benedetto De Benedetti, Bianca Gardella Tedeschi, Marco Luzzati, Mario Montalcini, Benedetto Terracini, Lea Voghera Fubini.

Ha inoltre confermato come Revisore dei conti Nicola Treves.

Nella riunione del 15 maggio il neoeletto Consiglio di Amministrazione ha nominato al suo interno il Presidente nella persona di Bianca Gardella Tedeschi e il Vice Presidente nella persona di Marco Luzzati.